Quanto poco spazio è stato concesso alle donne nella Storia? Un libro finalmente lo calcola

Ne "Lo spazio delle donne" Daniela Brogi ci suggerisce un esercizio complesso ma necessario: smettere di considerare il mondo solo in termini maschili

Quanto poco spazio è stato concesso alle donne nella Storia? Un libro finalmente lo calcola
“Vilma legge sul sofà” (1912) Tavik František Šimon

Lo spazio delle donne è due cose: quello calcolato da chi studia le questioni di genere, che ha messo nero su bianco l'assenza delle donne nella Storia culturale, politica, economica e sociale dell'umanità. E il territorio spoglio e arido in cui ci hanno relegate per secoli e secoli. Uno spazio di esilio, perché nel mondo che 'contava', quello maschile, sono state ritenute interessanti solo le opere e i libri degli uomini. Uno spazio negato. Un territorio che abbiamo sempre dovuto dividere con altri, nella migliore delle ipotesi come figlie, mogli e madri. Nella peggiore come schiave, dove il padrone è ancora oggi in molte regioni del mondo l'uomo.

Le donne, dice bene l'autrice di questo saggio, Daniela Brogi, pubblicato per Einaudi, sono state addestrate a non avere talento. In esilio appunto, mute e fuori dai giochi, dalla Storia. Brogi si chiede dunque come si possa ricostruire l’intero campo su cui si gioca la partita della cultura, inserendo finalmente anche la 'squadra femminile', metà della popolazione mondiale. 

Prima cosa da fare, e non è esercizio semplice, è smettere di considerare il mondo solo in termini maschili. La “normalità” in cui maschi e femmine sono cresciuti deve essere vista per quello che è. Un gigante falso storico, un gigantesco buco di dati. Un gruppo sociale che ha usurpato e sottomesso l'altrà metà. Senza alcun desiderio di scontro l'autrice coglie in questa epoca di grandi opportunità sociali e di emancipazione femminile (almeno in Occidente, un’opportunità critica di crescita e di confronto, anche interculturale.

In parole povere smettere di considerare il mondo e la cultura solo in termini maschili. Cambiare la prospettiva. Far contare la presenza e l’importanza delle donne, anche quando sono state ammutolite o oscurate. Aggiungere spazi. Perché il femminismo è per le pari opportunità. Nessuna guerra di posizionamento contro gli uomini. Un mondo nuovo dove a entrambi i generi venga concesso lo stesso spazio

Questo libro ha un merito che tanti altri testi sullo stesso tema non possono vantare. E' capace di parlare e spiegare soprattutto, che la questione femminile esiste ed è tangibile. Inopinabile come la matematica. 

Leggendo questo testo ci si accorge che sia stato un'urgenza, da donna, studiosa, attivista. Cosa ti ha fatto scattare la necessità di scriverlo? Donna, studiosa, attivista: dici bene, sono tre modi di essere e di sentirsi attraverso i quali ho cercato per anni di riflettere e lavorare sulla disuguaglianza di genere. Il progetto e la scrittura de Lo spazio delle donne arrivano da una lunga esperienza di sedimentazione, dentro la quale a un certo punto è arrivata l’urgenza: di fare, di tentare un nuovo linguaggio capace di parlare in modo trasversale e intersezionale, per creare una narrativa comune.

Quando hai finito di raccogliere il materiale, prima di scrivere, ti sei stupita tu stessa della nostra enorme assenza nella Storia? In poche parole: pensavi peggio o meglio? Non so rispondere in termini di preferenza secca, credo. Confrontarsi direttamente, andando a cercare le esperienze, i testi, provando a riaprire le voragini, a guardare il buio dove sono finite le donne per secoli, fare tutto questo di certo fa soffrire, perché è faticoso capire di appartenere a storie così tanto rimosse. Però le energie poi arrivano, man mano che si fa spazio, e arriveranno, perché capisci che dentro e dietro tante solitudini rimaste invisibili ha agito anche una speranza, una possibilità di parlare al futuro. Chi ha scritto, agito, pensato, lavorato, per lo spazio e i diritti delle donne, nel corso della storia, non parlava mai unicamente a titolo di sé stessa: era come scrivere lettere per destinatarie che prima o poi ci sarebbero state. Se noi capiamo questo, se ricostruiamo delle genealogie tra donne che nel corso della storia si sono parlate, sia pure da lontano, ecco che non
possiamo “pensare peggio” e lo spazio delle donne può diventare anche un progetto da costruire insieme, in tante, e in tanti, e in maniera intersezionale.

Cosa pensi del linguaggio di genere e della recente presa di posizione della Treccani sul femminile delle parole? Penso che era tempo che accadesse. Ho dedicato molte pagine del mio libro a questa questione. Le parole fanno esistere o non fanno esistere la realtà e gli ordini e sistemi che le danno senso e valore. Il maschile universale esprime la retorica del patriarcato, che stabilisce che esista un unico genere, e in più funziona per gerarchie e schemi di potere.
Nessuna e nessuno si è mai scandalizzato a usare le declinazioni femminili per i lavori considerati servili, e così da sempre esistono le cameriere, le operaie, le commesse, le contadine, le segretarie. Lo scrupolo e lo scandalo nascono quando si tratta di declinare al femminile professioni che sono state interdette per secoli alle donne: ruoli di potere,
socialmente autorevoli. Per questo la direttrice, l’avvocata, la ministra, la sindaca sono, “sembrano” impronunciabili, mentre invece “lavandaia” si può dire. Se ci pensi, accanto al sessismo, in questo mancato riconoscimento agisce anche un profondo razzismo e classismo nei confronti delle professioni considerate meno rilevanti. Ecco, anche in questo senso Lo spazio delle donne è un testo che scardina e decostruisce la retorica e la grammatica stessa del maschilismo benpensante, inventa nuovi sguardi, nuove parole per percepire il mondo e raccontarlo, anche a noi stesse.

Daniela Brogi insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa principalmente di forme della narrazione, nella letteratura, nel cinema e nelle arti visive. Tra i suoi libri ricordiamo: Il genere proscritto. Manzoni e la scelta del romanzo (2005); Giovani. Vita e scrittura tra fascismo e dopoguerra (2012); Altri orizzonti. Interventi sul cinema contemporaneo (2015); Un romanzo per gli occhi. Manzoni, Caravaggio e la fabbrica del realismo (2018, terza ristampa 2020). Per Einaudi ha pubblicato Lo spazio delle donne (2022). Scrive saggi e articoli di critica letteraria, cinematografica e visuale sulla rivista online «doppiozero» e su varie altre testate.