Claretta Petacci, l'amante del Duce per nulla vittima. Ecco quale fu il suo vero rapporto con Mussolini

“Claretta l’hitleriana. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini” scritto da Mirella Serri, sgretola la leggenda della ragazza ingenua. Una figura che influenzò il Duce, non subì il suo pensiero ma collaborò a plasmarlo.

Claretta Petacci, l'amante del Duce per nulla vittima. Ecco quale fu il suo vero rapporto con Mussolini

In fondo la verità è solo uno dei tanti modi in cui ci raccontiamo una storia. E purtroppo la narrazione che scegliamo spesso costruisce la stessa verità storica.

Partendo da questa considerazione c'è un libro pubblicato da Longanesi uscito da qualche settimana in libreria che oggi si chiede chi fosse davvero Claretta Petacci, l’ultima amante in ordine di tempo del Duce, destinata a diventare la più celebre perché con lui condivise a soli 33 anni l'orrenda fine di Piazzale Loreto.

“Claretta l’hitleriana. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini” scritto da Mirella Serri, sgretola la leggenda della ragazza ingenua e innamorata, manipolata e succube dell'amante più anziano. Ci mostra invece una donna risoluta, consapevole, cosciente e artefice del proprio destino. Una figura che influenzò Mussolini, non che che subì il suo pensiero ma che collaborò a plasmarlo.

Chi sa cosa avrebbe detto Sandro Pertini che nel 1983 sostenne che “la sua unica colpa” fu quella di “amare un uomo”, se avesse letto questo lucido e documentato ritratto?

Tra il saggio e il romanzo Serri in qualche modo ridà dignità alla donna. Perché quando responsabilizzi un individuo, per quanto queste responsabilità possano essere atroci, smonti l'idea che la donna in quanto donna sia soltanto un'ombra, un accessorio del tiranno, una poveretta capitata lì per caso o per colpa di una freccia scoccata da Eros.

Clarice (diventata Claretta per quella fascistissima moda di italianizzare tutti i nomi) nacque il 28 febbraio del 1912, figlia di un importante medico, aveva un fratello di nome Marcello e una sorella di nome Myriam. Studentessa per nulla brillante dalle suore di Nevers non riuscì a diplomarsi.

L’incontro con Mussolini avvenne il 24 aprile del 1932 sulla strada per Ostia. Aveva 20 anni e si trovava a bordo della Lancia Astura con targa vaticana guidata dall’autista del padre. Anche lui è in auto, sta sulla famosa Alfa Romeo 6C 1750 Gran Turismo Zagato, si ferma perché la ragazza lo saluta con un entusiasmo tale, che lui, che ama così tanto farsi ammirare, non riuscì da subito a resisterle.

Lei ragazza scaltra comprende immediatamente che Benito, che lei chiamerà Ben come lui stesso le aveva chiesto, si compiace dei complimenti e già nelle primissime lettere lo apostroferà con frasi come “sublime indimenticabile perla mia”. E lui che ama proprio l'idea di essere più anziano di lei, al telefono usava presentarsi con fare ironico: “Sono quel signore di Ostia”.

Recitano due parti questi amanti, quelle che la cultura fascista imponeva, quelle che la società patriarcale ama narrare. Lei è la ragazzina ingenua e affascinata dall'uomo forte, lui il maschio alfa che tradisce pure l'amante con tutte le fan che trova (tutte ovviamente mantenute dal Regime, cioè dalle tasse dei contribuenti). Claretta nella sua interpretazione della donna sottomessa prende botte dal suo Ben che spesso è proprio il padre di lei a curare con ghiaccio e punti. Lui si scusa sempre con lo stesso copione, “sono troppo sessuato, sono una bestia ma ti amo”. Ma appunto è tutta una recita, un gioco di ruoli, un grande inganno della Storia.

Claretta aderisce anima e corpo alle peggiori schifezze del regime, tra tutte all'antisemitismo, perché c'è un altro uomo che lei adora con tutta se stessa. Quell'uomo è Hitler. Lei ne è affascinata e vorrebbe fare da tramite tra il Fuhrer e il suo Duce. Fare la spia. Si legge in una lettera: “Prendi l'auto, un aereo, va’ dal Fuhrer. Se necessario vado io”. E' lei che dà ordini a Mussolini quando si tratta di nazisti. E intanto sistema tutta la sua famiglia: la sorella diventa una star del cinema dell'epoca, il fratello Marcello, ufficiale medico della Marina, ottiene la docenza in Patologia chirurgica e la direzione del reparto chirurgico dell’ospedale militare di Venezia e il padre, udite udite, anche se non sa scrivere, collaboratore del Messaggero. Ma sarà proprio Mussolini, che non scordiamo, era un giornalista a correggergli i pezzi prima della pubblicazione. Claretta nel mentre si sposa con un pupazzo, solo per non dare troppo scandalo.

La famiglia Petacci comprende subito che le leggi razziali possono portare profitti. Come? Serri racconta che vendevano lasciapassare ai cosiddetti arianizzati. “La famiglia Petacci vedeva nella persecuzione degli ebrei anche la possibilità di lucrosi affari: Myriam scrisse al duce perché intervenisse per far affidare a suo marito Armando Boggiano, da cui era peraltro separata, la direzione di una delle tante aziende sequestrate”. Racconta Serri: “Lei non fu né vittima né martire, bensì l’autentica interprete delle peggiori istanze del regime fascista con cui condivise la corruzione, il razzismo, il culto della guerra, la complicità e il collaborazionismo con l’occupante nazista”.

Se in questi decenni, storici e politici l'hanno salvata e resa martire, è solo per puro maschilismo. Una spilla da balia messa alla sua gonna il giorno della tragica fine e alla sua vera persona. Perché noi donne per tutto il 900, da uomini di destra e sinistra siamo state considerate solo pedine, vittime, strumenti indifesi da proteggere. E invece no. Possiamo anche interpretare il male, purtroppo, come gli uomini. E il valore del libro di Mirella Serri sta tutto qui. Ha ridato anima a un corpo che è stato zittito molto prima di Piazzale Loreto. Zittito da una idea di donna che è o santa o prostituta, ma comunque sempre meno intelligente dell'uomo, seguace e non seguita. Mai artefice del proprio destino. No, Claretta fu perfettamente artefice del proprio destino.