I titoli più indicati per affrontare l'arrivo di una irreale Primavera e scacciare l'angoscia che non passa

Giorni di solitudini a primavera da affrontare con la lettura di qualche bel libro

I titoli più indicati per affrontare l'arrivo di una irreale Primavera e scacciare l'angoscia che non passa
di Giuditta legge

E’ arrivata la Primavera, quella climatica. Ufficialmente con l’equinozio è terminato l’inverno più caldo e anomalo di sempre. Una Primavera vissuta in un silenzio irreale, interrotto solo dal suono di ambulanze. Una primavera vissuta tra morti di famigliari di amici cari, di picchi che non arrivano, di reclusioni e solitudini. Solitudini di primavera. Giorni di solitudini a primavera, carichi solo di apprensione per un’epidemia che ha letteralmente paralizzato un intero paese. Il tempo bello non pare voler frenare l’emergenza e dare tregua ai lutti di questa assurda tragedia. Anche riempire queste serate di silenzi e solitudini diventa faticoso. Non è semplice neanche trovare il libro giusto che per una manciata di ore possa sincerare i pensieri più neri e scacciare via questa angoscia che non passa e non passa. Questo spazio che la cara Giuditta Casale, qualche anno fa, mi ha concesso come un dono prezioso nel momento più nero della mia esistenza è sempre stato un porto sicuro con quella sua scialuppa di salvataggio a cui far riferimento per trovare un attimo di pace. Bene, in queste giornate, in cui la primavera vera tarda ad arrivare, continuerò a suggerire titoli di libri capaci di svagare i pensieri. Libri che possono essere d’aiuto nelle serate più lunghe per dimenticarsi, almeno per un po’, di essere precipitati in questa imprevista e imprevedibile bolla.

Tra i libri suggeriti questa settimana sicuramente un posto speciale ha una recente uscita della casa editrice milanese Sem che mi è stata di grande aiuto all’inizio di questi giorni difficili. Un libro graffiante di intrattenimento, attraverso cui si ride grazie anche a una sincera e trascinante freschezza di scrittura. Lo ha scritto Alberto Milazzo ed il titolo è ” La morale del centrino”. Il romanzo ha come sottotitolo “Ovvero come sopravvivere ad una madre siciliana” e già da qui si intuisce che saremo alle prese con un personaggio letterario che rimarrà impresso a lungo per il suo carattere energico, autoritario, scontroso. La signora Manon, con il suo baluardo di moralità da difendere contro la precaria felicità del figlio narratore, è una donna capace di tenere in riga una intera famiglia. Perfettamente a suo agio nella esaltazione della lamentela e dell’infelicità, detta regole di vita con il suo codice etico e comportamentale in quel palazzo di via Ortigia a Palermo. Il suo modo di pensare, di affrontare le situazioni genera solo contrasti con l’arrivo della modernità che i tre figli fanno irrompere nella quotidianità di questa solida signora siciliana dalla mentalità datata. Nelle cose del mondo che non condivide dei suoi figli, la signora si impunta e riesce a dare il meglio di sé  innescando discussioni gustosissime da leggere, ma che fanno molto riflettere sui passaggi epocali di questi tempi. Sem ha scelto di pubblicare questo libro a fine giugno del 2019, in occasione dei cinquanta anni dai fatti di Stonewall, quando la polizia, nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969 e secondo una pratica comune in quegli anni, irruppe in un locale gay di New York per una retata; la comunità gay insorse e innescò quella protesta che segna, poi, l’atto di nascita dei movimento per i diritti civili.

Manon è una strabordante mamma siciliana, la cui massima più celebre suona: “L’unica felicità possibile è la media delle nostre infelicità”. Ma Manon è anche un modo di stare al mondo, un bizzarro codice etico, un esilarante manuale delle buone maniere. In fondo, Manon è un altro modo per dire una certa Sicilia. Il confronto con una madre del genere è una lotta per la sopravvivenza. Le tappe della crescita del protagonista di questo libro diventano battaglie epocali per l’indipendenza, fatte di tradimenti, di rimpianti, ma anche di inciampi comici. La modernità irrompe nel più sonnacchioso immobilismo siciliano e i risultati non sono per nulla scontati. Manon, il cui universo si ripete identico e immutabile, come le stagioni, viene messa a dura prova da figli che in nulla rispondono ai suoi ideali di madre. Il protagonista e i suoi fratelli infatti sembrano nati per contraddirla, fra divorzi, matrimoni mancati, insuccessi professionali, scelte di vita e di identità sessuale lontane dal suo orizzonte. Manon si trincera dietro una difesa strenua di ciò che lei considera “giusto”. Salvo, alla fine, essere capace di una vera rivoluzione, per quanto domestica, che conferma la leggendaria propensione all’accoglienza e al dialogo dei siciliani. Un libro in cui si ride molto, e con il sorriso si scende nelle pieghe di un dialogo intergenerazionale a volte difficile, ma sempre necessario.

Della casa editrice Sem è anche «L’apprendista» di Gian Mario Villalta, romanzo uscito il 27 febbraio, a due anni dall’evocativo «Bestia da latte».
Gian Mario Villalta, poeta scrittore e Direttore artistico di pordenonelegge, è con questo libro uno dei 12 semifinalisti del Premio Strega 2020. Due uomini con la vita alle spalle che tengono in ordine una chiesa di paese con dentro una celebrata opera d’arte. Fredi, il sacrestano, è stato nell’esercito come suo padre, si doveva sposare, ha lasciato tutto, è andato a fare il missionario in Giappone, poi è tornato; Tilio, l’apprendista sulla settantina, è un ex operaio rimasto vedovo con un figlio ricco con cui non va d’accordo. Nei loro sommessi dialoghi affiorano il passato, le scelte compiute, l’atmosfera soffocante del paese, i dubbi sulla religione, la sensazione che il mondo stia cambiando in peggio. Una potente riflessione sull’oggi che parte da un luogo sperduto e diventa subito universale.

Fuori piove, fa freddo. Dentro la chiesa, in un piccolo paese del Nord-Est, fa ancora più freddo. È quasi buio, la luce del mattino non riesce a imporsi. Un uomo, Tilio, sta portando via i moccoli dai candelieri, raschia la cera colata, mette candele nuove. Sistema tutto seguendo l’ordine che gli hanno insegnato, perché si deve mettere ogni cosa al suo posto nella giusta successione. Parla con se stesso, intanto, in attesa che sulla scena compaia Fredi, il sacrestano. Tra una messa e l’altra i due sorseggiano caffè corretto alla vodka. Così inizia il teatro di una coppia di personaggi indimenticabile, che intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un intreccio vertiginoso di vicende personali, desideri, rimpianti e paure che convocano la vita di tutto un paese, in una lingua che fa parlare la realtà vissuta.
Proposto per il Premio Strega 2020 da Franco Buffoni: «Personaggi autentici della provincia friulana animano questo nuovo romanzo di Gian Mario Villalta in modo nitido e poetico. “L’apprendista” – mentre pare raccontare la storia di due “umili” – Tilio e Fredi, riesce in realtà a fare esplodere universi di discorsi storici, sociali e profondamente umani, grazie a uno stile di scrittura elegante e intenso, intimamente sentito. Mentre la trama intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un furibondo intrico di paure e desideri, rimpianti e speranze, capaci di coinvolgere le esistenze degli altri abitanti della piccola comunità. Scolpendo un microcosmo di realtà vissuta con notevole sapienza stilistica, Gian Mario Villalta, già molto noto e accreditato per i romanzi precedenti editi dalla stessa Sem e da Mondadori (ricordiamo “Tuo figlio”), consegna al pubblico dei critici e dei lettori – con “L’apprendista” – una delle opere più significative della nuova stagione.»

Un libro che può essere di valido aiuto nelle serate più lunghe da trascorrere è “Notturno di Gibilterra”. Si tratta di un ipergiallo sofisticato uscito il 13 febbraio scorso e che segna anche l’esordio narrativo del giovane scrittore campano Gennaro Serio. Un romanzo vertiginoso, dal respiro internazionale e pubblicato dalla casa editrice L’Orma. Una penna felice per una storia funambolica quella di Gennaro Serio, nato a Napoli nel 1989 e che attualmente vive a Roma dove lavora nella redazione del «manifesto». Scrive per varie testate tra cui «il Venerdì» e «Alias». Con “Notturno di Gibilterra”, il suo primo romanzo, ha ottenuto il più prestigioso riconoscimento italiano riservato agli inediti di scrittori esordienti, il Premio Italo Calvino. Questa la motivazione della giuria: «Per il coraggioso esperimento metaletterario condotto nel testo con lingua poliedrica, sulla scia dei modelli cosmopoliti di Vila-Matas e Bolano. Un giallo sofisticato dal gusto ironico e parodistico che vede i protagonisti in viaggio per l’Europa dei luoghi di culto della scrittura terminando nella Gibilterra dell’immortale Molly Bloom».

Sospinto da uno stile versatile e sorprendente, “Notturno di Gibilterra” mette in atto un furibondo sabotaggio del genere più letto e amato: il giallo. Nell’appartata sala da tè del Grand Hotel Rodoreda di Barcellona, un giovane giornalista sta intervistando il celebre scrittore Enrique Vila-Matas. Ma, evidentemente, qualcosa va storto. Nella sala resta solo il cadavere dell’intervistatore, e Vila-Matas pare svanito nel nulla. Un detective scontroso, e fiero «nemico delle Lettere», si lancia all’inseguimento del supposto assassino con l’aiuto della sorella Soledad, medico legale e coltissima lettrice, che sembra invischiata nella vicenda più di quanto non dovrebbe. Si innesca così un congegno romanzesco composto di carteggi, referti, interviste, picaresche peripezie (e persino di un campionato mondiale dei detective letterari in cui si sfidano mostri sacri come Poirot, Montalbano, Maigret e Sherlock Holmes). Un «ipergiallo» giocoso e diabolico che attraverso una sapiente rete di divertiti omaggi e ghiotte citazioni porterà il lettore dai canali delle Fiandre al Baltico, dall’Accademia di Svezia alla Patagonia, per approdare infine a Gibilterra, dove marginali poeti allo sbando rivendicano uno spazio a quella materia incandescente che è la letteratura.

Una bella scoperta, invece, un noir cupo e fulminante ambientato nella comunità italo-americana di Brooklyn , che rimanda ai classici della vecchia scuola. Si tratta del primo libro del 2020 pubblicato da Minimum Fax ed il titolo è «Gravesend» di William Boyle. Un romanzo che mescola amore e vendetta e che ci racconta cosa succede quando i luoghi e le persone del passato tornano a ossessionarci per chiudere i conti in sospeso. Nelle strade di Brooklyn, tra genitori che invecchiano in vestaglia davanti alla tv, pub malfamati e vite che provano a ripartire nonostante tutto, William Boyle ci porta in quella che l’editor Luca Briasco chiama “la Mystic River degli italoamericani”.

William Boyle è nato a Brooklyn nel 1978 e vive e insegna a Oxford, Mississippi. È autore, tra gli altri, di The Lonely Witness, candidato all’Hammett Prize, e A Friend Is A Gift You Give Yourself. Gravesend è stato candidato al Grand Prix de Litérature Policière in Francia finalista del John Creasey (New Blood) Dagger in Inghilterra.

Sono trascorsi sedici anni da quando «Ray Boy» Calabrese è stato condannato per l’omicidio di un ragazzo, e adesso è arrivato il momento di uscire di prigione e tornare a Gravesend, il quartiere di Brooklyn nel quale è cresciuto e di cui era il re indiscusso. Ad aspettarlo c’è il fratello della vittima, Conway D’Innocenzio, che non si è mai ripreso dalla tragedia e sa di doversi vendicare se vuole salvare la propria reputazione e, forse, ricominciare a vivere. Ma, per quanto abbia un piano perfetto per punire Ray Boy, Conway non riesce a compiere il passo definitivo, e precipita in una spirale di autocommiserazione, disprezzo di sé e scoperta di ciò che si agita nel profondo della sua anima. Nel frattempo anche Alessandra, un’attrice fallita, è tornata a Gravesend dopo la morte della madre, e trascorre le sue giornate combattuta tra il desiderio disperato di tornare a Los Angeles il prima possibile e la facilità con la quale potrebbe tornare a immergersi nella vita del suo quartiere.Due vite simili, tormentate e combattute, e un’unica ricerca di salvezza e riscatto, che porterà le strade di Conway e di Alessandra a incontrarsi. Gravesend è un romanzo duro e insieme profondamente passionale, nel quale le atmosfere di Brooklyn acquistano una concretezza e una forza senza pari: una storia di vendetta, disperazione e fuga che ha imposto William Boyle come una delle voci più originali e interessanti del noir americano.

Dallo scorso autunno è disponibile un nuovo album musicale della cantante Nada Malanima dal titolo “Materiale domestico”, in doppio cd o doppio vinile: un’ampia raccolta di provini ed inediti che l’artista ha personalmente curato. Del progetto ***Materiale domestico*** fa parte anche un’autobiografia dal medesimo nome, edita da Atlantide, uscita un paio di settimane prima della pubblicazione del disco. Al solito si tratta di un racconto di vita schietto, crudo e lucido, così com’è sempre stata l’arte di Nada. Il libro ripercorre a ritroso cinquanta anni di musica, di passioni e di incontri, seguendo la tenace ricerca del proprio io, vero, e del destino di una ragazza che odiava cantare e che voleva solo essere, davvero, se stessa. Sottotitolo al libro è “Un’autobiografia 2019-1969 “.

“Basta con questo mugolio, dai fastidio”, mi dicevano in casa.Ero bambina ed ogni cosa che facevo l’accompagnavo con una cantilena incessante, monotona, il corpo vibrava tutto e fissata in quel suono ossessivo mi estraniavo dal resto fino a non sentirmi più, fuori dal mondo degli altri.”
Inizia così “Materiale domestico” di Nada Malanima che, con questa sua autobiografia, ci narra di una vita fatta di tante vite.Per la prima volta Nada Malanima racconta la propria storia e lo fa intrecciandola strettamente al suo straordinario percorso artistico, che l’ha vista debuttare ancora adolescente per arrivare a essere considerata unanimemente tra le autrici più originali del nostro tempo.
Dal trionfo degli esordi all’incontro fondamentale con Piero Ciampi, livornese e ribelle come lei, alla stagione delle sperimentazioni e delle incomprensioni, al teatro con Giulio Bosetti e Dario Fo, fino al nuovo, clamoroso successo degli anni Ottanta e all’ennesima inaspettata rinascita nel nuovo millennio, questo memoir narra una vita fatta di tante vite: una “storia d’amore alla rovescia”, intensa, a tratti comica e disperata, e sempre, assolutamente, profondamente vera.

Nada Malanima, la cantautrice toscana di “Ma che freddo fa”, è sicuramente l’artista più originale e coraggiosa della scena musicale italiana contemporanea. Da anni, con la sua voce unica e inimitabile dà corpo e parole alle proprie opere musicali, teatrali e letterarie. ‘Leonida’ è stata la quarta fatica letteraria dell’artista toscana. Nella sua recente carriera di scrittrice si contano altre tre opere pubblicate: la raccolta di prose e poesie ‘Le mie madri’ (Fazi, 2003), l’autobiografico ‘Il mio cuore umano’ (Fazi, 2008 e ristampato da Atlantide) e il romanzo ‘La grande casa’ (Bompiani, 2012). Nada con il romanzo, “Il mio cuore umano”, per Fazi editore, aveva scritto uno dei pochi libri italiani in cui si parlava di famiglia senza filtri, di rapporti famigliari senza cadere nel banale, nel già letto e riletto. Il cuore umano di Nada Malanima è tante cose messe insieme e ben ha fatto Atlantide Edizioni a ripubblicardo con uno scritto inedito dell’autrice, a oltre dieci anni dalla sua prima uscita del 2008. Del resto che canti ‘Luna Piena’ o ‘Piangere o no’ o ‘Venezia Istanbul’ di Franco Battiato, che recuperi le canzoni del livornese Piero Ciampi o che scriva un romanzo sorprendente come ‘Leonida’, o che peschi da un repertorio infinito una delle sue tante hit del passato, Nada Malanima ci mette sempre il cuore, dimostrando ogni volta coraggio ed originalità. Il suo “cuore umano” è indagato nel suo romanzo più toccante.

L’indimenticabile storia di una famiglia molto particolare e della nascita inaspettata di una bambina speciale nella Toscana degli anni Cinquanta: a più di dieci anni dalla prima pubblicazione, torna il sorprendente romanzo di esordio di Nada Malanima. Lirico, misterioso, toccante, e un po’ magico, basato sulla storia personale dell’autrice e della sua famiglia, Il mio cuore umano è il libro che ha rivelato il talento di narratrice di una delle artiste più amate degli ultimi cinquanta anni.

Altro consiglio di lettura per la settimana è una delle ultime uscite di Marcos y Marcos, “L’inguaribile” di Tommaso Soldini.
La Copertina di Vendi Vernic racconta molto dei protagonisti di questo libro che è una storia d’amore e di mancanze e separazioni. Gemma, la moglie del protagonista, lo caccia inaspettatamente di casa, mentre leggono le favole della buonanotte alle due figlie. Michele, sconvolto, non si capacita e si rifugia nella cronaca giudiziaria,indagando su un neonazista assassino. Ma Gemma lo chiama a una sfida irresistibile: vuole pericolo e sangue, e lo attira nel labirinto di un club per scambiasti per riscoprire la linfa vitale del loro amore o morire nelle stanze di quello swinger club. Una sorta di favola moderna in cui Michele, il protagonista, come un fiabesco cavaliere errante, cercherà di riconquistare la sua dama Gemma. Con scrittura raffinata e inventiva, Soldini tende un filo nel labirinto dei drammi dell’essere umano.

Quando Gemma lo lascia all’improvviso, Michele si sente mancare la terra sotto i piedi.Schivando la collega Giorgia, pronta a offrirgli consolazione, si immerge nel suo lavoro al giornale, dove scrive lunghi articoli di cronaca giudiziaria.
Il caso scottante di Roby Ratter, noto neonazista che prima truffa un amico e poi cerca di ucciderlo per non farsi smascherare, gli offre un’illuminazione inaspettata.
Ma Gemma scompagina ogni tentativo razionale di comprendere, dileguandosi, con il suo inconfondibile cappello rosso, oltre la porta di uno swinger club. Michele la segue ciecamente.
Come un fiabesco cavaliere innamorato, sventa tranelli, affronta labirinti, si crede capace di superare ogni prova per riconquistarla.

di Antonello Saiz (libraio e collaboratore del blog Giudittalegge)