I consigli del libraio per riempire di bei libri questi strani giorni che siamo costretti a vivere

In questo strano clima di incertezze, dove restare a casa diventa necessario e obbligatorio, restano i libri a dare un senso alle giornate

I consigli del libraio per riempire di bei libri questi strani giorni che siamo costretti a vivere
di Giuditta legge

Viviamo strani giorni: giorni di emergenza, di reclusione, di lutto e di immani tragedie. Un freno improvviso alla nostra vita di prima, a quella che era la nostra normalità, la nostra veloce normalità. Improvvisamente lo Stop e la resa dei conti. Nulla sarà più come prima e nulla potrà tornare indietro. In questo strano clima di incertezze e dolori, dove il restare a casa diventa necessario, obbligatorio, ci restano i libri. Ci restano i libri anche per dare un indirizzo diverso alla nostra nuova vita e alla voglia di futuro che ci vive dentro. Ci si saluta on line dicendoci “ci rivedremo”, “ci abbracceremo”, “torneremo a fare le stesse cose belle di prima”. Ma il senso di angoscia poi resta e per alleggerire la tensione ci restano solo loro, i nostri amati libri. Uno dei pochi porti sicuri. Attraverso le pagine social continuiamo, quotidianamente, a dare suggerimenti e segnali positivi di contrasto e di reazione, quanto mai necessari ora. Alleggerire la tensione anche con delle Dirette facebook in cui, tra amici, si passa la palla tra suggerimenti e una battuta. Ci si veste eleganti prima di cena e si va a fare il pagliaccio in Rete anche per il gusto di non imbarbarirsi a letto in pigiama, ma soprattutto con la speranza di strappare qualche risata agli amici e stare, da lontano, vicino ai propri cari. Da oggi, fino a non sappiamo quando, questo spazio diventerà la cronaca dei libri suggeriti settimanalmente sui vari spazi della Rete. Ma torneranno, accidenti se torneranno, le nostre mitologiche serate in Libreria.

Tra i libri suggeriti questa settimana sicuramente un posto speciale ha una recente uscita della collana ceca NovàVlna della casa editrice Miraggi. Si tratta del romanzo “Grand Hotel. Romanzo sopra le nuvole” dello scrittore ceco Jaroslav Rudiš, prima edizione italiana di un romanzo originariamente apparso a Praga nel 2006 per i tipi della Labyrint e ora tradotto finalmente dalla giovane Yvonne Raymann.

La vicenda surreale di un ragazzo stritolato dalle difficoltà di una vita a ostacoli ma che sa comprendere le nuvole, le alte e le basse pressioni e i misteri dei venti. Premio dei Lettori per il Libro più popolare dell’anno con il Magnesia Litera 2007.

Si tratta del sesto titolo della collana dopo “Il bruciacadaveri” di Fucks, “Il Lago” di Bianca Bellovà o “La corsa indiana ” di Teresa Bouckova. Dal libro, nel 2006, è stato tratto, con la sceneggiature dell’autore, il film “Grandhotel” di David Ondříček (2006)

Fleischman, il personaggio principale del “romanzo sopra le nuvole”, è un trentenne solitario, rimasto orfano da ragazzino. La sua vita è un fallimento. Non è mai riuscito in nulla. Non ha mai neppure lasciato la sua città, Liberec, nei Sudeti, al confine ceco-tedesco. Non ha mai avuto una ragazza. Ma Fleischman comprende le nuvole, le alte e le basse pressioni e le direzioni dei venti, gli effetti dei fronti caldi e freddi. La sua vita è un diagramma in cui annota il tempo atmosferico e lo scorrere del tempo. Fleischman, che non conosce nemmeno il suo nome proprio, è il tuttofare del Grandhotel di Ještd, l’avveniristico e gigantesco hotel rotondo a forma di astronave (realmente esistente) che sovrasta la città. In questo luogo magico, sospeso tra la terra e il suo amato cielo si rende conto che troverà una via d’uscita dalla sua città e dalla sua stessa vita solo attraverso le nuvole. Nei suoi piani irrompe la cameriera Ilja, che un giorno arriva come un’apparizione alla reception dell’hotel. Ma la decisione di lasciare la città ad ogni costo non è più reversibile, e la fuga non può che essere verso il cielo, in mongolfiera…

Abbiamo dato spazio ai libri anfibi di Luigi Malerba, quelli da leggere in comune genitori e figli, seguendo il magnifico percorso di riscoperta fatto, in questi anni dalla casa editrice Quodlibet. La casa editrice marchigiana ha pubblicato tutti quei libri di questo instancabile sperimentatore che privilegiano la dimensione del comico. Abbiamo suggerito quel capolavoro di umorismo che è il romanzo buffo “Il pataffio” e poi quei testi di aforismi e fantasie e paradossi che sono “Le galline pensierose”, “Consigli inutili”, “Storiette e storiette tascabili” e “Mozziconi” . Libri memorabili che lasciamo il segno.
Tra le pagine di “Storiette e storiette tascabili” si rincorrono e si nascondono tanti bizzarri personaggi e fanno da sfondo alle avventure i prati e gli alberi, le cantine e le stalle dove i maiali sognano di essere cavalli, le carote invidiano le cipolle, gli scorpioni fanno gare di bellezza con i ragni, le cimici si vergognano di puzzare e le galline mordono il sedere ai padroni. Per l’autore, evidentemente la realtà è un paradosso: i suoi personaggi sembrano usciti per incanto dal cilindro di un cappellaio Matto.

Brevi storielle semplici, come esempi dell’inverosimile e acuta stupidità umana. Piene della migliore comicità di Malerba. I personaggi pensano molto ma pensano solo coglionerie, e spesso coglionerie ingegnose: Agrippone che cerca di produrre maiali a sei zampe; il bambino Tonino che fa l’anarchico per raggiungere all’inferno lo zio; Cesarino che non sopporta il passato remoto ma vive bene lo stesso; e poi il dirottatore di treni, il pittore che dipinge i rumori, e così via. Ma è una comicità piena di benevolenza verso questi stupidi eccentrici e la loro superiore stupidità. Questa è la raccolta completa delle Storiette e Storiette tascabili.
La prima e unica edizione di “Mozziconi” è stata di Einaudi nel 1975. Praticamente un libro introvabile e che grazie a Quodlibet nel 2019 è tornato nei nostri scaffali.

Mozziconi è uno straccione che vive sotto i ponti del Tevere, una specie di filosofo anarchista, che pensa e mette i pensieri in bottiglia e li affida alle acque del Tevere; un poveraccio, d’animo aristocratico, che non fa lega con gli altri barboni, ignoranti e di scarso pensiero, che neppure leggono i giornali vecchi trovati in mezzo al pattume, come fa lui.

Mozziconi è in fondo una specie di filosofo cinico, come l’antico Diogene, che viveva in una botte ad Atene facendo a meno di tutto, a cui perfino Alessandro Magno portava rispetto; al giorno d’oggi la filosofia cinica non è più di moda, solo Malerba le ridà dignità, mettendo in bocca a Mozziconi discorsi che somigliano a profonde verità o a stupidaggini, difficile dire cosa prevale, sempre però con la leggera comicità e divertimento, come è nel suo stile migliore.
Anche “Le Galline Pensierose” di Luigi Malerba sono pubblicate da Quodlibet nella collana Compagnia Extra e sono 146 brevissime storielle, più 9 inedite composte da Malerba nel 2008 da aggiungere alla precedente edizione Mondadori 1994 (la prima è Einaudi 1980).

«Per Malerba osservare le galline vuol dire esplorare l’animo umano nei suoi inesauribili aspetti gallinacei». – Italo Calvino
Un libro dove le galline pensano, parlano, progettano e si danno da fare, sempre ad imitazione e in concorrenza con gli esseri umani, moltiplicandone la comica stupidità e il sempre fallimentare anelito filosofico.
Italo Calvino ha scritto che queste storielle sulle galline stanno tra il leggero umorismo del nonsense e la vertigine metafisica degli apologhi zen.

“Il Pataffio” pubblicato nel 2015 nella Collana Compagnia Extra curata da Ermanno Cavazzoni è un caposaldo imprescindibile della
Letteratura umoristica apparso per la prima volta nel 1978. “Il pataffio” di Malerba è un romanzo dissacrante ambientato in un medioevo dominato dalla puzza e lontano da quello libresco di dame eteree e cavalieri cortesi.

Ci si muove in un medioevo pieno di fame e carestia. I nomi dei personaggi sono già un eloquente programma, il marconte Cagalanza, la marcontessa Bernarda, grassa e scontenta, la corte tutta disgraziata e approssimativa, con i soldati arrugginiti e affamati, i contadini più affamati ancora, raramente qualcuno trova un pollastro o un somaro cotto, più spesso lo sogna. Alla fame non c’è mai fine, e questa è la trama fondamentale che accomuna contadini e sgangherati signori. Si parla un bellissimo maccheronico semi romanesco, semi latino, o semi qualcosa d’altro. Parente prossimo della Armata Brancaleone di Mario Monicelli.

Un libro da mettere nella nostra #LaListadellaSpesa detta anche #LaListadellAttesa è sicuramente “Baco” scritto da uno dei migliori scrittori contemporanei che abbiamo in circolazione, Giacomo Sartori. Uscito pochi mesi fa per Exòrma, il romanzo è il settimo dello scrittore trentino ed esce a venticinque anni dal suo esordio e dopo tre anni dal suo ultimo pubblicato da NN Editore, dal titolo “Sono Dio”, di recente pubblicazione negli Stati Uniti e in molti paesi europei.

Giacomo Sartori è agronomo, e vive tra Parigi e Trento. Ha pubblicato alcune raccolte di racconti, e i romanzi Tritolo (il Saggiatore, 1999), Anatomia della battaglia (Sironi, 2005), Sacrificio (Pequod, 2008; Italic, 2013), Cielo nero (Gaffi, 2011) e Rogo (CartaCanta, 2015).

Protagonisti di Baco sono gli abitanti di un ex pollaio: un ragazzino sordo profondo, una madre in coma, un fratello genio dell’informatica, un padre giovane e assente che sotto copertura dà la caccia ai terroristi, un nonno anarchico che studia i lombrichi. E poi: api, parole, algoritmi, logopedisti, circuiti integrati, vermi, intelligenza artificiale, le ceneri di una nonna nel vaso dei limoni.

Con un nonno anarchico, un padre transumanista e una mamma che adora le api e che non c’è, il ragazzino, sordo profondo e con un corpo che gli va dove gli pare, cerca il modo di affrontare quel mondo silenzioso e frastornante che lo circonda. Non ha abbastanza parole nella testa per metterci dentro tutto quello che pensa.
Parla con i segni, perché a lui le parole vere e proprie non gli vengono bene. Senza contare che le parole vogliono sempre far credere quello che fa comodo a loro. Segna al nonno quando lui lo porta con sé a dissotterrare i vermi da studiare al microscopio. Segna al fratello geniale impegnato a progettare rivoluzionari circuiti integrati e algoritmi. E segna alla madre, che non può rispondergli. A lei, relegata nel silenzio, nessuno racconta mai nulla. Solo lui lo fa, solo lui pensa che presto tornerà a spalancare i suoi occhi più verdi degli smeraldi.
Tra stufe a trucioli che si gestiscono da sole, arnie intelligenti, venefiche multinazionali, entità digitali e reti neurali, anche il suo amico Baco impara in fretta, ha un sacco di idee su come far andare le cose. Vive nascosto come un macroanellide, interviene continuamente in tutto, abilissimo a scatenare situazioni scomode e veri disastri.

Giacomo Sartori è anche autore di “Sono Dio” pubblicato nel 2016.

Stufo di andarsene a spasso per il cosmo, Dio si ferma a contemplare l’umanità, tra le sue creazioni forse quella meno riuscita, così brutale, inconsapevole e priva di prospettive. Ma quando il Suo sguardo si posa su una ragazza – alta, intelligente, non bellissima, va detto – accade qualcosa di imprevedibile: Dio si immerge nel mare oscuro dei sentimenti, così intensi da togliere il fiato e soprattutto la ragione. In una parola: si innamora.Peccato che Lei, l’amata, sia un’addetta alla fecondazione bovina e una fanatica genetista, nonché una ragazza atea e di facili costumi.E peccato che per Lui l’amore sia il catastrofico preludio a una valanga di emozioni: stupore, gelosia, rabbia, invidia.In un tempo sospeso tra passato, presente e futuro, Sono Dio di Giacomo Sartori fa sorridere con intelligenza e riflettere con ironia sul destino dell’umanità e sulle conseguenze dell’amore.Questo libro è per chi ama correre in moto nelle notti viola, per chi si emoziona quando Truman si incaglia con la barca ai confini del suo cielo e della sua terra, per chi cerca il profumo delle stelle e per chi è innamorato ma si sente un ranocchio che ha paura di cadere nel buco nero di Sagittarius A*.

Sempre di Giacomo Sartori è il libro “Autismi”, edito da Miraggi. Si tratta di sedici racconti ironici scritti in prima persona, ma solo in parte autobiografici. Uno zibaldone di fatti quotidiani quasi comici. Una scrittura che indaga la crudeltà dell’esistenza mettendo come sempre al centro la ricerca linguistica, mai banale nella sua semplicità. Questi crudeli recitativi d’autore, o micronarrazioni in prima persona, di Giacomo Sartori erano già apparsi per blog e altri editori e ora finalmente raccolti in un volume unico.

Autismi sono recitativi d’autore alle prese con la crudeltà quotidiana dei nuovi lessici famigliari. Giacomo Sartori indaga con uno humour sferzante uno dopo l’altro i teatri e le messe in scena dell’esistenza spostando ogni volta più lontano la soglia della verità insostenibile.Le parole care, i gesti gentili, perfino gli sguardi di chi veglia su un defunto parente suggeriscono stati mentali parossistici, e nello stesso tempo struggenti. Un’opera, una galleria di ritratti storpiati da sentimenti non espressi – quello della sorella, quello della propria città, profondissimo quello del suocero – in cui il lettore potrà riconoscere ora un antico dolore, una leggera gioia, il ritmo incalzante del tempo.
Una voce unica – quella di Giacomo Sartori – in grado di osservare senza alcun moralismo gli attimi che molti si ostinano a chiamare vita.

Da mettere nella Lista dei libri da leggere anche il romanzo di Davide Orecchio, ‘Il regno dei fossili’, edito da Il Saggiatore in cui si mischia realtà storica e finzione per azzardare la biografia impossibile di un uomo, Andreotti, e del tempo che ci ha reso ciò che siamo.

Davide Orecchio è nato l’anno dello sbarco sulla Luna a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato Stati di grazia (il Saggiatore, 2014) e Mio padre la rivoluzione (minimum fax, 2017). Con Città distrutte (prima edizione: Gaffi, 2012) ha vinto i premi Mondello e SuperMondello ed è stato finalista al Premio Napoli e al Premio Volponi.

La storia di Andreotti è la nostra storia e la storia d’Italia: un regno dei fossili in cui il vecchio resiste ostinatamente al nuovo. Ed è anche la storia di una ragazza, di nome Albina, che di questo supereroe ormai prossimo alla morte – di cui da bambina intravedeva la villa estiva dalla casa del nonno – fa la sua ossessione. Un tormento che non la lascerà nemmeno quando entrambi, terminata la loro esperienza terrena, si troveranno finalmente insieme per scoprire cosa c’è al di là, dopo la vita.
Nel suo nuovo romanzo, Il regno dei fossili, Davide Orecchio intreccia continuamente realtà storica e finzione; riporta alla luce, sotto mentite spoglie, pagine dei diari del presidente del partito di Dio, in cui l’orfano democristiano annotava come in un referto medico l’elettrocardiogramma dell’Italia – la fine della guerra, il piano Marshall, il rapimento di Aldo Moro –; insinua nella verità immagini inafferrabili di un presente che assomiglia al nostro e visioni da un futuro artificiale, in un’opera che si fa biografia impossibile di un uomo, di una nazione e, infine, di tutti noi.

In questa lista non può mancare un libro di viaggio come quello edito da Poiesis dal titolo “Sana’ e la notte. Il tempo tra l’incanto e la distruzione” della scrittrice guida di viaggi e esperta in popoli nomadi Elena Dak. Un libro in una nuova edizione con una nuova veste grafica e contenuti aggiornati da una sezione dedicata alla guerra che sta martoriando lo Yemen. La prefazione è di Laura Silvia Battaglia, giornalista esperta, come poche al mondo, dell’area e la splendida foto di copertina è di Bruno Zanzottera.

Sanaa, capitale dello Yemen, ha rappresentato per tanto tempo l’ideale della città carovaniera lungo la via dell’incenso, la manifestazione reale della città delle Mille e una notte, talmente bella da provocare stupore in qualunque viaggiatore, che ritrovava in essa le stesse forme del sogno. Di fatto Sana?a era la capitale di un Paese che, al di là dell’immaginabile fascino, negli ultimi decenni è stato scosso da tensioni tribali e poi ricomposto dalla riunificazione che, tuttavia, non ha mai sedato sporadici focolai di conflitti.Elena Dak, viaggiatrice instancabile, come lei stessa racconta in questo appassionato libro, ha vissuto intensi periodi di soggiorno a Sanaa, respirandone la bellezza. La prima parte del libro, che tratteggia in modo quasi quotidiano i frammenti di quella vita, vissuta respirando gli odori, le voci, i colori, l’umanità della gente di Sanaa, purtroppo, nelle pagine successive deve cedere il posto alla realtà attuale di una città calata in una guerra fratricida che dura dal 2015. Sanaa e la notte, allora, riporta le parole e la condizione di chi sta vivendo in tempo di guerra.
È questa nuova Sanaa che l’autrice sente il dovere di raccontare, quale dolorosa prosecuzione della precedente. Essa, seppure sovrastata dagli stessi cieli tersi e dalla magnificenza dei palazzi, oggi è offesa dal degrado e dalla distruzione, invasa dall’immondizia, immersa in un blocco di tensioni che dilaniano la vita di tutti. I bambini, soprattutto, sono vittime di atroci sofferenze. Le bombe si accaniscono sul loro quotidiano. C’è solo da sperare che, come un tempo, dopo la pioggia, tornino a giocare «col fango di tutto, perché tutto è fango simile a cioccolato».

Tra i libri da segnalare non può mancare uno dei libri chiave di Gilberto Severini “Consumazioni al tavolo/Sentiamoci qualche volta” , che è la condensazione dei primi due romanzi del 1982 e 1984 in un’unica soluzione.
Playground è una piccola e raffinata casa editrice, adesso affiliata al gruppo Fandango, che pubblica ottima letteratura, da Edmund White a Helen Humphreys, da Allan Gurganus a Emidio Clementi. Alcuni di questi volumi parlano di sesso, parte di questo sesso è omosessuale. E’ la casa editrice in cui, da diversi anni viene pubblicato Gilberto Severini. Pier Vittorio Tondelli lo chiamava «lo scrittore più sottovalutato d’Italia».

Nato nelle Marche, Gilberto Severini vive a Osimo. Autore di romanzi e di libri di racconti. È diventato un autore di culto con la pubblicazione nel 1996 di “Congedo ordinario”, ma non hai mai smesso di essere sottovalutato. Tra gli altri romanzi di Gilberto Severini ricordiamo “La sartoria” e “Ragazzo prodigio” Background. Nel 2011 è stato Finalista al Premio Strega con un altro libro edito da Playground libri “A cosa servono gli amori infelici “.

“Consumazioni al tavolo/Sentiamoci qualche volta” è un magnifico libro con copertina di Maurizio Ceccato. In un solo volume (e con la revisione dello stesso autore) i brevi e splendidi romanzi di esordio.
In Consumazioni al tavolo si torna all’estate di “Tunnel of Love” e “Bette Davis Eyes”. Quattro amici quarantenni si ritrovano come ogni anno ad assistere a una manifestazione teatrale a Offagna sulle colline marchigiane per poi fare qualche ora di mare. Gianni vive solo e non ha mai avuto rapporti importanti. Paola è sposata con Paolo e vive di manie di protagonismo, sfoggiando cultura e bellezza e tenendo il marito sotto schiaffo, sottomesso. Si sistemano a casa di Alberto che vive isolato dopo la morte della madre. L’arrivo di un adolescente viene a rompere l’equilibrio precario. Gianni non nasconde l’interesse per il diciottenne e va a scontrarsi con il protagonismo di Paola che non vuol cedere la ribalta all’amico.

Alberto, Gianni, Paolo e Paola, amici di lunga data, ma ora dispersi in vite lontane, si ritrovano nelle Marche per una vacanza colta, tra mare, teatro sperimentale, colazioni al bar e musica dall’autoradio. Sono stati adolescenti e ragazzi negli stessi anni e negli stessi luoghi, e ora che sono vicino ai quaranta devono affrontare antiche intimità e nuove distanze, recriminazioni e dolori, a fatica sepolti nel nome dell’amicizia e della consuetudine. L’incontro con un estraneo, Roberto, un diciottenne con le astuzie della sua età e con le incertezze di una vita ancora giovane, condurrà a una resa dei conti dagli effetti imprevisti.

“Sentiamoci qualche volta” è un romanzo epistolare del 1984 pubblicato da Il Lavoro editoriale. Sono lettere che il protagonista invia ad Andrea che con una telefonata si rifà vivo dopo anni di assenza. Andrea lamenta la crisi coniugale e una vita sessuale non piena rimpiangendo i bei tempi vissuti in gioventù con un preciso momento che avrebbe potuto cambiare il corso delle cose e che invece A. rammenta solo come un momento e un gioco tra adolescenti.

In Sentiamoci, A. riceve e scrive lettere ad Andrea, un amico della giovinezza che, superati abbondantemente i trent’anni, si è convinto di aver sprecato la vita per essersi sposato con Laura senza averla mai amata, ma soprattutto per aver represso i propri veri desideri. Attraverso Laura, la moglie di Andrea, il protagonista scopre che l’amico è alcolizzato.La postfazione a Sentiamoci qualche volta, uscito anni fa per il Lavoro Editoriale, era di Pier Vittorio Tondelli che aveva definito questo scrittore tra i più grandi del tempo, ” Lo scrittore più sottovalutato d’Italia: Sono passati molti anni da allora ma quest’autore la cui reputazione di schivo, raffinato, vagamente anacronistico, continua a essere assegnato alla nicchia degli scrittori per pochi e questo è un vero peccato. All’apparenza un dialogo innocuo su vantaggi o complicazioni della vita in solitudine, in realtà, pagina dopo pagina, un impietoso scavo nel passato più intimo e privato dei due protagonisti, capace di rivelarne dolori, impotenze e speranze tradite.

Abbiamo raccontato in una Diretta divertentissima e spassosa con Silvia Bottani il suo sorprendente esordio narrativo dal titolo “Il giorno mangia la notte”, edito da SEM.

Silvia Bottani è nata e vive a Milano. Giornalista, si occupa di arte contemporanea e collabora con diverse agenzie di comunicazione. Suoi interventi sono stati pubblicati da Doppiozero, Riga, Sapiens, Arte, Rivista Segno, CultFrame.

Milano, estate. Le vite di tre sconosciuti all’improvviso s’intrecciano l’una con l’altra a doppio filo. Sullo sfondo, scintillante e buia, vive una città in piena, inarrestabile trasformazione. Giorgio è un cinquantenne che soffre di gambling patologico. Ex pubblicitario rampante, oggi è un uomo cinico, cocainomane, dipendente dall’alcol e separato dalla moglie Marina, di cui è ancora profondamente innamorato; Naima è una bella ragazza di venticinque anni, italiana di origine marocchina, che pratica kickboxing e lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare; Stefano, figlio di Giorgio, è un ventottenne violento, praticante avvocato e militante neofascista. Una sera, braccato dai debiti e dai suoi più cupi fantasmi, Giorgio rapina una donna per strada. Lei cerca di resistere, lo insegue, grida, chiama aiuto, ma viene travolta accidentalmente da un’auto. La donna immobile sull’asfalto è la madre di Naima. Giorgio non sa, non può sapere, che il suo destino da qui in avanti sarà legato alle due donne. A causa di suo figlio Stefano.

E non dimentichiamo anche il libro di un caro amico come “La più bella estate” di Marco Albergati/VisentinAugh Edizioni.

Bologna, 1928. Un bibliotecario di mezza età riceve da un collega napoletano un manoscritto attribuito a un eroe della patria. Durante la lettura del racconto, viene distratto da un incontro che gli sconvolgerà l’esistenza. Mentre il regime fascista acquista più forza, il bibliotecario se ne sente sempre più distante e vive mesi di tormento, durante i quali affiora la sua vera natura e la sua radicale incompatibilità con il fascismo. Travolto dalla passione, si dibatte fra la novità delle sue scoperte e la perdita della sicurezza del passato, finché saranno gli eventi a decidere il suo destino e a consegnare la sua memoria al mistero.

di Antonello Saiz (libraio e collaboratore del blog Giudittalegge)