De Cataldo, la criminale del romanzo è bionda come Eva Kant: la chiamano "La svedese"

L'ultimo libro del magistrato-scrittore rompe le regole letterarie e mette al centro della trama una giovane boss che in solitudine si prende un pezzo di Roma

De Cataldo, la criminale del romanzo è bionda come Eva Kant: la chiamano 'La svedese'

Sharon detta Sharo non è l'amante del "cattivo" di turno. Non è la fidanzata, né la moglie. Non è l'ispettrice, né la poliziotta. Sharon detta Sharo è la criminale, tutto quello che fa, tutto il giro di affari illeciti che controlla è cosa sua. Una ragazza di borgata con piccoli sogni, forse anche realizzabili, che in poco tempo si trova a vertici di un giro malavitoso, fino a diventare la boss di una fetta di Roma. Sharon detta Sharo è "La svedese" (pagg. 233, euro 18, Einaudi), protagonista dell'ultimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, magistrato, scrittore, sceneggiatore. E' la prima volta che nell'epopea del giallo cataldiano irrompe una figura femminile così ben tracciata, fuori anche dai soliti schemi della narrativa di genere. Perché la capo clan è una ragazza: bella, imbronciata, curiosa, coatta, feroce per necessità. All'apparenza "La svedese" potrebbe somigliare a una Eva Kant de noantri, ma poiché l'autore conosce la "nera" di Roma quanto un cronista esperto, è possibile che la suggestione sia arrivata da un episodio reale, forse un omicidio avvenuto nel quartiere Appio Latino nel 2019. Anche in quel caso, come nel libro, c'era una ragazza bionda, uno zaino, molti soldi in ballo e un giro di droga.


Ecco, la roba è il motore di tutta la vicenda ambientata nella Capitale immobile del lockdown. All'epoca dei fatti la maggioranza dei comuni mortali cantava sui balconi giurando che tutto sarebbe andato bene, mentre il resto della città festeggiava a suo modo. E' sempre una questione di domanda e offerta, di do ut des. E anche in questo caso c'era la periferia a prestarsi per servizi a domicilio, mentre il centro ricco e altolocato "spendeva e pretendeva".
La merce di cui racconta De Cataldo in "La Svedese" è quella degli sballi con sesso, la cosiddetta "droga dello stupro": il gamma-idrossibutirrato (GHB), il gamma-butirrolattone (GBL), l'MDMA, tutti acronimi che abbiamo imparato a conoscere proprio grazie a inchieste, scandali, processi, pagine terribili di abusi con le vittime ridotte all'impotenza. Sostanze accompagnate da cocaina, ecstasy, alcol, tutto il necessario per uno sballo che liberi ogni freno.

Sharon detta Sharo si trova coinvolta nel giro dei pusher suo malgrado. Viene da un quartiere disgraziato, le Torri (un po' Tor Bella Monaca, un po' i Ponti del Laurentino 38), dove la gente sopravvive come può, sempre in bilico tra rabbia, fame, trap e illegalità. Fa la prima consegna per caso, poi tenta di ribellarsi alla catena dello spaccio, cerca di appigliarsi a una morale che di fatto possiede. Però ha bisogno di soldi ed entra nella spirale. Non è una complice, né una comprimaria Sharo: è intelligente, ha carisma, passa dalle "piotte" nascoste sotto il materasso agli investimenti audaci in bitcoin. Così, quando le due bande che gestiscono lo smercio entrano in collisione, la "principessa" della roba diventa lei. De Cataldo si autocita: la Roma della Svedese non è quella di Romanzo Criminale, è una metropoli che "non ha più padrone e ognuno può prenderne un pezzo". Così questa ventenne bionda, coi denti perfetti, capace di prendere a calci chi prova a metterle un dito addosso, alla fine cede alle regole tostissime della malavita.


De Cataldo è sempre bravo negli snodi, nella descrizione dei personaggi che ruotano attorno a Sharo: l'aristocratico con l'elicottero e lo champagne di marca in frigo, Fabietto il fidanzato che la chiama amo', l'insopportabile madre invalida, il giro dei gay pieni di soldi, le amiche del negozio da parrucchiera e del bar di quartiere. Soprattutto l'autore è perfettamente in grado di rimettere al centro e raccontare una città in cui i diversi ceti sociali si sfiorano appena, pur vivendosi addosso: gli "impicci" dei paria, i vizi dei ricchi, le case di cartone delle borgate dove non si respira, e gli attici con la vista che ti danno le vertigini. "La svedese" è un personaggio che rompe molte delle consuetudini letterarie: cattiva quanto basta, furba il giusto e molta odiata da una genia di delinquenti tutti maschi, tutti privi di scrupoli, ma spesso così voraci da farsi la guerra lasciando il campo libero. Sharo entra nel business per fotterlo e in parte ci riesce.
Finale a sorpresa (no spoiler). Ma vedrete che le avventure di questa pischella bionda non finiranno qui.