Hollywood si ferma: chi è la "Tata" Fran Drescher che guida il più grande sciopero di artisti dal 1960 a oggi

Stipendi adeguati, assistenza sanitaria e tutele contro l'intelligenza artificiale, ecco le richieste del sindacato guidato dall'attrice e produttrice newyorkese

La ricordiamo fasciata in mini abiti dai colori improbabili, una cofana di capelli che sfidava la forza di gravità, mentre interpretava la baby sitter svampita in una ricca famiglia americana. Oggi Fran Drescher, nata 65 anni fa a New York, smessi i celebri panni della Tata nella fortunata serie che abbiamo visto anche nelle tv italiane indossa quelli della combattiva sindacalista per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo: l'attrice e produttrice da due anni è presidente di SAG-AFTRA, la Federazione americana degli artisti televisivi e radiofonici. Il suo nome è oggi sui giornali di tutto il mondo perché guida il primo sciopero del settore dopo ben 40 anni: stop dal 14 luglio e fino a data da destinarsi a tutti i lavori nel campo del cinema, dello spettacolo e della tv, la più imponente interruzione dell'industria televisiva e cinematografica americana dopo il Covid-19, che ha coinvolto attori e attrici ma anche giornalisti, presentatori, operatori televisivi, addetti alla promozione e alla comunicazione. Sono in sciopero dallo scorso maggio anche gli sceneggiatori: una protesta collettiva che non si vedeva dal 1960.

Le richieste

Una decisione sofferta, quella dello sciopero, che si sarebbe potuta evitare se solo l'associazione dei produttori avesse accolto le richieste del sindacato che conta oggi oltre 160 mila iscritti: migliori condizioni contrattuali, percentuali maggiori sui profitti derivati dallo streaming, contributi per pensioni e prestazioni sanitarie. "Quello che ci sta accadendo sta succedendo in tutti i settori lavorativi – ha dichiarato Drescher - Quando i datori di lavoro hanno come priorità Wall Street e l'avarizia e si dimenticano di chi contribuisce in modo essenziale a far funzionare quella macchina, abbiamo un problema. Questo è un momento davvero importante per noi. Mi sono avvicinata alle trattative pensando che avremmo evitato uno sciopero. Sono consapevole della gravità di questo momento, come lo sono i membri del comitato che si occupa delle negoziazioni o del nostro consiglio".

C'è poi il nodo dell'intelligenza artificiale, che permetterebbe a chi produce i film di replicare l'immagine degli attori pagandoli una sola volta. Il mondo hollywoodiano, insomma, non è cosi dorato come sembra, e se è vero che esistono star che possono negoziare contratti milionari, molti professionisti non guadagano più di 10 mila dollari all'anno, denuncia ancora SAG-AFTRA. Allo sciopero hanno aderito, tra gli altri, Kevin Bacon, Jennifer Lawrence, Rami Malek e alcuni del cast di “Oppenheimer” diretto da Christopher Nolan: lo scorso fine settimana Cillian Murphy, Emily Blunt e Matt Damon hanno abbandonato la première londinese del film.

Le conseguenze dello sciopero

"Non posso credere al modo in cui gli studios piangano miseria, dicendo che stanno perdendo soldi a destra e a manca quando danno centinaia di milioni ai loro CEO - ha aggiunto ancora Drescher durante l'ultima conferenza stampa del sindacato. - È disgustoso, devono vergognarsi, quando la maggior parte degli americani non ha neanche 500 dollari da parte per le emergenze". Se per ora gli effetti dello sciopero sembrano lontani, a breve anche in Italia si sentiranno le conseguenze: uscite dei titoli posticipate, eventi promozionali annullati, i festival costretti a cambiare programmi. Trema anche la Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia: se lo sciopero dovesse proseguire, gli organizzatori dovranno fare i conti con l'assenza degli artisti e artiste americani a presentazioni, incontri e proiezioni con un impatto mediatico negativo senza precedenti.