Marilù Oliva ci racconta Biancaneve nel Novecento, dal bordello dei lager nazisti alla strage della stazione di Bologna

Con una penna vibrante, intinta nella storia del Novecento e affilata da una profonda sensibilità per le umane lacerazioni e debolezze, Marilù Oliva disegna una vicenda incalzante che è anche una riflessione su quello che le famiglie non dicono

Marilù Oliva la incontro prima in libreria. I miei occhi veloci si fermano su questo titolo: Biancaneve nel Novecento. Mi intriga, lo acchiappo al volo, corro a leggere la trama. Mi chiedo, io amante delle antagoniste, se questa fosse la storia contemporanea di una matrigna buona e una principessa meno noiosa. Scopro solo dopo, che questo libro è molto di più. E' un Classico della letteratura contemporanea. Una perla rara in mezzo a tanti romanzi usa e getta. Quando viene nella mia città, a Cagliari, la incontro, ceno con lei e la sua famiglia. Ascoltarla è un piacere. E' delicata e gentile come la sua scrittura.

Provateci voi a scrivere delle internate costrette a subire stupri nei lager nazisti con la stessa cura e rispetto che ci ha messo lei.

Marilù Oliva è una scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha pubblicato due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste come l'Huffingtonpost ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Il suo libro più recente è L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino 2020). Anche Biancaneve nel Novecento è pubblicato da Solferino. Sono molto felice che ora siamo amiche.

Trama. Giovanni è un uomo affascinante, generoso e fallito. Candi è una donna bellissima che esagera con il turpiloquio, con l’alcol e con l’amore. E Bianca? È la loro unica figlia, che cresce nel disordinato appartamento della periferia bolognese, respirando un’aria densa di conflitti e di un’inspiegabile ostilità materna. Fin da piccola si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne ma le bambine, alla fine, nel bosco riescono a salvarsi. Poi, negli anni, la strana linea di frattura che la divide da Candi diventa il filo teso su un abisso sempre pronto a inghiottirla. Bianca attraversa così i suoi primi vent’anni: la scuola e gli amori, la tragedia che pone fine alla sua infanzia e le passioni, tra cui quella per i libri, che la salveranno nell’adolescenza.

Negli anni Novanta, infatti, l’eroina arriva in città come un flagello e Bianca sfiora l’autodistruzione: mentre sua madre si avvelena con l’alcol, lei presta orecchio al richiamo della droga. Perché, diverse sotto ogni aspetto, si somigliano solo nel disagio sottile con cui affrontano il mondo? È un desiderio di annullarsi che in realtà viene da lontano, da una tragedia vecchia di decenni e che pure sembra non volersi estinguere mai: è cominciata nel Sonderbau, il bordello del campo di concentramento di Buchenwald.

Con una penna vibrante, intinta nella storia del Novecento e affilata da una profonda sensibilità per le umane lacerazioni e debolezze, Marilù Oliva disegna una vicenda incalzante che è anche una riflessione su quello che le famiglie non dicono, sulle ferite non rimarginate che si riaprono, implacabili, attraverso le generazioni. Un romanzo vivo e poetico, che dà voce al rimosso di un secolo.