La profezia di Niven un anno dopo: se quel che resta del trumpismo è peggio di Trump

"Accadeva piano piano, finché una mattina non ti svegliavi e ti ritrovavi in un posto dove l’impensabile era diventato possibile, poi era diventato fattibile e infine era diventato routine": lo scrittore e la presa di coscienza che nulla è per sempre, nemmeno la democrazia

Quando un anno fa usciva per Einaudi La lista degli stronzi, di John Niven, l’ho comprato e letto perché Niven va letto sempre, per il suo modo scientifico di farti ridere e piangere, di dar vita a veri farabutti che non riesci mai a odiare sino in fondo perché sono umani tanto quanto te che li giudichi; per la sua capacità di affrontare la morte, il sesso e la religione con quel piglio cinico e sbruffone ma sempre - proprio quando non ti aspetti più nulla - sempre profondissimo e tragico.

Questo romanzo poggia su un’idea bislacca e lievemente distopica: Stati Uniti, 2026, Ivanka Trump è il primo presidente donna di un’America ormai turboconservatrice in cui l’aborto è illegale, le armi sempre in tasca e la xenofobia fuori controllo. Il protagonista - Frank Brill, una vita devastata dagli abusi dell’ultradestra - scopre di avere un cancro in fase terminale e, senza più niente da perdere, decide di far fuori le cinque persone sulla sua “lista degli stronzi”. Fino a puntare, una vittima dopo l’altra, all’ex presidente Donald J. Trump, ritenuto il vero responsabile delle sue disgrazie.

Di primo acchito mi è sembrata una commedia cupa un po’ così. Poi, man mano che la situazione negli States precipitava, questo libro ha iniziato a parlarmi. Un romanzo in cui gli abusi delle forze dell’ordine sono pane quotidiano, gli afroamericani oppressi, gli ispanici respinti, i diritti civili via via cancellati. Quando è stato ucciso George Floyd, il 25 maggio del 2020, la voce di Niven ha cominciato a sembrarmi profetica. Così ho pensato che Trump avrebbe rivinto e che, dopo di lui, davvero avrebbe governato sua figlia.

La lista degli stronzi (Einaudi) di John Niven

La profezia si è interrotta lo scorso dicembre, al termine dello scrutinio infinito che ha riportato i Democratici alla Casa Bianca. Eppure il messaggio di questo romanzo non ne esce scalfito in nessun modo. Anzi, i fatti di Washington, l’assedio al Congresso, Jake lo sciamano, sono lo specchio fedele di un Paese devastato dalle divisioni, polarizzato in una maniera difficilmente ricomponibile. La volontà (minaccia?) di Trump di ricandidarsi è il segno tangibile che il trumpismo non è sconfitto. Del resto il tycoon ha più consensi ora di quando ha battuto Hillary nel 2016.

Questo libro ci mostra un mondo possibile, un domani probabile e inquietante, figlio di un presente del quale forse non mettiamo bene a fuoco i contorni, fatto di odio, sopraffazione, violenza verbale che ha come logica conseguenza la violenza fisica. Soprattutto ci mette di fronte a un concetto che sembriamo voler rifiutare: nulla è per sempre, nemmeno la democrazia, nemmeno i diritti, nemmeno i valori comuni su cui i nostri nonni hanno ricostruito l’Occidente dopo le due guerre mondiali.

"Accadeva piano piano, - scrive Niven - giorno per giorno, finché una mattina non ti svegliavi e ti ritrovavi in un posto dove l’impensabile era diventato possibile, poi era diventato fattibile e infine era diventato routine".

John Niven, foto instagram

La lista degli stronzi è la cartina tornasole del sovranismo nel mondo, che mira a reprimere, controllare, aizzare gli istinti più bassi contro nemici immaginari, alimentare la paura. E tutto per alimentare se stesso, autoproteggersi, garantirsi lunga vita. Prendiamo Putin e la legge che gli consentirà di rimanere in carica sino al 2036, prendiamo Salvini e la richiesta di «pieni poteri» o, per stare sull’attualità, prendiamo le barricate della Lega contro il ddl Zan che punisce l’omotransfobia.

Per questo ha ancora così senso leggere questo libro un anno dopo, perché parla di noi, di questi tempi dall’animo nero in cui è così facile generare consenso scagliandosi contro le minoranze – i gay, i migranti – o fomentando paure attorno a cose che, in definitiva, non conosciamo abbastanza o non riusciamo a capire.

E per questo fa ancora più impressione il messaggio ultimo del libro di Niven: il caro Frak Brill, democratico da sempre e ingranaggio impazzito del sistema, ripensa a quando, nel 2016, pur di non votare Clinton perché troppo supponente, troppo establishment, troppo privilegiata, in politica da una vita, lontana dai problemi della gente, pur di non votarla si era detto ma sì, sparigliamo le carte, votiamo Trump.

È un po’ come se Niven dicesse, in fin dei conti, esaurita questa delirante lista, che gli stronzi siamo noi.