Una volpe sopravvissuta e la veterinaria che l'ha salvata raccontano l'orrore degli incendi: le ferite si curano ma le cicatrici restano

E' luglio 2021, siamo in Sardegna, il Montiferru va a fuoco. Come un invincibile e fiammeggiante drago che si vede perfino dallo spazio, il rogo inizia a divorare tutto

La dottoressa Monica Paisa, autrice del libro L'incendio del grande bosco e la volpe protagonista

Il bosco siamo tutti noi.

Un anno fa in Sardegna è andato a fuoco il Montiferru. Il rogo inizia a divorare tutto ciò che incontra sul suo cammino. Le fiamme sono così alte che le vedono anche i satelliti nello Spazio.

L’inferno durò circa quattro giorni senza che nessuno riuscisse a ostacolarlo: un fronte di cinquanta chilometri con fiamme alte anche cinquanta metri, interi paesi evacuati, boschi, uliveti, pascoli, fattorie, strade. Tutto bruciato.

Nel bosco, lassù in montagna, gli animali selvatici lottano per la sopravvivenza. In molti non ce la faranno e alla conta finale risulterà un’ecatombe impossibile da censire, ma i più fortunati saranno recuperati dalle fiamme e oltre duecento tra loro troveranno ospitalità e cure alla clinica Duemari, trasformata in ospedale da campo. C’è la volpina paralizzata e mezza carbonizzata; c’è il cerbiatto ustionato; ci sono tantissimi cinghiali dalle zampe divorate dal fuoco; ci sono cani, gatti, conigli, ricci.

E, in mezzo a loro, c’è un gruppo di veterinari pronti a tutto per salvarli. C’è una onlus che si mobilita, generando una reazione a catena che conduce fino alla clinica derrate alimentari e pallet di materiali sanitari. C’è un’impressionante ondata di solidarietà che si schiera a fianco dei più deboli, con quella Natura che non ha voce solo per chi non è capace di sentirla.

E poi c’è Monica, che guarda la sua terra come allo specchio: sa che si somigliano. Sa che la Sardegna è forte, guerriera, forgiata dalle difficoltà e per questo non si arrenderà.

Raccontata a due voci da Monica e da Metà, la piccola volpe sopravvissuta, la storia dell’incendio del grande bosco del Montiferru si scolpisce in queste pagine nella sua dimensione di epica lotta per la salvezza e la salvaguardia di ciò che abbiamo di più caro: quel mondo naturale cui noi stessi apparteniamo.

L'esperienza dell'incendio di un anno fa non mi ha cambiata in modo particolare, perché io avevo già conosciuto il fuoco da vicino, anche se non da veterinaria, non lo ero ancora. Non mi ha cambiata ma mi ha semplicemente fatto ricordare la terrificante sensazione di impotenza che provai da ragazza. Questa volta invece eravamo armati, potevamo fare qualcosa. Posso dire che mi ha risvegliata. 

Abbiamo fatto due chiacchiere proprio con Monica Pais, chirurga veterinaria che nel 2003 ha fondato con il marito Paolo la Clinica Duemari di Oristano, dove esercita la sua professione di pasionaria prendendosi cura degli animali di famiglia e dei «rottami»: selvatici e randagi, gli «ultimi» del mondo animale. Nel 2016, dopo aver incontrato e salvato la vita del suo cane Palla, Monica ha creato la onlus Effetto Palla. Oggi l’organizzazione è diventata una fitta rete di volontari che opera in Italia e all’estero occupandosi di animali in difficoltà, cercando adozioni, affidi e organizzando staffette. Per Longanesi Monica ha pubblicato con successo i libri Animali come noi, Storia del cane che non voleva più amare, La casa del cedro e La felicità del pollaio. Oggi è in lbreria con L'incendio del bosco grande

L'idea del libro è nata una volta spento il fuoco, quando sono rimasta con gli animali vivi ma orrendamente menomati. E mi chiedevo che vita potevamo offrire a queste creature sofferenti nella consapevolezza che non erano più bestiole selvatiche. Di fatto ormai erano degli ibridi, tra uomini e volpi, uomini e cervi. Allora ho pensato che dovessi testimoniare la loro sofferenza. 

Si può parlare di cultura piromane? Di sicuro c'è una delittuosa insensibilità del popolo sardo nei confronti del proprio patrimonio ambientale e faunistico. Questo, come tutti i fenomeni umani porta a delle frange estremiste che vedono nel fuoco un patologico sovvertimento dello status quo.

A un anno dall'accaduto abbiamo idea del numero di animali morti? Impossibile dare una cifra esatta, si tratta di animali selvatici dunque non censiti, ma se contiamo anche gli insetti, che fanno parte a pieno titolo dell'ecosistema, parliamo di miliardi di esseri viventi. Vanno ricordati gli insetti per l'importanza immensa che essi rivestono insieme al suolo. Noi dobbiamo pensare al bosco come a un organismo. Che va considerato nella sua interezza, appunto il verde, il suolo, i piccoli animali che vivono nel suolo e gli animali meno conosciuti fino a quelli che creano con noi maggiore empatia: volpi, cervi, mufloni. Riguardo gli animali non selvatici possiamo calcolare ne siano morti circa 600, questo numero è calcolato attraverso le richieste di indennizzo: ovini, caprini, bovini, equini. Niente di più di una giornata di macellazione. Chi ha pagato il prezzo più alto sono stati senza dubbio gli animali selvatici. 

Come sta oggi il Montiferru? La natura ancora una volta ci insegna che la vita è più forte di qualunque avversità. Dopo tutto, il fuoco è sempre stato un componente del bioritmo dei boschi. Certo, un incendio di queste dimensioni è una cosa ben diversa ma possiamo affermare che la terra a un anno dalla devastazion si sta riprendendo. Non invece le zone dove erano stati impiantati dei pini che sono bruciati come fiammiferi e attualmente c'è la morte esattamente come un anno fa. Un discorso diverso va fatto per gli ulivi che non sono bosco ma economia e anima del popolo che vive in quel territorio. E per non parlare degli olivastri millenari, una ferita che sanguina ancora. 

La volpe Metà, voce narrante nel tuo libro, oggi sta meglio? La volpe è stata anche investita oltre che bruciata, non dimentichiamolo e ci ricorda ogni giorno che gli animali che soppravvivono all'orrore causato dall'uomo, hanno in ruolo fondamentale di interpreti. Ormai questa volpe come le altre bestiole salvate è un ibrido tra gli uomini e le volpi e quindi anche solo per i segni che si porta addosso e per la capacità che ha di relazionarsi con noi, suo malgrado perché ferita, può essere l'anello di congiunzione fra loro e la nostra dimensione animale perduta. E continuare a parlarci del bosco e dell'animale che è sempre presente dentro di noi. 

Quanto la sofferenza unisce mondo animale e mondo umano? Unisce moltissimo, sublima i rapporti e non ci sono compagni più leali ed empatici di animali con i quali condividere la sofferenza. Questo è venuto fuori fortemente soprattutto nelle immagini che sono state diffuse dai media nazionali. 

Abbiamo imparato la lezione dall'incendio del bosco grandeNo, non credo, come non abbiamo imparato nulla dai grossi incendi del passato. La prova è che a un anno dai fatti, l'uomo non ha fatto nulla riguardo la prevenzione e la cura del bosco, se non opere di volontariato come quelle portate avanti dalla mia onlus o da tante altre. Forse l'unica cosa che si è davvero capita è che non dobbiamo aspettare, dobbiamo agire individualmente. Non attendere siano le istituzioni a occuparsi di questi problemi. Il bosco siamo noi. Ma purtroppo non credo sia passato questo messaggio importane ai più. Cioè ribadisco che il bosco siamo tutti noi e che il bosco è vita. 

Se vuoi approfondire clicca qui Dalla parte del fuoco: un libro che ci spiega come il Bambi disneyano ci ha convinti che fuoco e incendi siano la stessa malefica cosa