Soldi, potere e sensualità: quando il baseball riesce a raccontare meglio di tutti l'America in crisi

Emily Nemens in "Cactus League" racconta le contraddizioni a stelle e strisce

Soldi, potere e sensualità: quando il baseball riesce a raccontare meglio di tutti l'America in crisi
Emily Nemens

Raccontare il mondo, la vita, le fragilità dell’essere umano, le miserie della società. Farlo attraverso lo sport. La letteratura anglosassone, i suoi editori e i suoi autori lo fanno da sempre senza pregiudizi, senza confinarsi in una nicchia di genere, senza generare un senso di repulsione nei confronti dei lettori, senza che l’oggetto delle loro narrazioni venga considerato, come da noi è accaduto per una cinquantina d’anni e tutt’ora talvolta capita, argomento da bar.

Si inserisce in questa florida tradizione il romanzo d’esordio di Emily Nemens, scrittrice, illustratrice e giornalista americana, direttrice dal 2018 della Paris Review. Il suo libro si intitola Cactus League, pubblicato in Italia da 66thand2nd e tradotto da Leonardo Taiuti.

Un romanzo-mondo che mette in scena un racconto corale, molti personaggi alle prese con i propri piccoli e grandi fallimenti, alla ricerca di un modo per svoltare o semplicemente tirare avanti. In un ambiente, quello del sport professionistico, dove spesso si aggirano persone e questioni miserabili, dove regna sovrano il cinismo, dove il mondo patinato delle riviste cede il passo a una decadenza quasi pacchiana. Ma a rendere speciale questo romanzo è soprattutto la capacità di trovare qui dentro squarci di bellezza, di profondissima umanità.

Impossibile non guardarsi indietro e non pensare a John Fante, Don de Lillo, Paul Auster, alcuni tra i più grandi autori statunitensi che hanno scelto di ambientare almeno una delle loro storie nel mondo del baseball, il più americano degli sport e per questo in grado di farsi cartina tornasole delle potenti contraddizioni a stelle e strisce. Persino il più grande di tutti, Philip Roth, non ha resistito alla tentazione, con il Grande romanzo americano che del baseball si è preso gioco, smitizzandolo, mettendolo in ridicolo, cogliendo però la sua enorme capacità di farsi metafora.

La copertina di Cactus League, di Emily Nemens (66thand2nd)

Emily Nemens è forse la prima donna ad avventurarsi in questi sentieri, nei quali dimostra di sapersi orientare con la sicurezza dell’esperta narratrice costruendo un romanzo in nove capitoli come nove sono gli inning di una partita sul diamante. Le storie e le vite dei molti personaggi si sviluppano l’una accanto all’altro, quasi per via parallela, salvo poi convergere e sorprendere.

Sullo sfondo l’America appena uscita dalla grande recessione, l’ultima, quella del 2008, quella che ha minato la più grande certezza dell’americano medio con l’esplosione della bolla dei mutui subprime: la certezza della casa, di un tetto sopra la testa. Concetto che, nella vita come nel baseball, riunisce attorno a sé valori cardine, scelte cruciali, punti di partenza o traguardi finali.

A tenere insieme le molte storie di questa storia, ci sono le disavventure di Jason Goodyear, la star dei Los Angeles Lions. Bello, celebre e talentuoso ma rovinato dal gioco d’azzardo. Cosa si agita nella sua testa? Vorrebbe saperlo anche un cronista sportivo che segue il team, e che decide di ricostruire la carriera di Goodyear grazie alle voci di chi lo conosce meglio: una ex fidanzata, i coach, i compagni di squadra, le loro mogli e un paio di scommettitori incalliti.

Tra le molte cose che sorprendono di questo romanzo ci sono infine le figure femminili, ritratte da Nemens con una spietata lucidità che rende adorabili le loro vite sbilenche. Una lettura che vale la pena anche solo per conoscere Tamara, 41 anni, due divorzi alle spalle - e due figli - e una pluridecennale passione per i giocatori di baseball.

A un certo punto le domandano: «Che ne pensano i tuoi figli del fatto che vai a caccia di uomini della loro età?». La risposta prevede una sincerità quasi commovente che comprende «potere, potenziale e una schiena muscolosa», ma anche qualcosa di più sottile e sfumato:

«A lei piacciono gli uomini con una certa esperienza, gente che sta passando un brutto periodo. Quelli che magari fanno fatica a imporsi sul campo. Giocatori a un passo dal divorzio, che piangono un genitore morto o sono in ansia per un figlio malato. Gente vulnerabile. Sono quelli gli uomini giusti. Bisognosi d’affetto. [...] È bello che qualcuno abbia bisogno di te in quel modo».

Diceva il nostro Vittorio Sereni a proposito del potenziale poetico dello sport: che è così simile alla vita perché ne offre il riscontro della sua incredibile varietà, rappresentata nei suoi andirivieni, nei suoi imprevisti, nei suoi rovesciamenti e contraccolpi, e persino nelle sue ripetizioni, nella sua monotonia.

Sembra il ritratto di questo libro. E vi pare poco?