Aldo Busi, l'intellettuale che non interessa più a nessuno. Nemmeno ai suoi parenti

Il suo ultimo libro “Seminario sul postmortem", iniziato nel 2010 e terminato nel 2020 nell'auto-esilio che si è imposto, sembra essere destinato a rimanere lettera morta

Aldo Busi (Ansa)
Aldo Busi (Ansa)
di Camilla Soru

Aldo Busi torna a riempire improvvisamente le pagine dei giornali dopo quasi 10 anni di assenza vissuti in esilio autoimposto. Messe da parte le ultime apparizioni tv infatti, quel genio autodefinito, irriverente e senza peli sulla lingua, si era allontanato dalle scene per - parrebbe - scrivere il suo libro definitivo. Oggi però si torna a parlare di lui  non per qualcosa che ha detto o pubblicato ma semmai per qualcosa che non ha detto, o meglio che non è riuscito a far leggere e ascolare: il libro della sua vita, infatti, “Seminario sul postmorten”, ottocentocinquanta pagine di bellezza sulla fiducia, non vedrà la luce. Lo racconta Paolo Landi in un bellissimo articolo su Doppiozero.

“Seminario sul postmortem", iniziato nel 2010 e terminato nell’autunno del 2020, con un incessante lavoro di limatura che continua tuttora, sembra essere destinato a rimanere lettera morta, stampato in ottocentocinquanta pagine circa ordinatamente impilate su un tavolo da lavoro, e in versione digitale in un file archiviato, dice Busi, sotto la dicitura “Romanzo senza neppure i posteri”. Lui di certo non lo propone a nessuno, ha fatto qualche pseudo tentativo-trabocchetto, dice di essersi imbattuto in sconosciuti tipografi/editor “curiosi, ridicoli, ignorantissimi e vili che se la tirano per dei perché misteriosi”, resta semmai scandalizzato, ma appena appena, che nessun editore glielo abbia ancora chiesto”

Come se non bastasse l’ego di Busi deve essersi schiantato quando, come lui stesso racconta, nemmeno i suoi parenti hanno voluto prendere possesso del manoscritto per pubblicarlo postumo: “Grazie zio, ma non lo vogliamo”.

MA CHI E’ALDO BUSI

Le persone sensate non credono alla fortuna

Nato a Montichiari nel 1948 in una famiglia analfabeta, la madre aveva frequentato la prima elementare quel poco che le bastava per saper scrivere il suo nome, assolutamente non borghese. Una famiglia che lui stesso definisce “di una miseria totale”. Una casa senza libri, senza lavoro e con le cambiali che incombevano a fine mese. “La domenica solo a mio fratello maggiore, l’unico che lavorava, era permesso mangiare carne”.

Busi è cresciuto nell’odio più feroce e reciproco con padre e fratelli e un’adorazione per la sorellina minore amata moltissimo da tutti. Questo contesto famigliare lo fa sentire estraneo alla sua casa. All’enorme senso di non appartenenza si affiancava la sensazione di essere una minaccia costante , sopratutto sociale, per la sua famiglia. Nessuno in casa accettava la sua caparbietà, il suo voler essere sé stesso a tutti i costi. Essere qualcosa che nella bigottissima Italia degli anni 50 non era ancora ben codificato.

La mia omosessualità io non l’ho mai scoperta, l’hanno sempre scoperta gli altri

Uno degli aspetti che ha caratterizzato il personaggio Busi è stata la sua voglia di parlare di sessualità e di sesso, la maggior parte delle volte davanti a intervistatori o compagni di salotto imbarazzati se non indignati. Per Busi le sessualità sono infinite o almeno “sono tante quante il numero degli uomini sulla terra”. La sua certamente non l’ha mai nascosta. Il suo punto di forza forse è stato proprio questo: rifiutarsi di introiettare in se stesso il senso di colpa degli altri. Questo gli ha permesso di essere “uno dei pochi omosessuali che hanno vissuto una vita per nulla sofferente, tutto quello che succedeva lo gettavo fuori, lo affrontavo”

ALDO BUSI OGGI

Perché questo genio della letteratura, intellettuale per eccellenza e fine traduttore, oggi non riesce a trovare casa per la sua fatica costatagli 10 anni di vita? Perché forse oggi si richiedono solo intellettuali “schiacciati dal politically correct” e non sappiamo più accettare una voce dissacrante e fuori dal coro? Siamo diventati sordi al genio reale e abbiamo bisogno di intellettuali semplici, alla nostra portata, per non vivere nella frustrazione della mediocrità?

Forse. O Forse tutto sommato non esiste più nel mondo moderno lo spazio per un uomo che 25 anni fa in diretta tv urlava che la pedofilia non è un comportamento contro natura e che andrebbe accettata la sessualità dei bambini e delle bambine e di questi ultimi con gli adulti. Ecco, forse un po’ come per Montanelli questo mondo moderno non perdona certe posizioni del passato. Forse questo ultimo libro di Busi è davvero un capolavoro, ma forse non ha più a che fare con noi.