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"Chi l'ha detto che la periferia è solo degrado? Vi svelo cosa sta succedendo davvero ai bordi delle città"

Il terzo libro del giovane scrittore romano Tommaso Giagni racconta la Roma delle periferie. Manuel, Abdou e Flaviano raccontano le loro esistenze dalla periferia della capitale. Tra desideri, speranze e illusioni di una società in movimento

Francesca Mulasdi Francesca Mulas   
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Ci sono le periferie romantiche, quelle dove la vita scorre lenta, silenziosa, lontana dalla frenesia metropolitana e i personaggi sono fatti di stupore e ingenuità. E poi ci sono quelle dove si snoda la vita vera in tutte le sue contraddizioni, che rappresentano meglio di qualsiasi altra realtà la nostra società in cambiamento. In questi luoghi è ambientato “I tuoni”, il nuovo romanzo di Tommaso Giagni in libreria per Ponte alle Grazie.

Terzo titolo del giovane scrittore romano, che si è già fatto apprezzare con “L'estraneo” e “Prima di perderti” entrambi pubblicati da Einaudi e per i reportage pubblicati su L'Espresso, “I tuoni” racconta una storia ambientata ai margini della città di Roma, in un quartiere fatto di palazzoni grigi che ospitano migliaia di persone: un'umanità varia, abbandonata dalle istituzioni e lontanissima dalla mondanità della capitale, che ogni giorno fa i conti con l'esclusione e la marginalità ma ha comunque trovato un suo equilibrio. In questo mondo, da cui non si vedono neppure le cupole dei monumenti più famosi di Roma, si muovono i giovanissimi protagonisti Manuel, Flaviano e Abdou: egiziano il primo, romano il secondo, africano il terzo, i tre ragazzi vengono da storie familiari diversissime ma sono amici, vicini per quell'amicizia fatta di silenzi, rispetto e sostegno reciproco. Il presente è per loro il Quartiere da cui difficilmente i ragazzi riescono a uscire, ma tutti e tre sono animati da sogni e desideri che vanno oltre alla periferia in cui la vita li ha relegati e ai pregiudizi che la società ha imposto loro.

Tommaso Giagni, foto di Sara Deidda

Accanto alla periferia del degrado c'è anche un'altra periferia: è quella del quartiere Verde Respiro, una zona residenziale nuova con belle case costruite in mezzo al nulla e vendute con la promessa di servizi e collegamenti con il centro. Le case sono rimaste quasi tutte invendute, i servizi e i collegamenti spariti, i giardini mai finiti. Si trovano così una di fronte all'altra due periferie, una povera e una ricca, una fatta di persone deluse e rassegnate e una di persone sradicate dalle loro origini che cercano un colpevole per i propri fallimenti. Lontano c'è Roma, i suoi monumenti, le sue bellezze, le sue strade sempre più ricche di turisti e più povere di abitanti, dove le botteghe e i negozi storici hanno lasciato spazio ai ristoranti. 

"In una città come Roma, la periferia è uno specchio che riflette la società molto piu di quanto non riesca a farlo il centro storico - ci ha raccontato Tommaso Giagni, incontrato a Cagliari per la decima edizione del festival "Pazza Idea" organizzato da Luna Scarlatta. - Non succede solo a Roma, ma in tutte le citta in cui il centro è stato svuotato dei suoi abitanti ed è diventato un parco a tema per turisti: mi sembrava particolarmente interessante andare li a vedere che succede. Ho cercato di raccontare la periferia senza scivolare nel clichet, quell'immaginario della marginalità iper abusato che io per primo da lettore e da spettatore ero stanco di vedere; con questo romanzo volevo raccontare le trasformazioni in atto e mostrare cosa sta succedendo ai bordi delle nostre città, una nuova convivenza tra il quartiere periferico classico e una periferia nuova che vediamo da tempo nei sobborghi statunitensi e sta arrivando anche nel nostro paese, l'imitazione di un nuovo modo di abitare che da noi non è riuscito". 

Sullo sfondo del romanzo, lontano dai palazzoni dove vivono i protagonisti, c'è un centro che si sta svuotando per accogliere i turisti: vecchie officine meccaniche che diventano bar arredati in stile industriale, trattorie popolari che lasciano spazio allo street food, negozi di alimentari trasformati in ristoranti. Le città cambiano, i luoghi mutano, le persone vengono spostate con facilità in spazi senz'anima.

Eccole, le periferie raccontate da Giagni nel romanzo "I tuoni": "Viviamo in un tempo narrativamente interessante, e non è un caso che questo romanzo esca in questo momento storico, dopo dieci, quindici anni di una crisi economica che ha smosso la stiruazione sociale, ha rovesciato aspettative, ha impoverito persone che non avrebbero mai pensato di trovarsi in difficoltà economiche accanto a poveri sempre più poveri. Da questa situazione nascono dinamiche nuove che è importante raccontare. E' stato definito 'il più politico' tra i miei tre romanzi: è vero, la politica è nei conflitti e negli incontri della storia, e nella mediazione dei conflitti; ho scelto di narrare la società nel suo luogo cruciale, i margini, dove solo in apparenza non succede nulla ma dove in realtà la vita scorre con più forza e vigore". 

 

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