Da Catcalling a friendzonare: guida al vocabolario 2021 nel Paese che ha smarrito l'italiano

Le lingue sono materia viva e vanno aggiornate. Peccato che in questa rincorsa al neologismo di moda si perdano pezzi d'identità

Da Catcalling a friendzonare: guida al vocabolario 2021 nel Paese che ha smarrito l'italiano
Aurora Ramazzotti che ha denunciato pubblicamente un episodio di cat-calling, photo instagram

Ha il suo bel da fare l'Accademia della Crusca, la più antica accademia linguistica del mondo, ad aggiornare l'elenco delle nuove parole entrate in uso nel nostro Paese con imprevisto successo. Termini come "blastare" (zittire), "foodie" (appassionato di cibi), "settarsi" (allinearsi), "triggerare" (offendere), "cringe" (imbarazzante), "friendzonare" (trasformare una relazione sentimentale in semplice amicizia)) oltre agli ormai celeberrimi "lockdown", "smartworking" o "call". Quasi tutti neologismi mutuati dall'inglese, lingua che frequentiamo mediamente con scarsi risultati. In un recente studio condotto da EF (Education first) su 100 Paesi in tutto il mondo l’Italia è in coda all’Europa quanto a conoscenza dell'idioma britannico. Questo non ci impedisce però di "spoilerare" o di "dressarci" come se non esistesse un domani.
Le lingue, si sa, sono materia viva. Si ibridano, si mescolano, si rinnovano. Il problema è che mentre questi temini impazzano, diventano codici sui social, fino a entrare nella titolazione dei giornali, ogni giorno perdiamo l'uso di una parola italiana. E questo nell'anno delle celebrazioni dantesche dovrebbe almeno farci riflettere.

Catcalling: parola nuova (per noi), tema antico

Prendiamo, ad esempio, il caso del "catcalling" che è rimbalzato sui media nostrani dopo le dichiarazioni della figlia di Michelle Hunziker ed Eros Ramazzotti, Aurora, che ha denunciato apprezzamenti non graditi e non richiesti ricevuti da parte di uomini e ragazzi mentre passeggiava in un parco.

Il "catcalling" è proprio questo: sono le molestie da strada, quelle che a base di fischi e frasi volgari pronunciano i cosiddetti "pappagalli", personaggi al limite del grottesco molto gettonati nell'Italia degli anni Sessanta e che oggi sono i protagonisti di quella che a Londra o New York definiscono "street harassment". Pappagalli, vitelloni, rimorchioni o "draguers" per dirla alla francese. Dunque il catcalling è per noi un'espressione nuova che esprime però un concetto purtroppo noto e addirittura storicizzato sul quale è in atto un dibattito politico e giuridico nel resto mondo: come sanzionare e in che modo i molestatori. Il termine in Gran Bretagna ha una storia lunga e curiosa. Scrive La Crusca: "Si tratta di una parola utilizzata già a partire dalla seconda metà del Settecento per indicare rispettivamente l’atto di fischiare a teatro gli artisti sgraditi e il fischio di disapprovazione stesso". L'Accademia fiorentina utilizzando Google Trends ha inoltre indicizzato le ricerche e l'uso del termine in Rete: "catcalling sembra comparire con molta frequenza nelle ricerche italiane solo nel corso del 2020, con un vero e proprio picco nel mese di luglio. Prima di allora, piccoli incrementi della curva si hanno nel 2018 e, in modo ancora più accennato, nel 2014".

Spending review e jobs act: paradossi politici

Quando il presidente Draghi si lamenta per l'abuso di parole inglesi come "baby-sitting", davvero un peccato veniale, dimentica che il suo Governo si sta occupando di "spending review", ovvero della revisione della spesa come potremmmo dire più semplicemente. Per sorvolare poi, con garbo, su jobs act, stepchild adoption o recovery fund che hanno riempito e riempiono tg e pagine dei giornali. Insomma vorremmo "speak in English" con esiti a tratti paradossali mentre la nostra lingua pian piano se ne muore. Senza arrivare alle crociate del ministro della cultura e della Francofonia Jacques Toubon che nel 1994 vietò l'uso di termini stranieri in Francia, non sarebbe male ricordarci più spesso dell'italiano. E tutelarlo usandolo con appropriatezza.

 

Tutte le parole (italiane) che stiamo cancellando

Nel 2020 il Dizionario Zanichelli ha aggiunto un fiorellino accanto alle parole che rischiamo di perdere per sempre. Perché, spiegano gli autori: "L’impoverimento del lessico comporta spesso un impoverimento del pensiero, del ragionamento e della capacità di comunicare, quindi di essere in relazione con l’altro. Ampliare il proprio lessico non significa pavoneggiarsi o peggio assumere toni snobistici, ma significa arricchire gli strumenti a disposizione per sviluppare la propria personalità e migliorare la propria capacità di comprensione".

La campagna è arrivate nelle piazze con vocabolari giganti e la possibilità di "prendersi cura" di un termine che sta per scomparire perché poco usato o non più di moda. Parole come abbarbicare, delizia, enfasi, flessuoso, inaudito, prestante, strascico, vespertino, voluttà. Parole da adottare per rendere più prezioso un lessico che stiamo scarnificando fino all'osso. Il linguista Tullio De Mauro annotava che di media usiamo per esprimerci solo 7mila termini. Davvero pochi rispetto a una lingua così ricca come la nostra.
Dunque ben vengango il catcalling o l'outfit, aggiungiamo pure, rilanciamo, ma non sostituiamo per sempre le meraviglie che possediamo. Restiamo flessuosi e pieni di voluttà, impavidi e radiosi a usare i linguaggi, a meticciarli, senza cancellare ciò che ci appartiene.

Cinque magliette per difendere cinque parole a rischio estinzione