Ecco perché prima di votare a settembre dovremmo tutti leggere "Spatriati": il bestseller di Desiati

Questo romanzo è perfetto da leggere mentre in Tv nelle prossime settimane qualcuna strillerà di Patria, qualcun'altro di clandestini che vengono a rubarci il futuro, altri ancora di pensioni da anticipare

Ecco perché prima di votare a settembre dovremmo tutti leggere 'Spatriati': il bestseller di Desiati

Se è vero che la legge è uguale per tutti (sulla carta), c'è un diritto che se nasci al Sud in Italia (ma ormai forse anche al Nord) non ti appartiene: il diritto di restare. Quel diritto di sentirsi normali a crescere e invecchiare, per volontà ovviamente, nello stesso paesello o nella stessa grande città, in un'isola dove guardare il mare diventa un dilemma. Attraversarlo o solo ammirarlo? E se lo fai, se attraversi non è perché sei raccomandato e le conoscenze dei genitori ti hanno trovato un posto fisso nella provincia o perché sei sfigato, e pur di non abbandonare il nido preferisci arrabbattarti con la partita iva ma vicino a mamma e papà e i pochi coetanei che come te, o raccomandati o sfigati sono rimasti.

Del romanzo vincitore del Premio Strega 2022, Spatriati, di Mario Desiati, hanno scritto tutti di tutto. Oggi però riparlarne ha un senso nuovo. Il 25 settembre andiamo a votare per il Parlamento e dunque per il Governo che si verrà a creare. C'è un punto tra i punti citati da tutti i partiti che sembra il meno approfondito. Buttato lì, come fosse scritto a matita, pronto per essere cancellato, spostato in basso nell'elenco. E' quello dei giovani. Eppure trovare una soluzione per loro significherebbe salvare il Paese. Ma il genitore Italia non appare particolarmente interessato a prendersi cura dei figli. Il problema non è infatti che se ne fanno pochi ma che li si abbandona alla nascita senza dare loro neppure il presente, figuriamoci una qualche prospettiva. La famiglia patriarcale resta dunque di fatto l'unico welfare possibile che li aiuta a partire o a rimanere nella cameretta. Sia che quella famiglia sia bella o disfunzionale, tossica o violenta. Quanto è bizzarro un Paese che ha fatto leggere a tutti gli adolescenti Il gabbiano Jonathan Livingston ma che non ha insegnato loro a volare.

Dunque, se è vero, come scrive Desiati che: "A volte si leggono romanzi solo per sapere che qualcuno ci è già passato" questo è appunto il romanzo giusto da leggere sotto l'ombrellone in piena campagna elettorale.

Sono i millennials i suoi protagonisti smarginati. Claudia entra nella vita di Francesco in una mattina di sole, nell'atrio della scuola: è una folgorazione, la nascita di un desiderio tutto nuovo, che è soprattutto desiderio di vita. Cresceranno insieme, bisticciando come l'acqua e il fuoco, divergenti e inquieti. Lei solitaria ma sicura di sé, stravagante, si veste da uomo. Francesco è schivo e acceso e frenato da una fede dogmatica e al tempo stesso incerta.

Lei lo provoca: lo sai che tua madre e mio padre sono amanti? Ma negli occhi di quel ragazzo remissivo intravede una scintilla in cui si riconosce. Da quel momento non si lasciano piú. A Claudia però la provincia sta stretta, fugge appena può, prima Londra, poi Mi-lano e infine Berlino, la capitale europea della trasgressione.

Una va, l'altro resta. Francesco rimane fermo e scava dentro di sé. Diventano adulti insieme, in un gioco simbiotico di allontanamento e rincorsa, in cui finiscono sempre per ritrovarsi.

Mario Desiati racconta i non raccontati, quelli nati negli anni 80 che non hanno fatto la guerra partigiana, il "68, non sono diventati terroristi. Quelli che non sono stati, loro malgrado, la meglio gioventù ma una generazione di irregolari, fluidi, sradicati. Cresciuti in mezzo alle ferite del pianeta, costretti ad arrangiarsi con quello che la stessa meglio gioventù ha lasciato loro sottoforma di briciole. Senza più pilastri, punti di riferimento, regole a cui disobbedire. Perché quale rivoluzione puoi fare se il sistema è già saltato per conto proprio?

L'autore mette così in scena la vita di chi oggi ha quarant’anni e non ha avuto paura di cercare lontano da casa il proprio posto nel mondo, perché gli Spatriati in verità una patria ce l'hanno e se la sono costruita con il mezzo pacifico dei viaggi low cost e dell'Erasmus. Si chiama Europa e sono loro ad avere fatto gli europei. 

Poetico e urticante, in grado di scrivere la tenerezza come pochi oggi sanno ancora fare, senza vergognarsi di sfiorare il romanticismo e senza il pudore nell’indagare i dettagli del sesso, Mario Desiati, che è un loro coetaneo, è riuscito a spiegare con una frase memorabile cosa sia il sesso: una delle tante posture inventate dagli esseri umani per cercare di essere felici. Ma soprattutto cosa sia essere giovani senza una letteratura che ti racconta. Senza onore, né gloria. Senza aver lasciato il segno perché era arrivata l'ora di riparare invece che distruggere. 

Questo romanzo è perfetto da leggere mentre in Tv nelle prossime settimane qualcuna strillerà di Patria, qualcun'altro di clandestini che vengono a rubarci il futuro, altri ancora di pensioni da anticipare. Quando avrete voglia di conoscere una generazione che avrà più genitori anziani da accudire che figli da crescere, prendete in mano gli Spatriati. 

Molti di loro li conoscete bene perché sono i vostri figli e nipoti precari o immigrati. Quelli che sono più poveri di voi a cui dovete comprare la casa. Sono già qui, siamo noi, senza un storia epica da tramandare ma con il grande coraggio, spesso, di Tornare. Nel Paese più bello ma anche più egoista (con i giovani) del mondo.