Marino Bartoletti: "Vi racconto la mia Italia" tra aneddoti, atleti e Raffaella Carrà

Il giornalista e conduttore sportivo ci guida alla scoperta dell'Italia migliore e dei valori come l'onestà e il sacrificio. Arriva il suo nuovo libro "La discesa degli dei"

Marino Bartoletti: 'Vi racconto la mia Italia' tra aneddoti, atleti e Raffaella Carrà

Giornalista sportivo, autore e conduttore televisivo e radiofonico Marino Bartoletti è uno dei volti più noti al grande pubblico che ama lo sport. Oltre ad un’infinità di articoli e tante trasmissioni di successo ha intrapreso una carriera da scrittore che ha rivelato la sua capacità di narratore e romanziere. Il suo ultimo libro, "La discesa degli dei", edito come i precedenti e premiati "La cena degli dei" e "Il ritorno degli dei" da Gallucci costituisce un trittico ideale per ricoprire i valori, e anche qualche vizio, di un’Italia che forse ha bisogno di ritrovarsi un po’. Un’Italia piena di eccellenze e voglia di ricostruzione, a partire dal dopo guerra, ma che rivela anche un certo provincialismo, una tendenza al giudizio facile.

Marino è questa la tua visione dell’Italia?

Non avevo pensato a questa interpretazione ma la trovo interessante. Ho pensato più che altro alle persone straordinarie che ho avuto la fortuna di incontrare e in qualche modo ho voluto mantenerne vivo il ricordo, per non perderne la memoria. Per me sono degli esempi utili soprattutto per ispirare le generazioni più giovani.

Per questo hai scelto come personaggi campioni dello sport e dello spettacolo in grado di raccontare pulizia morale, dignità, onestà e sacrificio ma senza esser didascalico. Una narrazione che risente dei ritmi rapidi della tv che padroneggi

I personaggi sono chiamati, nell’artificio letterario, ad aiutare proprio chi è in difficoltà a mantenere alti questi valori. Non so se c’era bisogno di un libro così ma rileggendolo mi son accorto, senza modestia, che ho scritto qualcosa di interessante. Di sicuro la mia formazione giornalistica risente di questo ritmo che tu hai sottolineato.

C’è una figura che emerge in modo netto: Raffaella Carrà

La Carrà è a suo modo una grande atleta, il suo lavoro impostato sul sacrificio, non compreso da tutti, è invece il modo giusto per farsi strada nella vita. Anche ciò che lei faceva con leggerezza sul palcoscenico era in realtà frutto di infinite ore di studio. Nessuno le ha regalato nulla. Era una campionessa del palcoscenico. Qualsiasi cosa facciamo va preparata con grande scrupolo, va bene un po’ di improvvisazione, ma bisogna sempre prepararsi al meglio.

Le hai addirittura dedicato il libro

Ha fatto una rivoluzione silenziosa, senza mai cedere alla malizia e tanto meno alla volgarità. Ha accompagnato la tv dal bianco e nero al colore con competenza e grande umanità. È assolutamente un esempio per i ragazzi e le ragazze. La leggerezza è frutto della consapevolezza e della competenza. Se posso riconoscermi una piccola dote credo di essere riuscito nella mia vita a proporre le cose più serie sempre sdrammatizzando. Anche nei passaggi più commoventi, penso al capitolo su Troisi e Pino Daniele o quello su Proietti, la componente ironica aiuta sempre a tenere il ritmo.

Sono esempi di grande empatia e generosità

Non ho inventato nulla in tal senso, si tratta di persone straordinarie che hanno dato tanto agli altri

Divertente anche il passaggio in cui ti sei autocitato senza alcuna auto celebrazione

Ho voluto fare come Hitchcock e divertirmi con questo piccolo cameo

Penso al capitolo su Pietro Mennea e al suo rifiuto di cedere al doping

È un esempio potentissimo, una persona altissima che ha fatto dell’onestà e del vero sacrificio una bandiera.

Nel tuo libro ciò che in ultima analisi emerge è la capacità di immedesimarsi dell’uomo con l’uomo, del tendersi una mano. Oggi lo sport ha bisogno di ritrovare quella pulizia che forse ha perso?

Lo sport è nato per questo, per celebrare valori veri, per ricordarci che i traguardi si raggiungono solo attraverso i sacrifici puri e alla nostra capacità di applicarci, e perché no, anche alla nostra capacità di riconoscere le nostre sconfitte in modo che diventino stimolo per trasformarsi in vittorie.