Cina, il caso del romanzo della scrittrice cinese censurato mentre lei lo scrive: l'incredibile messaggio. Le polemiche

La denuncia di una scrittirice: il software WPS ha bloccato i miei file. Il testo è catalogato come ‘materiale sensibile’ e ‘contenuti illegali’. Insorge il mondo della cultura

Scrittrice cinese denuncia spionaggio da parte di wps (Ansa)
Scrittrice cinese denuncia spionaggio da parte di wps (Ansa)

La scrittrice cinese Mitu ha denunciato un grave atto di censura da parte del suo governo. Si è vista infatti negare l’accesso al file digitale del romanzo su cui sta lavorando con un messaggio che le diceva che il suo testo è catalogato come ‘materiale sensibile’ e ‘contenuti illegali’.

La denuncia ha sollevato una grande polemica che ha coinvolto sui social molti altri scrittori che hanno lamentato lo stesso trattamento, poi ripreso anche dall’Economic Observer, quotidiano a tema finanza tra i più diffusi in Cina.

Il software sotto accusa

Strumento di censura da parte del governo sarebbe il programma di scrittura Wps Office, utilizzato in tutto il mondo anche come applicazione su cellulari di fabbricazione cinese. Alla casa produttrice, la Kingsoft, sono state indirizzate pesanti accuse di spionaggio che hanno leso notevolmente l’immagine dell’azienda. Da parte sua la Kingsoft ha diffuso dei comunicati in cui nega nel modo più assoluto il coinvolgimento in operazioni di censura sui contenuti condivisi dai suoi utenti. Il portavoce ha dichiarato, come riportato in Italia dalla rivista Wired, “Per noi la crittografia dei dati e la loro tutela sono una priorità fondamentale quando revisioniamo i contenuti tramessi attraverso i nostri programmi". Il generale clima di sfiducia ha fatto sì che l’azienda sbloccasse i file di Mitu e inviasse un messaggio di scuse. Resta però il dubbio sull’intenzionalità del negato accesso.

Tecnologia ad ogni costo

La Cina è forse la nazione con il maggiore controllo sulla popolazione e impegnata nella cybersecurity: dal monitoraggio stradale attraverso infinite videocamere di sorveglianza al tracciamento della posizione eseguito dalle app di maggior utilizzo nel paese, come WeChat (installata su 1,2 miliardi di smartphone) e Weibo (400 milioni di utenti attivi). Queste piattaforme consentono di svolgere ogni tipo di operazione senza mai uscire dall’applicazione: dalla prenotazione di uno spettacolo al pagamento del pranzo, fino alla chiacchiera social e alla visione di spot commerciali targetizzati. Ingenti investimenti vengono stanziati ogni anno per migliorare questi strumenti e i più qualificati ingegneri sono dedicati al loro ulteriore sviluppo, spesso con pressioni notevoli e conseguenti forme di stress acuta. La competizione è alla base di tutto, emergere nella competizione l’obbiettivo da non mancare. Questa corsa al successo e al predominio del mercato getta però lunghe ombre sull’etica e sulle storture di un sistema di controllo portato all’eccesso come la storia di Mitu suggerisce. Rimane anche il dubbio sull’utilizzo dei dati personali che le aziende cinesi, la cui tecnologia è diffusa in tutto il mondo specialmente nell’ambito della videosorveglianza, come raccontato dal giornale Indip, possono fare e la cui politica di archiviazione dei dati non è sempre chiara.

Raffaele Angius, giornalista specializzato in tecnologia e sicurezza informatica, ci ha detto: è bene che si parli in modo critico di episodi come questo ma non dobbiamo stupirci più di tanto. Tutte le piattaforme utilizzano strumenti di controllo del materiale caricato o prodotto. Di conseguenza gli algoritmi permettono una tutela maggiore sulla legalità del contenuto stesso. Questo non è sempre necessariamente un male, Il controllo automatizzato consente di rivelare ad esempio la presenza di materiale pedopornografico. L’Europa con la direttiva chat control sta muovendosi in questa direzione proprio per arginare il fenomeno. In pratica autorizzeremo i gestori delle applicazioni informatiche a vigilare su tutto ciò che condividiamo. È evidente che avremo un’erosione della privacy pressoché totale”.