Aldo Cazzullo ci racconta "Le italiane". Un libro omaggio a chi ci ha salvato (anche) dalla pandemia in un Paese maschilista

In questa intervista il giornalista e scrittore parla del suo ultimo libro, un racconto a più voci che è anche un viaggio dentro l'animo femminile e nella comunità nazionale.

Aldo Cazzullo ci racconta 'Le italiane'. Un libro omaggio a chi ci ha salvato (anche) dalla pandemia in un Paese maschilista

Aldo Cazzullo è il giornalista che forse più di tutti custodisce e tramanda la memoria storica di questo Paese attraverso i suoi saggi che sono una riflessione sul passato ma soprattutto sull'oggi. Ha infatti dedicato oltre venti libri alla storia e all'identità italiana, sia in chiave critica - come Outlet Italia (2007), L'Italia de noantri (2009) - sia in difesa della storia e delle potenzialità del nostro Paese. Viva l'Italia! (2010), Basta piangere! (2013), Possa il mio sangue servire (2015), Metti via quel cellulare (2017), scritto con i figli, hanno tutti superato le centomila copie; La guerra dei nostri nonni le duecentomila.

Entra a La Stampa come praticante nel 1988. Nel 1998 si trasferisce a Roma. Nel 2003, dopo quindici anni a La Stampa, passa al Corriere della Sera dove è inviato speciale ed editorialista. Ha raccontato i principali avvenimenti italiani e internazionali degli ultimi 25 anni, in particolare le elezioni di Chirac, Erdogan, Bush, Abu Mazen, Netanyahu, Sarkozy, Obama, Cameron, Hollande, Trump, Macron, Sanchez, Johnson, oltre ai referendum sull'Europa, da quello francese su Maastricht (1992) alla Brexit.

Aldo Cazzullo nel suo ultimo libro uscito ad aprile per Solferino, "Le italiane, il Paese salvato dalle donne" rievoca le figure, il carattere e le storie delle italiane che ha conosciuto. Un racconto a più voci che è anche un viaggio dentro l'animo femminile e nella comunità nazionale. Dalle centenarie che hanno fatto l'Italia, come Franca Valeri e Rita Levi Montalcini, alle giovani promesse di oggi, come Chiara Ferragni e Bebe Vio. Donne di potere, come Nilde Iotti e Miuccia Prada, e donne di parola, da Oriana Fallaci a Inge Feltrinelli. Per arrivare a oggi: chi ha salvato l'Italia nell'anno terribile della pandemia? Noi diciamo medici e infermieri, al maschile. Ma non solo la maggioranza delle infermiere sono donne; sono donne la maggioranza dei giovani medici. Neppure il lockdown ha fermato le cassiere dei supermercati, le edicolanti, le poliziotte, le farmaciste, le professoresse che hanno fatto lezione on line, le mamme che hanno lavorato e badato ai figli rimasti a casa, le nonne che hanno corso rischi pur di prendersi cura dei nipoti. In queste pagine si raccontano in prima persona attrici come Monica Bellucci e Stefania Sandrelli, cantanti come Laura Pausini e Gianna Nannini, campionesse dello sport come Valentina Vezzali e Federica Pellegrini. Scrittrici come Dacia Maraini, critiche come Fernanda Pivano, editrici come Elvira Sellerio. Ma compaiono anche figure storiche come Chiara d'Assisi, patriote, partigiane, combattenti. Alcune non ci sono più, altre hanno tutta la vita davanti. Samantha Cristoforetti ha conquistato lo spazio, Nives Meroi l'Himalaya, Sofia Viscardi la Rete. Tante hanno sofferto moltissimo, sia pure in modi diversi: Alda Merini in manicomio, Vittoria Leone nelle stanze del potere, Maria Romana De Gasperi quando il padre era nelle carceri fasciste. Molte testimoniano che l'Italia resta purtroppo un Paese maschilista; ma tutte confermano che la grande avanzata delle donne è appena cominciata.

Tu scrivi che "Sono le donne a custodire l'identità italiana". Cosa significa? Da sarda ho pensato al matrilinearismo che non è esattamente un matriarcato. 

Io credo che le donne non ci diano solo la vita biologicamente, credo che generino anche la nostra identità, custodiscano e tramandino i saperi di un popolo. Quella linea che attraverso le generazioni ci unisce, ci accomuna, che ci rende italiani, ma non in senso sovranista, inteso come comunità con delle radici forti.

Questo libro è un omaggio alle italiane in una nazione ancora molto maschilista.

Sì, purtroppo lo abbiamo visto anche durante la pandemia. Le donne sono quelle che hanno ancora una volta pagato il prezzo più caro. Sono loro che per la maggior parte dei casi hanno perso l'impiego, hanno adempiuto ancora una volta al compito della "cura", di bambini e anziani. Sono le donne che in smartworking hanno seguito i figli in casa con la Dad, sono loro che in corsia negli ospedali in numero notevole ci hanno salvato o hanno accompagnato chi non ce la faceva a una morte dignitosa. Dottoresse e infermiere, tantissime sotto quelle protezioni che hanno solcato i loro volti.

Perché a destra le donne ricoprono ruoli da leader e a sinistra ancora non abbiamo una Giorgia Meloni?

Perché credo che a sinistra le donne tendano maggiormente a farsi strada seguendo un uomo, un capo corrente. Non rovesciano il sistema. Hanno più una tendenza a farne parte. 

Le italiane hanno raggiunto una parità formale, ma forse ancora non del tutto sostanziale. Le leggi ci tutelano ma resta una sottocultura patriarcale che ci rende la vita ancora molto più difficile di un uomo. Cosa ne pensi del linguaggio di genere?

Ne parlai tempo fa con Laura Boldrini, le chiesi se la battaglia per una A finale non sia una fatica inutile che non cambia la vita concreta delle donne. Lei mi rispose che la lingua è l'anima di un popolo e una lingua che non contempla il femminile cancella l'esistenza stessa di metà della popolazione. Se esiste operaia deve esistere anche sindaca. Perché ora le donne ricoprono ruoli di prestigio come gli uomini. La lingua deve solo adattarsi a questa evoluzione dei costumi. Io penso però che spetti a ogni donna scegliere come farsi chiamare. Se una donna non vuole declinarsi al femminile ha il diritto di non farlo.

L'anno scorso è uscito il tuo libro omaggio sul Sommo poeta: "A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l'Italia". Dante era maschilista?

Non possiamo usare le categorie maschilista o femminista per un uomo vissuto 700 anni fa. Però Dante in un'epoca in cui ci si chiedeva se la donna avesse un'anima ha mostrato nella Divina commedia che attraverso la donna si raggiunge la salvezza. Beatrice salva Dante, attraverso di lei non c'è la perdizione ma la salvezza. Credo che questo mostri il rispetto che il poeta avesse per le donne.

Tu ti consideri femminista?

Credo che un uomo non si posso definire femminista ma credo che le battaglie di oggi contemplino gli uomini. La realizzazione umana e professionale delle donne è essenziale anche per la popolazione maschile. Credo che la violenza sulle donne per esempio sia un problema di noi maschi. Siamo noi che dovremmo liberarci di questa visione possessiva del corpo e della mente delle donne. Siamo noi che dobbiamo praticare per primi la parità.

Chiudiamo come abbiamo iniziato allora: "Sono le donne a custodire l'identità italiana" a tramandare come hai detto tu un modo di essere ed esprimersi. Quindi le donne tramandano anche il maschilismo?

Purtroppo sì. Come la violenza sulle donne è un problema degli uomini anche la cultura maschilista è un problema delle donne.