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Pompei e gli oggetti che scardinano il tempo: un viaggio intrigante nel sito amato da Canova e Pink Floyd

Un viaggio nel sito archeologico più famoso al mondo dalla storia più lontana ai nostri giorni. Le vicende degli scavi, le ragioni e i risultati di un poderoso lavoro di squadra che dopo la stagione dei crolli ha portato al successo il Grande Progetto nel libro di Massimo Osanna

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Un ciondolo, una chiave, un sacchetto di monete, una brocca. Nella meraviglia di una visita a Pompei, sono talvolta proprio gli oggetti a colpire la nostra fantasia, capaci di emozionarci anche più di un edificio monumentale o di un'opera d'arte. Forse per un senso di prossimità, perché si tratta in gran parte di cose incredibilmente simili a quelle che ancora oggi affollano le nostre case. Ma anche perché dietro ognuno di quei manufatti, accanto a ognuna di quelle chiavi, alle monete, alle stoviglie d'uso quotidiano, possiamo ritrovare, almeno in parte, le storie dei loro antichi proprietari. Pezzi di vite comuni cancellate venti secoli fa dalla furia del vulcano e nello stesso tempo consegnate all'eternità, se pensiamo che dalla sua 'riscoperta' nel marzo del 1748, parte di quelle esistenze sono in qualche modo tornate alla luce, "raccontate" dai piccoli gioielli che nei secoli gli sono rimasti accanto, piuttosto che dalle pentole sopravvissute nelle cucine, gli attrezzi da lavoro, quelli per la cura di sé.

Persino i corpi delle persone, i volti straziati dalla paura, sono riapparsi a Pompei, "rapiti alla morte" dalla magia dei calchi di gesso. E proprio il ragionamento sul valore relazionale degli oggetti, sulla loro capacità a volte di "scardinare il tempo" e sul loro ruolo nella fascinazione che da secoli esercita Pompei sui visitatori di ogni dove, è un po' il filo conduttore tra i tanti, intriganti, spunti di riflessione che emergono dalle pagine densissime di "Pompei ieri e oggi", di Massimo Osanna per Treccani con le foto di Luigi Spina e l'introduzione di Massimo Bray. Un viaggio nel sito archeologico più famoso al mondo che dai primi pioneristici scavi dell'ingegnere militare spagnolo Roque Joaquin de Alcubierre, passando per le rivoluzioni operate da grandi funzionari dello Stato come furono Fiorelli, Spinazzola e Maiuri, arriva fino ai giorni nostri con le scoperte e gli studi legati al Grande Progetto di cui l'autore, archeologo e docente universitario oggi alla guida della direzione nazionale musei del Mic, è stato direttore negli anni topici della sua realizzazione. Un viaggio dal passato al presente, che si sofferma sul concreto e sulle storie. Ma che ad ogni pagina ci invita a fermarci e a pensare, ad andare oltre il semplice luogo archeologico.

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L'assunto di partenza d'altronde è proprio questo: la città antica oggi deve essere considerata nella sua complessità e nella molteplicità delle sue possibili chiavi di lettura, non una ma mille Pompei, scrive Osanna, "tante per quanto diversificati sono i suoi pubblici, i suoi fruitori, i suoi addetti e per quanto diversi sono i personaggi che se ne sono occupati in passato". Un luogo fisico, dunque, che è anche uno spazio della storia e della mente e che "nei secoli si è caricato di un valore immateriale grazie a tutti quelli che ne hanno tratto ispirazione", da Canova ai Pink Floyd, per citare l'autore, passando per Leopardi, Proust, Picasso, persino Le Corbusier che dall'organizzazione degli spazi ai giochi di luce, prese spunto per le sue architetture. Un'intera città -anche questo ne fa la meraviglia- con una forma urbanistica che inevitabilmente con le sue case, i vicoli, le scritte sui muri, ci restituisce ancora una volta uno straniante senso di prossimità. E che nello stesso tempo si presta a diventare metafora della nostra umana condizione "e dei suoi contraddittori e plurimi valori", capace di apparire 'contemporanea' ai visitatori di ogni generazione.

In sette capitoli, mirabilmente accompagnati dalle immagini di Spina, il racconto si fa storia, aneddoto, citazione, riflessione. Ripercorre le vicende degli scavi, illustra le ragioni e i risultati del poderoso lavoro di squadra che dopo la stagione dei crolli ha portato al successo il Grande Progetto, si addentra in alcune delle ultime scoperte, dalla Casa del Giardino dove un armadio ha restituito un particolarissimo tesoro di piccoli amuleti, alla Casa di Orione con i suoi affascinanti tappeti musivi che proprio grazie all'impegno multidisciplinare, hanno trovato una loro decifrazione. Un viaggio che dal passato al presente del sito archeologico forse più celebre al mondo arriva a porre lo sguardo sul futuro, diventa una riflessione e in qualche modo manifesto programmatico - visto il ruolo dell'autore alla guida dei musei di Stato- sulla necessità di fare di tutti i nostri musei e parchi archeologici dei luoghi di comunicazione e di trasmissione del sapere "luoghi della conoscenza, ma anche del diletto e dell'emozione", sottolinea Osanna, superando "un concetto statico di conservazione fine a sé stessa" per offrire ai tanti diversi pubblici che affollano oggi i luoghi della cultura "gli oggetti con la loro biografia, le loro storie, i loro significati". E in un momento in cui l'Europa e il Mediterraneo sono di nuovo teatro di guerre, violenze, divisioni, anche un luogo da cui partire per ragionare "sul tema delle radici comuni, italiane ed europee, del nostro senso di appartenenza, ad una tradizione che condiziona ancora la nostra contemporaneità".

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