"Violenzissima" e tutte le scuse che la società inventa per assolvere i violenti e condannare le vittime

Ilaria Bonuccelli non narra storie di violenza ma come il nostro Paese non è in grado di difendere le vittime. Uno Stato debole che arriva addirittura a suggerire alle donne che sporgono denunce: “Gli faccia rompere le ossa da suo fratello”.

'Violenzissima' e tutte le scuse che la società inventa per assolvere i violenti e condannare le vittime
Copertina del libro: Violenzissima

E' profondamente triste ammettere che pandemia e guerra abbiano fatto distogliere lo sguardo dalla violenza sulle donne nel nostro Paese. I media raccontano la cronaca nera, dunque anche i femminicidi o i casi di violenza domestica e sessuale con fretta. Una fretta che non si vedeva da decenni. Aggiornando un bollettino che sembra non stupire più nessuno. La stessa violenza subita dalle donne vittime della guerra in Ucraina è raccontata e percepita dal pubblico come qualcosa di inevitabile. Stupri di guerra? E' la guerra, ovvio. 

Insomma, si continua a morire dentro le mura della propria casa, picchiate, soggiogate e infine uccise dai propri compagni ed ex in quanto donne e nessuno si scandalizza più. Si continua a subire molestie nei luoghi di lavoro, ma c'è una guerra, cosa vuoi che sia una pacca sul sedere? Una totale assuefazione alla violenza che preoccupa tantissimo gli operatori e le operatrici del settore che da decenni lavorano per sradicare questa piaga sociale. E' successo il peggio del peggio. Quando si perde la capacità di stupirsi o scandalizzarsi significa che abbiamo imparato a convivere con quel fenomeno. Ma accettare la violenza significa soccombere a se stessi.

Per questo oggi, andrebbe letto l'ultimo libro inchiesta di Ilaria Bonuccelli “Violenzissima. Le scuse che assolvono i violenti” (Pozzo di Micene Editore). Non si narrano le storie di violenza. Ma l'autrice fa una cosa del tutto nuova: ci racconta come l'Italia, le sue stesse Istituzioni, e la sua mentalità arretrata riescono a rendere praticamente inutili tutte le leggi contro la violenza emanata negli ultimi anni. Tanta teoria, ma nessuna capacità concreta di difendere realmente le vittime. Incontriamo così casi che sembrano limite e che invece sono purtroppo frequenti. Figli uccisi da padri che non hanno accettato la fine della relazione con la loro madre. Ammazzati durante incontri "protetti". Ragazze assassinate dopo 11 denunce a carico dell'ex fidanzato. Uno Stato debole che arriva addirittura a suggerire: “Gli faccia rompere le ossa da suo fratello”. Con tutto il patriarcato che porta con sé questo "suggerimento". Ancora una donna che riceve minacce di morte dall’ex marito, ma l'assurdità è che quest'uomo sia in carcere ma riesce comunque a inviare lettere che superano i divieti della magistratura.

In libreria incontriamo una copertina con una Monna Lisa con un occhio pestato. Il suo sguardo enigmatico diventa perfetto per comunicare situazioni "affettive" che diventano indecifrabili e incomprensibili. Fuori logica e per questo difficilmente elaborabili dalla vittima ma anche dalla società tutta che non riesce ad accettare (per poi cambiare) una cultura patriarcale che sta alla radice di questa violenza sui nostri corpi e sulle nostre menti. Continuano così a essere definiti mostri gli uomini violenti, ovvero altro da noi, casi sfortunati e prevedibili e non creature perfettamente inserite nella società e impossibili da decifrare all'inizio proprio perché "maschi normali". Ma enigmatiche per l'autrice appaiono anche certe sentenze. Riporta infatti la storia di una hostess di volo, molestata durante un incontro sindacale. Vengono assolti coloro che le hanno messo le mani dappertutto perché la vittima ha impiegato troppo tempo a reagire alle avance: venti/trenta secondi. 

La copertina dunque diventa primo passo, il primo messaggio che Bonucelli usa per comunicare con lettori e lettrici attraverso l'arte pop e ironica dell'illustratrice Giulia Maglionico. L'artista scegle il viola per lo sfondo, viola come l'occhio colpito che ci interroga che ci sprona a reagire. Viola come il lutto. Il colore del dramma. 

Questo libro esce dopo 28 mesi di applicazione del Codice Rosso. Quella normativa di contrasto alla violenza di genere, entrata in vigore da agosto 2019 che aveva come obiettivo dare priorità alle denunce di violenza all'interno di un sistema giudiziario paralizzato. In questi due anni e mezzo sono stati attivati 658 braccialetti anti-stalker. Un numero bassissimo se confrontato all'enorme mole di denunce. Il motivo è semplice. La norma è entrata in vigore senza uno stanziamento economico. Ricordiamo che il numero di denunce per stalking e maltrattamenti nel 2020 e 2021 sono state quasi 40.000. 

Della stessa autrice consiglio un altro libro importante e ben fatto. Anche in “Per ammazzarti meglio”, la giornalista approfondiva il tema della complicità delle istituzioni nella violenza di genere. Ci raccontava con esempi pratici quanto lo Stato sia sordo davanti a una richiesta di aiuto. Questo libro inchiesta usciva contemporaneamente all'approvazione del Codice rosso e narrava la violenza attraverso la voce delle donne che l’hanno subita e non sono state ascoltate. Leggerli entrambi ci permette di comprendere come poco sia cambiato nel concreto.

Ilaria Bonuccelli è caposervizio de Il Tirreno e dell’inserto Salute dello stesso quotidiano, per il quale ha svolto anche mansioni di inviato. È referente, per Il Tirreno, della campagna contro la violenza di genere; è giornalista investigativa e specializzata in campagne di stampa. Ha ottenuto importanti riconoscimenti: Premio Piero Passetti-Cronista dell’anno per aver condotto la migliore inchiesta giornalistica per la carta stampata in Italia nel 1996, Premio assegnato da Unione Nazionale Cronisti italiani, Presidenza della Repubblica, Presidenza del Senato, Corte Costituzionale, Forze dell’Ordine, Fnsi. Nel 2017 ha vinto il Premio Giustolisi, targa del Senato, per l’incisiva opera svolta nella campagna che ha portato all’approvazione della legge contro il telemarketing selvaggio.