Anna Frank tradita da un notaio ebreo, la tesi dell’FBI su chi permise alla Gestapo di trovare la famiglia

Un'indagine internazionale e un libro in arrivo. “Anne Frank - indagine su un caso mai risolto” in uscita il 20 gennaio

di Camilla Soru

A 57 anni dalla sua morte quella bambina minuta, costretta a diventare adolescente nascosta all’orrore umano, continua a far parlare di sé. Arriva i libreria il 20 gennaio il libro più atteso per il giorno della memoria che si celebrerà il 27 dello stesso mese. Rosemary Sullivan, che recentemente ha scritto la biografia sulla figlia di Stalin, esce con “Anne Frank - indagine su un caso mai risolto”

LA STORIA

La famiglia Frank si trasferì ad Amsterdam, abbandonando la Germania Nazista. Nei Paesi Bassi Anna e sua sorella Margot passarono anni d’infanzia spensierati, al punto che Anna - ormai apolide avendo perso la cittadinanza Tedesca - si sentiva a casa sua e sognava di prendere la cittadinanza una volta finita la guerra. Con l’occupazione da parte dei tedeschi la famiglia, insieme ad alcuni altri rifugiati,  si trasferì nel “retrocasa” un’abitazione di 50mq posta nel retro dell’edificio in cui Otto, il padre di Anna, aveva la sede della sua azienda. Con l’aiuto dei dipendenti lasciarono intendere di essere riusciti a scappare in Svizzera. La realtà era ben diversa: otto persone iniziarono una convivenza forzata in uno spazio piccolo e in un clima di crescente ansia e tensione, convivenza che durò circa due anni e un mese.

IL DELATORE

Il mattino del 4 agosto, in eseguito ad una segnalazione, la Gestapo irruppe nel retrocasa arrestando tutti gli occupanti. Di questi solo Otto Frank sopravvisse ai campi di concentramento. Anna e sua sorella trovarono la morte nel febbraio dell’anno successivo presso il campo di concentramento di Bergen-Belsen a causa del tifo esantematico. Ma chi diede la soffiata alla Gestapo? Chi fu a tradire la famiglia Frank e condannare così quasi tutti gli occupanti del nascondiglio alla morte?

Nel corso degli anni tante ipotesi sono state prese in considerazione, il magazziniere della ditta di Otto Frank, che aveva avuto comportamenti sospetti ma che si è sempre proclamato innocente fino alla morte. Ans van Dijk, una collaborazionista ebrea che prima attirava le vittime con promesse di nascondigli e documenti falsi, poi le consegnava alla Gestapo. Ben 135 poveri innocenti caddero nel suo imbroglio. E’ l’unica donna olandese mai condannata a morte per crimini contro l’umanità.

Oggi però una nuova teoria prende piede: da oltre sei anni una squadra di investigatori da tutto il mondo, con l’aiuto di un ex agente dell’FBI, indaga per cercare di capire la verità. Dopo analisi di documenti e nuove prove è arrivata ad una conclusione: fu un noto notaio ebreo di Amsterdam, Arnold van den Bergh, a rivelare alla Gestapo l'esistenza del retrocasa. Parrebbe lo abbia fatto per garantire la sicurezza per se stesso e la propria famiglia.

“Avvalendosi delle più moderne tecniche di indagine sviluppate dall'Fbi, la Squadra Casi Irrisolti ha ricostruito scrupolosamente i mesi che hanno portato all'arresto degli inquilini della casa segreta, giungendo a una scioccante conclusione. - scrive ANSA -  La Sullivan ci presenta gli investigatori che hanno collaborato al caso, spiega il comportamento dei prigionieri e di chi li ha catturati, stila un profilo psicologico dei principali sospettati e descrive come si viveva in tempo di guerra ad Amsterdam, una cittadina in cui a prescindere da quanto eri ricco, istruito o prudente, non sapevi mai di chi ti potevi fidare.”