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Puccini: "Il giorno che non sarò innamorato fatemi il funerale". Le lettere segrete di un grande artista

Il compositore lucchese ci ha lasciato oltre 10 mila lettere, molte alle donne della sua vita: il libro di Rossella Martina svela un'esistenza piena d'amore

Francesca Mulasdi Francesca Mulas   
Puccini: 'Il giorno che non sarò innamorato fatemi il funerale'. Le lettere segrete di un grande artista

Una vita costantemente in bilico tra grandezza e tormento, gloria e incertezza, passione e debolezza: la biografia di Giacomo Puccini è come un romanzo, attraversato da grandi successi e drammi insostenibili, piena d'amore e allo stesso tempo travagliata dai sentimenti. In occasione dei cent'anni dalla morte, avvenuta il 29 novembre del 1924 a causa di un tumore alla gola incurabile, sono tante le iniziative che mirano a celebrare il suo indiscusso talento ma anche quelle che svelano qualcosa in più sul Puccini uomo, la sua esistenza quotiana, le sue ansie personali. Oggi le conoscenze sul compositore nato a Lucca nel 1858 e morto a Bruxelles a 66 anni si arricchiscono di un nuovo prezioso tassello: "Giacomo Puccini, gloria e tormento" è il libro arrivato da poche settimane in libreria con DreamBook edizioni che ci svela nuovi particolari grazie al minuzioso lavoro di Rossella Martina, toscana come Giacomo, giornalista e da sempre appassionata dell'opera pucciniana.

Un archivio di oltre 10 mila lettere

Tutto è iniziato con un incontro: "Per merito del regista Paolo Benvenuti - svela Martina tra le prime pagine del libro - sono venuta a conoscenza di lettere e documenti inediti contenuti in una valigia rimasta nascosta per quasi cento anni e la cui conservazione è stata voluta dallo stesso Puccini. Una valigia che Giacomo affidò a Giulia Manfredi, una giovane torrelaghese che secondo numerose testimonianze da Puccini ebbe un figlio". Il regista Benvenuti allora lavorava al film "Puccini e la fanciulla", uscito nel 2008, attorno a una vicenda drammatica accaduta nel 1908 in casa Puccini: il suicidio della giovane cameriera Doria Manfredi, che secondo la sospettosa e possessiva moglie Elvira aveva una relazione con Giacomo. La ricostruzione del fatto, che provocò grande dolore in casa, portò Benvenuti in quei luoghi alla ricerca di prove e documenti, e fu così che entrò in possesso della valigia delle lettere custodite dai nipoti di Giulia, cugina di Doria. Nuove lettere e nuove notizie che si aggiungono all'imponente epistolario lasciato da Giacomo Puccini: oggi, ricorda Rossella Martina, esistono circa 10 mila lettere scritte e ricevute dal compositore lucchese, una vera grafomania con cui l'autore di "Bohéme" e "Tosca" raccontava la sua vita quotidiana, il suo lavoro, i suoi sogni e i suoi dubbi alla famiglia, agli amici, ai collaboratori e ai colleghi.

Elvira, Cori e le altre

Tantissime le lettere alle amanti: dopo un'infanzia segnata da una forte impronta femminile (la mamma Albina Magi, rimasta vedova giovanissima, guidò con determinazione la formazione e la carriera musicale di Giacomo; e le cinque sorelle più grandi di lui gli furono sempre accanto), sin dall'adolescenza il giovane fu attratto dalle donne e per tutta la vita ebbe vicino amiche e amanti che ne influenzarono prepotentemente gli umori e lo spirito. Confidandosi con gli amici, Puccini amava dire che per scrivere bella musica doveva essere innamorato, vivere costantemente quella sensazione di piacere, ottimismo, tensione emotiva ed esaltazione che derivano dall'amore.

Quasi una giustificazione davanti a Elvira Bonturi, la donna con cui visse tutta la vita, prima in una relazione clandestina (Elvira era già sposata con un amico di Puccini, Narciso Gemignani, da cui aveva avuto due figli), poi come moglie dal 1904, dopo la morte del primo marito, presenza costante ma anche fonte di tante angosce e tormenti visto il carattere possessivo della donna. Puccini, come sperava, fu spesso innamorato: di Elvira, una donna mal vista dalla famiglia e dagli amici che la giudicavano ignorante, antipatica, con una voce sgradevole e modi sgraziati; e poi di Corinna "Cori" Maggia, conosciuta durante un viaggio in Treno ai primi del 1900, di vent'anni più giovane; Sybil Seligman, con la quale terrà una corrispondenza quasi quotidiana e confidenze molto intime sul suo stato d'animo e la sua condizione familiare infelice a causa della gelosia della moglie che arrivava a spiarlo, seguirlo, leggere le sue lettere; Doria Manfredi, la giovane cameriera che si suicidò a causa delle accuse infamanti (e infondate, come si scoprirà dalla visita del medico legale sul corpo della ragazza ancora vergine) mosse da Elvira; Giulia Manfredi, la figlia del proprietario di un caffé a Torre del Lago e vicina di casa dei Puccini; Josephine von Stengel, baronessa tedesca che trascorre le vacanze estive a Viareggio; Rose Ader, soprano, ben 32 anni meno di lui ai tempi della loro relazione.

Ai primi di novembre 1924, dopo una vita di successi (soprattutto di pubblico) con le sue opere liriche e in particolare "Manon lescaut" del 1893, "Boheme" del 1896, "Tosca" del 1900, "Madama Butterfly" del 1904 e l'ultima, incompiuta "Turandot" Giacomo Puccini si trasferisce in una clinica a Bruxelles per tentare una cura contro il tumore alla gola, ma morirà il 29 novembre, solo, tutte le donne della sua vita lontane.

"Si è spenta una luce nel mondo", dirà il suo amico Arnaldo Fraccaroli. Il corteo funebre attraversò la città di Milano listata a lutto per raggiungere il Duomo dove venne celebrato il funerale di Puccini, accompagnato dalle sue stesse musiche dirette dal maestro Arturo Toscanini con l'orchestra e il coro della Scala. Oggi le sue spoglie riposano a Torre del Lago, in una cappella fatta costruire accanto alla sua amata villa: ultima volontà della tormentata Elvira che scelse di riportare qui, nel luogo che più amava, il corpo di Giacomo. 

Francesca Mulasdi Francesca Mulas   

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