"Peccato per quel corpo, sei bella di faccia". Il libro di Chiara Meloni e Mara Mibelli contro il body shaming

Una battaglia per la liberazione del corpo dalle regole in favore della diversità

Chiara Meloni e Mara Mibelli

“Peccato per il fisico perché di faccia sei bella”. Come a dire, il resto è da buttare via. Questo è ciò che Mara Mibelli e Chiara Meloni si sono sentite ripetere da una vita.

Soffrire? No! Reagire? Si!

Mara Mibelli (impiegata) e Chiara Meloni (illustratrice) cominciano a parlare di “grassofobia” e società “grassofobica” sul loro canale Instagram e capiscono che l’argomento è tra quelli che gli algoritmi dei social definiscono hot. Fondano un’associazione che si occupi del progetto in modo più strutturato e poi pubblicano un libro con Mondadori che racconti finalmente la verità su questo tema, senza scadere in lamentele e accuse.

Una società che discrimina

“Se sei grassa vivi nel costante stato di osservata speciale. Tutti si sentono in dovere di entrare in merito alla tua salute, come se il sovrappeso fosse uguale per ogni persona, tutti sentono di doverti dare spassionati consigli nel tuo interesse e tutti sanno cosa è meglio per te dato che evidentemente tu non ti sai prendere cura di te stessa”. Così le autrici del libro analizzano le situazioni in cui incorre una persona con corporatura non considerata normale nel quotidiano, dal non trovare sedie alla quasi totale assenza di vestiti, per non parlare del sovrapprezzo dei biglietti aerei per poter avere spazio adeguato e cinture di sicurezza adatte.

Una società che rifiuta il grasso ma che ipocritamente utilizza un linguaggio apparentemente non offensivo per descrivere le persone. Sono molto attente al linguaggio e all’inclusione nella loro battaglia le due autrici, utilizzano lo Schwa per non tagliare fuori chi non rientra nella definizione binaria dei sessi.

Il libro

“Robusta è una 4x4, morbida è una coperta, burrosa è una torta”. Questi sono alcuni degli aspetti della società che Mara e Chiara osteggiano apertamente. “Basta ipocrisie, basta buonismo e soprattutto basta instillare senso di colpa”. 

“Si perché pare che se tu sia grassa sia un grave affronto al sistema sanitario, o che da sola voglia punirti (presupponendo quindi insania mentale) o che sia priva della volontà per cambiare la tua grave situazione”.

Questo è ciò che viene denunciato nel libro, in modo però molto intelligente e ironico, non giudicante, semmai davvero illuminante.

“Ma il peggio avviene se dichiari di essere a tuo agio con un corpo grasso e osi pubblicare le tue foto, perché vieni immediatamente accusata di promuovere l’obesità”.

Insomma la questione è ampia e spinosa e il libro, corredato da divertenti e sagaci illustrazioni, merita di essere letto e condiviso.

Belle di faccia

Se è vero che l’hastag bodypositive sui social fa impennare gli algoritmi è anche vero che quel movimento non comprende affatto le persone veramente grasse ma solo quelle che sono definite curvy e che costituisce la punta dell’iceberg di una lotta per i diritti ben più ampia.

Ciò che sembra emergere comunque è una necessità di dialogo sincero e più attento. Di giudizi e pregiudizi nel 2021 francamente ne possiamo fare a meno.