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Patrik Zaki: "La solidarietà italiana mi ha salvato la vita. La mia condanna? Ecco perché sono stato fortunato"

Lo studente egiziano dell'Università di Bologna e quei giorni drammatici in carcere tra depressione, isolamento e la paura di impazzire

Francesca Mulasdi Francesca Mulas   
Patrik Zaki fotografato a Cagliari da Mauro Murgia
Patrik Zaki fotografato a Cagliari da Mauro Murgia

"Questo non è un libro su di me. Ho scritto queste pagine per dar voce alle migliaia di persone che ancora oggi, in Egitto e in tutto il mondo, sono incarcerate per motivi politici. Ed è un libro di gratitudine rivolto all'Italia e all'Europa che nei mesi più difficili mi hanno fatto sentire tutta la loro vicinanza". Non si aspettava un'ondata di mobilitazione tanto ampia e trasversale Patrik Zaki, lo studente egiziano dell'Università di Bologna che quattro anni venne arrestato e incarcerato al Cairo con la pesante accusa di terrorismo: non si aspettava che mentre era rinchiuso diverse città italiane ne chiedessero la scarcerazione, che le piazze di tutto il Paese organizzassero manifestazioni e fiaccolate per rivendicare il diritto di un giovane a esprimere le proprie idee, che diversi Comuni votassero per dargli la cittadinanza italiana. A questa grande onda d'amicizia è dedicato 'Sogni e illusioni di libertà. La mia storia', il libro pubblicato a novembre scorso da La Nave di Teseo scritto da Zaki meno di due anni dopo la sua scarcerazione.

Il libro

Lo studente egiziano, 33 anni, ha presentato il suo libro a Cagliari il 28 febbraio scorso con un doppio appuntamento organizzato dal consigliere comunale cagliaritano Matteo Lecis Cocco-Ortu e da InOltre Alternativa Progressista: la mattina è stato ospite del liceo scientifico 'Pacinotti' per un incontro con gli studenti e le studentesse cagliaritane, in serata è stato intervistato da Alessandro Masala di Breaking Italy in una sala affollatissima del Seminario Arcivescovile della città.

"Sono stato fortunato – ha ammesso Patrik Zaki durante l'intervista, visibilmente emozionato – perché dopo la condanna ho avuto la grazia dal presidente egiziano. Ma tanti prigionieri politici sono ancora detenuti, in molti sono rinchiusi da anni in condizioni terribili". Zaki era stato arrestato il 7 febbraio 2020 all'aeroporto de Il Cairo, appena rientrato dall'Italia per passare qualche giorno con la famiglia; per 38 ore è rimasto isolato, senza poter avvertire nessuno e senza poter conoscere le accuse contro di lui. Accuse pesantissime: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda al terrorismo. In realtà, come è emerso successivamente, le uniche 'prove' usate contro il giovane erano alcuni post sui social network in cui denunciava le condizioni di vita delle minoranze cristiane in Egitto.

La verità

"La verità è che mi hanno incarcerato per il mio attivismo politico", conferma Zaki. Il 7 dicembre 2021 è stato scarcerato, e il 18 luglio 2023 il tribunale di Mansoura lo ha condannato a tre anni di reclusione con effetto immediato, ma il giorno dopo il presidente egiziano Al-Sisi gli ha concesso la grazia. Da allora Patrik Zaki è un uomo libero.

"Nelle pagine di questo libro racconto il quotidiano in carcere: sono stati giorni durissimi – ha detto – sono stato rinchiuso in una prigione difficile con detenuti che avevano storie diversissime dalla mia, alcuni considerati molto pericolosi; ho incontrato persone che hanno vissuto per mesi in isolamento e sono impazzite, ho avuto terrore di impazzire anche io; ci sono stati momenti in cui ho vissuto in una cella piccolissima, dormivo sul pavimento e potevo usare il bagno solo una volta al giorno, senza contatti con nessuno. Quando ho realizzato che la detenzione sarebbe stata lunga ho lavorato tantissimo su me stesso, ho iniziato a parlare con gli altri, a conoscere le storie degli altri carcerati, si parlava di libri, di politica. In carcere è molto importante investire nelle connessioni, anche con chi pensi che non abbia nulla in comune con te".

La sensazione di non essere solo

Preziosa, in quei giorni terribili, la sensazione di non essere solo: "Appena ho avuto notizie dal mondo esterno ho saputo della grande solidarietà italiana: sono certo che mi abbia salvato la vita, il fatto di avere tanta attenzione all'estero mi ha aiutato ad avere un migliore trattamento rispetto agli ad altri prigionieri. E' vero, i governi egiziano e italiano mi hanno usato per evitare che accadesse un altro caso Giulio Regeni, ma sono state le persone a chiedere la mia libertà. Qui in Italia sento l'amore delle persone ovunque".

 

Francesca Mulasdi Francesca Mulas   

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