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Mozart era una donna. Quante musiciste di talento stroncate dagli uomini

Tra Anna Mozart, Fanny Mendelssohn, Alma Mahler e altre, Aliette de Laleu di radio France Musique ricostruisce in un libro le vicende frustranti di molte compositrici relegate ai margini per pregiudizi o gelosia. Le nostre istituzioni musicali dovrebbero prendere nota

Stefano Milianidi Stefano Miliani   
Mozart era una donna. Quante musiciste di talento stroncate dagli uomini
A sinistra Alma Mahler, a destra Anna Mozart. Fonte Wikimedia Commons

Mozart era una donna”. Che storia è questa? Una rivelazione sul sesso dell’autore del Flauto magico? No, sareste fuori pista. È il titolo efficace di un libro di Aliette de Laleu pubblicato di recente da Odoya (208 pagine, 18 euro, traduzione di Laura Pettazzoni). Il sottotitolo è “Storia al femminile della musica classica”, la Mozart a cui si riferisce la saggista è la sorella Anna Mozart, musicista di vivacissimo ingegno nata in una famiglia votata alla musica. Eppure … Il padre Leopold che tanto fece per promuovere Wolfgang in una lettera del 1785 riportata nel saggio annichilisce ogni sua speranza. “Per le donne la musica rappresenta solo un valore aggiunto sul mercato matrimoniale e un mero ornamento per differenziarsi dalla servitù – commenta la scrittrice –. Non c’è da stupirsi che Anna Maria Mozart non abbia mai potuto sperare di fare carriera. Tuttavia le sue predisposizioni le avrebbero prospettato un futuro radioso”. Un futuro che non conobbe mai.

Musiciste e compositrici stroncate perché donne 

Partendo da Saffo, un po’ troppo da lontano perché quella era un’altra civiltà, la giornalista della radio pubblica France Musique ripercorre una storia plurisecolare nella civiltà europea con incursioni in Nord America che in sostanza documenta di compositrici e di interpreti soffocate sul nascere o nel tempo per un motivo preciso: erano donne. Una storia focalizzata sull’Occidente e la “musica classica” che ferisce per due ragioni: prima, è stato commesso un torto senza rimedio verso chissà quante donne; seconda, non sapremo mai quante composizioni ci siamo persi e quindi dobbiamo registrare una perdita irrimediabile nell’arte dei suoni.

Il caso incerto delle sei suite per violoncello di Bach 

Il tracciato è chiaro. Senza asserzioni per partito preso. Discute ad esempio delle tesi avanzate nel 2011 dal violinista e direttore d’orchestra australiano Martin Jarvis secondo cui le incredibili sei Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach, scoperte dal violoncellista Pablo Casals a metà ‘900 e suonate da Rostropovich alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, furono in realtà composte dalla seconda moglie del compositore, Anna Magdalena Bach. De Laleu pone la domanda, non dà una risposta definitiva. Viceversa, in altre situazioni la risposta c’è, nitida, amara e triste.

Fanny, Clara e Alma, destini spezzati dal genio maschile 

“Questo libro avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi Mendelssohn era una donna, Schumann era una donna o Mahler era una donna, perché dietro questi cognomi associati a tre compositori romantici si celano i nomi di altrettante straordinarie musiciste: Fanny, Clara (moglie di Robert Schumann, ndr) e Alma (moglie di Gustav Mahler, ndr). Questo trio incarna un modello ricorrente nel mondo artistico: quello di un destino spezzato da un genio maschile (basti pensare alla scultrice Camille Claudel, distrutta dal suo maestro e amante Auguste Rodin). Nel caso delle nostre tre compositrici, l’uomo che ha influenzato la loro storia è un marito, un padre o un fratello”.

Aliette de Laleu, dal suo profilo su Facebook, e la copertina italiana del suo libro “Mozart era una donna”

Fanny Hensel Mendelssohn era sorella maggiore del compositore e direttore di orchestra Felix. Il quale, scrive la giornalista, pubblicò perfino a proprio nome alcuni Lieder composti da lei e “cercherà continuamente di dissuadere la sorella dal comporre”. Forse per gelosia del talento della sorella, adombra la studiosa. Il compositore francese Charles Gounod invece “si innamora della sua musica”, la incoraggia, la sostiene, perché altri uomini hanno appoggiato le musiciste, annota la scrittrice. “Con questa ritrovata fiducia, la nuova Fanny Hensel compone nel 1846 uno dei suoi pezzi più belli, ovvero un trio per violino, violoncello e pianoforte”. È una avvolgente pagina del pieno romanticismo tedesco, viene eseguita pubblicamente a Berlino nel 1847, Fanny è felice. Sennonché “due mesi dopo l’evento, il cuore della compositrice smette improvvisamente di battere”.

La spina dentro Alma Mahler 

“Perché una donna così piena di vita e di talento cede alla richiesta di Gustav Mahler?”, domanda Aliette de Laleu in un passo successivo del suo bel saggio parlando di Alma Mahler. “Per amore. O piuttosto per ammirazione nei confronti di un uomo potente e importante (che ai tempi era il direttore dell’Opera di Vienna) che l’avrebbe riportata “sulla retta via”, risponde l’autrice. E riprende un brano del diario di Alma per ricordare quanto dolore costa una rinuncia del genere: “Lasciar andare la mia musica – abbandonarla – è ciò per cui ho vissuto fino ad ora. Il mio primo pensiero è stato quello di rifiutare. […] La spina che mi lasciato dentro resterà con me per sempre”.

Lili Boulanger, chi la conosce fuori dal mondo musicale? 

“Mozart è una donna” è una miniera di storie e molti nomi alla stragrande maggioranza di noi lettori suoneranno nuovi o a malapena orecchiati. Il libro racconta di Francesca Caccini, Barbara Strozzi e altre autrici barocche italiane che ebbero modo di farsi conoscere apprezzare, della compositrice e clavicembalista parigina Élisabeth Jacquet de La Guerre, dal ‘900 delle sorelle Nadia (la maggiore) e Lili Boulanger (quella con talento compositivo morta troppo presto) e annota: “Lili Boulanger diventa ufficialmente la “prima donna compositrice” a venire riconosciuta nel mondo della musica. Eppure, al giorno d’oggi, ci sono davvero persone al di fuori del mondo della musica che siano in grado di nominare un’opera di Lili Boulanger?”.

Un pungolo per le nostre istituzioni 

Da questa domanda scatta indirettamente un grande un pungolo per le nostre istituzioni di musica classica o colta che dir si voglia: i teatri musicali italiani dovrebbero ampliare il repertorio, il tipo di proposte, e in queste pagine troverebbero suggerimenti. Oltre tutto oggi sempre più spesso compositrici compongono opere di prim’ordine apprezzate anche dal pubblico: basti pensare alla magnifica opera “Minotauro” di Silvia Colasanti proposta al Festival di Spoleto nel 2019, rappresentato in altri teatri in seguito e che meriterebbe una presenza più costante nei cartelloni. Oppure viene da pensare alla Biennale musica di Venezia che con intelligenza ha affidato la direzione artistica dal 2021 al 2024 a una compositrice sensibile ed esploratrice di sonorità e tecnologie sensibile quale è Lucia Ronchetti (l’edizione 2023 è in corso fino al 29 ottobre, clicca qui per le info).

Chi conosce la materia chissà quanti altri esempi potrebbe fornire. Qualche suggerimento in fondo arriva dal libro stesso: ogni capitolo è seguito da una playlist dove Aliette de Laleu seleziona opere o brani delle compositrici o delle opere citate. Una playlist davvero utile e, per i più, ricca di nomi da esplorare.

Da Artemisia in poi: con il libro di Katy Hessel l’arte è una storia di donne

 

 

 

 

 

Stefano Milianidi Stefano Miliani   
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