Quando il Covid arrivò in Italia e Nembro si trasformò in una Spoon River di dolore e resistenza

"Il più crudele dei mesi" del giornalista Gigi Riva racconta le 188 vite spezzate da un virus sconosciuto in un paese della Val Seriana. Un libro fortissimo e necessario

Quando il Covid arrivò in Italia e Nembro si trasformò in una Spoon River di dolore e resistenza

Sembra passato un secolo dal 23 febbraio 2020 quando l'ospedale di Alzano Lombardo, una manciata di chilometri da Bergamo, viene chiuso all'improvviso. La decisione è presa da Francesco Marzulli, direttore medico, dopo una telefonata del collega Fabrizio Querci che gli comunica: "Qui abbiamo due positivi al Covid-19. Ma non sono mai stati a Wuhan, non sanno neppure dove sia. E non conoscono cinesi, guarda, un fatto inspiegabile".
All'epoca il Coronavirus sembrava una questione tutta orientale, perfino le notizie che riguardavano la misteriosa malattia erano relegate, sui giornali, nelle pagine degli esteri tra accenni a pipistrelli e foto di mercati lontani milioni di miglia da noi. Marzulli è atteso a tavola dalla sua famiglia, perché quel 23 febbraio è una domenica, e lui non è di turno. Riflette tra sé e sé: "Se gli infetti non hanno avuto contatti con la Cina c'è una sola spiegazione: l'epidemia è già largamente diffusa sul territorio e i due ricoverati sono solo la punta dell'iceberg. Siamo nella merda".


Eravamo nella merda, e non lo sapevamo. In pochi giorni la Val Seriana diventa uno dei focolai italiani della pandemia. Gigi Riva, ottimo giornalista dell'Espresso, ex inviato di guerra, ha dedicato un libro intenso, drammatico, commovente e fortissimo alla prima zona rossa d'Italia. Si intitola "Il più crudele dei mesi" (Mondadori, pagg.195, euro 18) ed è ambientato nel suo paese, Nembro, un puntino nella carta geografica della Lombardia. Scrive: "Davanti al nostro cimitero c’è una lapide in memoria dei caduti. Porta 126 nomi per la Prima guerra mondiale e 98 per la Seconda. Di Covid-19, tra la fine di febbraio e aprile 2020, sono morte 188 persone, di cui 164 a marzo. Su una popolazione di 11.500 abitanti". Nembro e le sue vittime, dunque, come paradigma di una tragedia che ci ha cambiato per sempre. Nembro e le sue vite raccontate con infinito amore da Riva. Perché proprie le storie ci sono mancate in questi due anni mentre ogni pomeriggio la tv faceva la conta lugubre. Il "bollettino" del 27 marzo del 2020 recitava: "Oggi per Covid sono decedute 969 persone". 969. Come per il terremoto del Friuli del 1976. E questa lista luttuosa, quotidiana a un certo punto ha finito per anestetizzarci. Per tale motivo Riva racconta la tragedia di Nembro ma lo fa descrivendoci le persone dietro i numeri: Firlo, ex funzionario della Farnesina, la dottoressa Clara Bettini (eroica, instancabile), Silvio Adobati patron del Dancing Europa, la discoteca che negli anni 70 aveva ospitato perfino i Camaleonti, Cristina Marcassoli la regina del Comune, Sandro Barcella "signore incontrastato del Modernissimo". E poi Gianni Bergamelli, pittore e musicista, ultra-novantenne. Conteso da Berlino a Milano ma felice solo a Nembro, e Barbara, l’impiegata dell’anagrafe costretta a inserire a getto continuo i certificati di decesso dei suoi compaesani con le lacrime a bagnare la tastiera del computer.


Riva restituisce la vita lì dove la morte è passata con una furia cieca, racconta questo paese orgoglioso, altruista e disperato, innamorato dell'Atalanta - la Dea - e delle montagne, un paese vivace, curioso come è spesso la provincia. Spezza la liturgia algida delle cifre e ci mette il respiro, il suo, quello di sua madre confinata in casa che dal telefono gli fa ascoltare l'ululato delle ambulanze, 12 sirene in 15 minuti. Riva ci mette l'anima in questo libro e restituisce anima a chi non c'è più, fa cadere una pioggia di fiori e compassione sui camion dell'esercito davanti al cimitero di Bergamo, ci ricorda i giorni della chiusura, dei canti dalla finestra, del tricolore al quale ci siamo aggrappati come segno, simbolo, identità mentre il mondo ci trattava da appestati. Ve lo ricordate? Non è andato tutto bene, proprio no. Perché poi, dopo quel fremito di unità, di coesione, siamo tornati ad azzuffarci sui vaccini, sul green pass, sulle teorie, perfino sui defunti che non hanno avuto un funerale, né un bacio, né uno sguardo, né una carezza. Abbiamo insultato i medici e gli infermieri morti per noi, abbiamo sputato sulla scienza, abbiamo detto che era tutta una bufala, che lo Stato ci voleva solo controllare. Le scritte no vax sono apparse pure sui muri del camposanto di Nembro, ultimo sfregio.
"Il più crudele dei mesi" è un libro necessario, perché è testimonianza, prova di coraggio. E Gigi Riva è la voce narrante di una Spoon River sentimentale. Un'opera da leggere, rileggere, perché nel dolore e nella speranza contiene una lezione di dignità indispensabile ancora oggi, proprio adesso che "siamo tornati alla normalità" e il Covid non fa più notizia anche se continua ad uccidere.