Ecco i libri perfetti da mettere sotto l'albero per fare un figurone con amici e parenti

Ho scelto questi autori, perché raccontano il mondo di oggi, spiegano chi siamo e cosa rischiamo di diventare. Sotto l'albero queste storie sono un ottimo regalo

Ecco i libri perfetti da mettere sotto l'albero per fare un figurone con amici e parenti

In un'epoca in cui a regnare sono: la fretta, la disattenzione, la sciatteria, la disinformzione e l'ansia, dovremmo scambiarci a Natale più libri. Ma una volta regalati e ricevuti, fate una cosa rivoluzionaria: leggeteli.

Il primo libro che vi consiglio è della collega e amica Tiziana Ferrario. «Dovevo raccontare le loro storie e la tua storia, perché chi ancora non si è arresa non sia abbandonata e perché nessuno possa dire: io non sapevo.»

Ve lo ricordate quando tra fine agosto e settembre andava di moda scrivere e parlare di Afghanistan? Ora sembra che non sia più una notizia. Eppure quelle donne, che tanto ci destavano compassione e preoccupazione, sono ancora lì. La loro vita di prima è stata cancellata e loro sono state chiuse nuovamente nei burqa imposti dai talebani. Vent'anni di cambiamenti significativi cancellati in pochi giorni. Regalare questo libro e leggerlo significa tenere alta l'attenzione. Perché l'orrore continua anche se le telecamere si spengono e vanno da un'altra parte.

Dopo aver raccontato l'Afghanistan come inviata di guerra a Kabul, Tiziana Ferrario torna nel paese ai piedi dell'Hindukush con un nuovo romanzo "La principessa afghana" (Chiarelettere) che dà voce a una donna afghana, tenace tessitrice di pace, la cui famiglia è stata brutalmente cacciata e costretta all'esilio. Homaira, la principessa che dà il titolo al libro, è stata la nipote dell'ultimo sovrano afghano, Re Zahir Shah, l'uomo che ha governato il paese per quarant'anni, dal 1933 al 1973, prima di essere spodestato con un colpo di stato. In un mondo sospeso tra la vita e la morte, la principessa osserva il sangue che è tornato a scorrere nella sua terra, si prende cura delle donne che bussano alla sua porta, mentre gli integralisti avanzano seminando odio e vendette. È ancora vivo in lei il ricordo di un tempo in cui l'Afghanistan era meta di viaggiatori e paradiso degli hippie, terra di cultura e tradizioni millenarie, dove le donne non venivano lapidate negli stadi. In pagine toccanti e appassionate, Tiziana Ferrario lascia entrare e uscire le storie e le voci che immortalano la quotidianità di un paese a rischio oblio. Sono le storie e le voci di chi ha scelto di seguire la propria vocazione. Giornaliste, insegnanti, medici, sminatrici, ma anche sportive, poliziotte, giudici, musiciste, disegnatrici, appassionate di costume e moda. La faccia di una generazione che non si vuole fermare, anche se la vita è diventata impossibile. Serviva la forza viva della narrazione per ripercorrere quasi un secolo di storia attraverso le protagoniste della battaglia per la libertà che è in corso in Afghanistan. Donne fiere e audaci in un mondo di uomini che le vuole sottomesse.

Il secondo libro è un libricino di dimensioni ma un libro gigante in quanto a contenuto. "L'invenzione degli italiani. Dove ci porta Cuore" edito da (Einaudi). A scriverlo è un mio conterraneo, Marcello Fois, grande scrittore contemporaneo che si cimenta in una impresa ardua. Spiegarci il ruolo del classico per eccellenza scritto da Edmondo De Amicis per raccontarci gli italiani di ieri, quelli che ancora non si erano fatti e capire l'Italia di oggi ancora divisa e a due velocità. 

"Cuore, anche se spesso lo dimentichiamo, è un grande classico: un vademecum per comprendere il presente, per capire dove affondano le sue radici. Un breviario laico a cui affidarsi quando siamo tentati dall'egoismo, fondamentale in un'epoca in cui la cattiveria dilaga e genera disastri". Anche oggi dopo due anni di pandemia.

Parliamo di uno dei libri piú letti e piú criticati della nostra letteratura. Oggi purtroppo lo si legge un po’ meno, ma dovremmo tornare a farlo, e proprio in virtú della critica che piú spesso gli è stata rivolta: essere buonista. Ma Cuore è davvero un libro buonista? Se anche lo fosse non ci sarebbe nulla di male, anzi. Si tratta infatti dell’unico classico italiano che non sia scaturito da esigenze prettamente letterarie ma da un impegno etico preciso: De Amicis ha inventato gli italiani, ha espresso le possibili coordinate di un popolo nel caos di differenze apparentemente irreconciliabile. E lo ha fatto perché credeva in un modello di società utopistico fino al punto di pensare che si è felici solo a patto di essere felici di quello che si è. L’Italia di oggi è un paese in cui chi sa viene dileggiato. Dove i Franti – i codardi che se la prendono con i piú deboli – diventano ministri; un paese in cui per emergere sembra sia necessario mostrare il proprio lato peggiore, spietato, senza cuore. Queste pagine ci ricordano invece che la fondamentale importanza del racconto pedagogico deamicisiano è stata proprio quella di formulare una grammatica essenziale, attraverso cui poterci rappresentare e raccontare come popolo unito perché solidale. Una grammatica fondata su istruzione, empatia e amorevolezza, che in tempi di odio è quanto mai importante cercare nuovamente di imparare.

Il terzo libro che dovreste regalare (sì, dovreste) parla di uno dei mali del secolo: l'amore tossico che ci spezza, ci fa buttare anni della nostra vita, cancella la nostra serenità e debilita le nostre difese immunitarie facendoci precipitare in una depressione che solo costose (e tante) sedute di psicoterapia possono risolvere (forse). Sto parlando di "Crepacuore" di Selvaggia Lucarelli edito da Rizzoli. La collega ci fa un grande dono. Racconta la sua vicenda personale e umana per raccontare in fondo la storia di tutte e tutti noi di queste ultime generazioni che non sappiamo più amare in modo sano e che almeno una volta nella vita siamo caduti nella trappola della dipendenza affettiva.

“Siamo stati, insieme, una profezia feroce che per avverarsi aveva bisogno delle ferite di entrambi”.

“Quando non eravamo insieme sentivo uno strano disordine emotivo, una specie di febbre, di sete che dovevo placare. Vivevo le mie giornate senza di lui come un intervallo, una pausa dell’esistenza. Mi spegnevo, in attesa di riaccendermi quando lo avrei rivisto. Ero appena diventata una giovane tossica, convinta, al contrario, di aver colmato quella zona irrimediabilmente cava della mia esistenza.”

Così Selvaggia Lucarelli descrive gli esordi di una relazione durata ben quattro anni in cui nulla, nella sua vita, ha avuto scampo: dal lavoro agli amici, l’ossessione per una storia che non aveva alcuna possibilità di funzionare, piano piano, come un fungo infestante, ha intaccato tutto quello che la circondava. Perfino l’amore per suo figlio, che finisce trascurato tra decisioni imprudenti e un’asfissiante sindrome abbandonica: “Oggi, guardandomi indietro, faccio ancora fatica ad ammetterlo, ma la felicità di mio figlio, la sua sicurezza perfino, erano la cosa più importante solo in quei rari momenti in cui sentivo di aver messo la mia relazione al sicuro. L’unico pericolo che avvertivo come costante e incombente era quello che lui mi lasciasse per la mia evidente inadeguatezza”.

Con coraggio, senza fare sconti soprattutto a se stessa, racconta come un incontro tra un uomo che non vede nulla oltre se stesso e una donna che non vede nulla oltre lui può trasformarsi in una devastante dipendenza affettiva da cui la protagonista uscirà solo dopo aver toccato il fondo. Solo dopo aver compreso cos’era quel vuoto da colmare e perché ha coltivato la speranza distruttiva che qualcuno potesse colmarlo.

Il quarto libro che vi consiglio è una storia irresistibile scritta dalla mia amica e famosa scrittrice Marilù Oliva. Con Le sultane edito da Solferino ci porta in un condominio popolare di via Damasco, a Bologna (la sua città che cosi bene sa raccontare), dove tre ultrasettantenni regnano in contrastate. Sono l’astuta Wilma, la tirchia Mafalda e la golosa Nunzia. Imperfette e segnate da vite altrettanto imperfette – liti e meschinità, malattie proprie o di parenti, la difficoltà di far quadrare i conti – l’aspetto peggiore della loro quotidianità è probabilmente Carmela, l’inquilina del secondo piano, rumorosa e cafona. Una spina nel fianco che si aggiunge alle mille grane di sempre: un marito con l’Alzheimer, nipoti viziati, una figlia satanista e un figlio perduto. Purtroppo, quando la vita aggiunge ogni giorno un nuovo piccolo peso al fardello che ti porti sulle spalle, perdere l’equilibrio è un attimo. E in quell’attimo prendi in mano i fili del destino e ti accorgi che anche tu hai il potere di tirarli con decisione. O forse di tagliarli come le Parche. Variazione sui temi del Macbeth, noir urbano, commedia delle periferie: il romanzo di Marilù Oliva è tutto questo e molto di più. È una storia che parla delle nostre convivenze difficili, delle nostre umanità confuse, dello scontro tra volontà e destino. Della vita che passa e che lasciamo indietro, e del prezzo da pagare per riprendercene almeno un po’. Siamo noi e leggere queste pagine sarà come specchiarsi e vederci le rughe.

In questo articolo voglio approfittarne per ringraziare le case editrici italiane che in questo lungo anno, in cui mi sono occupata di libri per Tiscali Cultura, mi hanno affiancata in un lavoro non facile. Hanno collaborato con me per portare la letteratura nei nostri pc, smartphone e tablet, a portata di clic. Un ponte tra autori e pubblico. Senza la passione di chi, in queste stupende industrie di cultura, ci lavora non sarei mai riuscita a realizzare così tante meravigliose video chiacchierate. 

Non mi resta che augurarvi buone feste e buone letture.