Quello "sguardo tagliente": gli occhi di Luca, che non riavremo mai più

Sulle tecniche di narcotraffico, su quel che accade nei Balcani e sulle rotte dei migranti. Sulla guerriglia in Val di Susa, e su quella nelle librerie. Ricordo di Luca Rastello

Luca Rastello (1961-2015). Foto dalla sua pagina su Wikipedia
Luca Rastello (1961-2015). Foto dalla sua pagina su Wikipedia
di Cristiano Sanna Martini

Chi scrive ha avuto modo di conoscere Luca Rastello non molto tempo prima della sua precoce scomparsa. E di rendersi conto di quanto il suo modo di capire e raccontare il mondo, lo stesso che si distende sulle pagine raccolte da Chiarelettere nel libro "antologico" Uno sguardo tagliente, era qualcosa di particolarissimo. Un pezzo di Rastello, un suo mini saggio, una sua inchiesta, perfino un commento di taglio culturale, avevano sempre una luce, una prospettiva, un approccio "laterali" alla pratica informativa e giornalistica italiana. Per capire subito di cosa stiamo parlando, si può rileggere qui la prima intervista che facemmo, dove spiegava tecniche e scenari del narcotraffico, svelando dettagli inediti e molto alla larga rispetto ai luoghi comuni spettacolarizzati da serie tv e da altri libri compilati saccheggiando dalla scrivania inchieste svolte da altri. Sul fallimento del proibizionismo e sul dilagare della cocaina, Luca Rastello aveva lo sguardo affilato, eccome. 

Il giornalismo che manca

Quello di Rastello, scomparso precocemente a 54 anni a causa di un tumore, era il 2015, è lo sguardo not embedded di chi vuole vedere, toccare, annusare di persona ciò di cui parla. Siano il ritratto micidiale del serial killer Donato Bilancia (nell'articolo Il suo nome era Bilancia Walter) siano le piste della riorganizzazione sociale dei Balcani, troppo spesso criminale, tra le ferite della guerra e la pioggia di armi pronte per alimentare le mafie di casa nostra attraverso il Nordest (La linea dei mirtilli, Un viaggio d'inverno). O ancora sia la spietata e lucidissima analisi di come sia cambiata la realtà editoriale di casa nostra, specie riguardo alla saggistica, in peggio: "L'editoria degli anni Ottanta ha accantonato ogni progetto culturale sulla contemporaneità, espressa solo nelle forme estreme della ricerca accademica svincolata dall'attualità, e dal genere instant book". Come a dire: se oggi tutti urlano su qualsiasi argomento dai loro balconi social, è perché quelle urla hanno riempito un vuoto di comprensione, e sono state educate da libri e libretti costruiti su urla ad effetto. Eccoci alla nostra società di oggi.

Un'anima irrequieta

Per Luca Rastello giornalismo e impegno sociale e civile non erano mai disgiunti. Torinese classe 1961, era quasi sempre in viaggio, con la necessità irrequieta di essere immerso nella realtà che poi avrebbe raccontato. Viaggi nei Balcani, in America Latina, in Asia Centrale, nel Caucaso. Era in mezzo al carnaio della ex Jugoslavia quando mentre scriveva, cercava di salvare vite. Ha lavorato col Gruppo Abele, diretto l'Osservatorio sui Balcani, scritto per Diario, Narcomafie e Repubblica. Firmato testi teatrali, è sempre stato in trincea sul fronte dell'aiuto umanitario ai migranti. Avrebbe avuto molto da dire su certi presunti "gentiluomini" che oggi mandano avanti quel che resta del grande capitalismo familista e iper-finanziarizzato italiano. Uno sguardo tagliente è una bella raccolta di suoi lavori su temi diversi e conferma una cosa che sapevamo già: sono sempre i migliori ad andarsene troppo presto. 

 

di Cristiano Sanna Martini
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