Danielle Madam, ospite a Internazionale Kids: contro ogni stereotipo

Il sogno della maglia azzurra, le difficoltà e quegli insulti “non sarai mai italiana”

Danielle Madam, ospite a Internazionale Kids: contro ogni stereotipo

Danielle Madam, campionessa di getto del peso, è nativa del Camerun ma vive in Italia dall’età di sette anni. Arrivata in Italia insieme alla madre e al fratello gemello per sfuggire a una faida sanguinosa nel suo paese che è costata la vita a suo padre e a un altro fratello, si trasferisce da uno zio e tutto lascia credere che sia un nuovo inizio. Ma le difficoltà non sono finite: la perdita dello zio la costringe a trasferirsi in una casa famiglia fin quasi alla maggiore età. Qui sorge un altro enorme problema: Danielle non è stata registrata all’anagrafe e dunque la sua permanenza pregressa in Italia non viene conteggiata nella richiesta di cittadinanza.

L’impegno nello sport

Valvola di sfogo, riscatto dal passato ma anche un progetto ben definito per il futuro. Questo è lo sport per Danielle Madam che lanciava più lontano di tutte e poi, a causa del suo problema con la cittadinanza, vedeva partire per le gare in maglia azzurra chi arrivava solo seconda o terza. Ha già vinto cinque titoli nei campionati italiani giovanili ma il suo sogno di rappresentare la nazionale ed entrare in un corpo militare come gli altri atleti per seguire una carriera professionale è rimasto tale per tanto tempo. Attualmente Danielle si occupa di sport anche come co-conduttrice, insieme a Marco Lollobrigida, di “Notti Europee”, il programma di Rai 1 di approfondimento agli Europei.

La svolta e il futuro

Il caso di Danielle ha suscitato più di una voce di sdegno nell’opinione pubblica. La rigida cecità burocratica confrontata con i meriti sportivi della ragazza faceva pendere l’ago della bilancia decisamente in favore dell’atleta. Anche se la stessa Danielle ricorda che mentre lavorava dietro il bancone di un bar alcuni avventori la offesero e le gridarono “Tanto non sarai mai italiana”. La svolta un anno fa anche grazie all’intervento del sindaco di Pavia Fabrizio Fracassi che scrive una lettera accorata al presidente della Repubblica. Finalmente arriva un responso positivo, Danielle è cittadina italiana, non per meriti sportivi, come sembrava logico, ma per ragioni ordinarie. Un iter tortuoso, dall’esito non scontato, che le ha causato molta sofferenza. Ora quel capitolo è chiuso e la ragazza può dedicarsi a raggiungere nuovi traguardi e rappresentare finalmente la nazionale italiana sui podi più alti delle competizioni sportive mondiali.

“Sono felice ma la considero una vittoria a metà. Io mi sento italiana e come me tante persone che purtroppo sono ancora in attesa di un grande cambiamento della legge sulla cittadinanza - ci ha detto Danielle - la mia visibilità dovuta allo sport mi ha aiutato ma non riesco a non pensare a chi non ha la miaposizione”.

Danielle hai citato lo scandalo del caso Suarez e della cittadinanza pilotata ai tempi della tua battaglia ma in modo gentile, non polemico

“Certo ero arrabbiata ma il problema non era certo Suarez quanto un sistema impari nell’applicare le regole”. Vale per la legge ma anche nell’ambito sportivo stesso.

Ecco. Le donne devono lottare parecchio per emergere, c’è ancora tanto da fare per la parità

Di una donna che vince si dirà che è bella, di un uomo invece che è forte e ha fatto tanti sacrifici per ottenere quel risultato. Purtroppo questo è uno dei tanti stereotipi che bisogna abbattere. Pensiamo al calcio femminile, l’Italia sta vincendo tante competizioni eppure sino a poco tempo questa importante disciplina era totalmente ignorata e invece è una vera rivelazione. La tesi di laurea che sto scrivendo tratta anche questo: superare i luoghi comuni per guardare oltre. Pensiamo anche al cinema: bisogna cambiare la narrazione che riguarda la seconda generazione. Le persone nere quasi mai sono protagoniste ma ricoprono ruoli minori. Perché ci sia un cambiamento nei più giovani è bene che abbiano dei modelli in cui possano riconoscersi. Liberarsi degli stereotipi è indispensabile per progredire.

È questo che dirai ai bambini e alle bambine che parteciperanno al festival Internazionale Kids, in programma a Reggio Emilia il 27, 28 e 29 maggio?

Certo, utilizzerò il mio esempio per spronarli a essere sempre migliori, a guardare il mondo cercando i punti in comune con gli altri e non le differenze. Per fortuna queste nuove generazioni sono molto più aperte e prive dei pregiudizi di chi le ha precedute e si muovono con molta più empatia e capacità di inclusione e rispetto delle diversità nella società multietnica. Soprattutto cercherò di far capire loro che c’è una cosa più importante di tutte

Quale?

La consapevolezza. Dobbiamo cercare di essere sempre in grado di auto valutarci perché non è detto che gli altri saranno buoni nel giudicarci, E se ci attaccano dobbiamo avere un metro di giudizio personale valido, la capacità di sapere chi siamo e cosa vogliamo. Vado spesso ospite nelle scuole a portare coi toni giusti ai ragazzi e alle ragazze questo mio pensiero

Sembra quasi un pensiero politico

La politica spesso ci dice che questi non sono argomenti urgenti, che questo non è il momento giusto. Ma per tematiche così importanti non ci sarà mai il momento giusto. Dobbiamo essere noi, con la nostra cultura e il nostro pensiero a far sì che arrivi questo momento e che ne sia riconosciuta l’urgenza