Il senso di colpa per una disgrazia, l'espiazione e un lampo di speranza: il libro di cui tutti parlano

"Lascio andare il collo all'indietro, sento qualcosa che somiglia a una piccola tristezza farsi largo nei miei pensieri. Non la riconosco da anni, la tristezza, né la malinconia né la pena per me stessa, e adesso che esplodono sembrano una specie di consolazione, una specie di amore"

Il senso di colpa per una disgrazia, l'espiazione e un lampo di speranza: il libro di cui tutti parlano
Dettaglio di copertina da: Il valore affettivo (Einaudi 2021)

La felicità non ha volto ma spalle, diceva Nietzsche, la vediamo quando se n'è già andata. È quello che sembra dirci anche la storia di Bianca: per lei la felicità è un'immagine nitida e lontana, annidata nella prima infanzia, legata saldamente al ricordo di sua sorella, morta ragazzina in un incidente dai contorni incerti.

Bianca è la protagonista de Il valore affettivo, l’esordio in narrativa di Nicoletta Verna (Einaudi Stile Libero) che in poco più di un mese ha messo d’accordo critica e classifica. Un libro che è un viaggio dentro al dolore, una battaglia destinata alla sconfitta che pure mantiene socchiusa la speranza. Quella di chi non vuole arrendersi.

Bianca aveva sette anni quando è capitata la disgrazia, come lei la chiama, la morte di Stella. Da quel giorno nulla sarà più lo stesso. La via per la felicità si farà quasi impraticabile se non attraverso Carlo, cardiochirurgo di fama internazionale e compagno di Bianca, che in realtà diventa lo strumento di un folle e macchinoso progetto di rinascita, di redenzione.

La colpa, la famiglia, la malattia, il materialismo. Temi enormi che sono i pilastri di questo romanzo così affilato e preciso nel linguaggio, e quindi nella sostanza, così esatto nella disperazione che mette in scena, eppure mai patetico grazie al suo stile scarno, minimalista, distaccato.

Ne parliamo con la sua autrice, Nicoletta Verna, che è nata a Forlì ma vive a Firenze dove si occupa di comunicazione e web marketing nel settore editoriale. È autrice di saggi e volumi su media e cultura di massa. Ha insegnato Teorie e tecniche della comunicazione in diversi atenei e istituti italiani.

Nicoletta Verna accanto alla copertina de Il valore affettivo (Einaudi 2021)

La colpa è uno dei temi letterari più indagati e potenti di sempre. Come ti ci sei avvicinata, che interpretazione ne hai dato?
"La colpa è spesso il motore delle nostre azioni, ma è un motore che va soltanto all’indietro, che ci impedisce di progredire. La colpa di Bianca per la perdita di Stella è in un certo modo irreversibile e alimenta costantemente il suo tormento. È una colpa irrazionale, quel tipo di colpa di chi si sente responsabile di una catastrofe".

Alla colpa segue sempre l’espiazione, o il tentativo di un’espiazione. In questo senso ha un suo ruolo il compagno di Bianca, Carlo, che come Stella rappresenta un’ideale di perfezione a cui tendere, di purezza.
"Il tema dell’espiazione in questa storia è piuttosto complesso perché la fattispecie di colpa di cui parlo non è quella normale, gestibile lucidamente. Anche Carlo ha una colpa, ma con una possibilità di espiazione risolvibile. Bianca ha invece un piano che passa attraverso il suo compagno, un piano in qualche modo folle, ma che rappresenta per lei l’unica idea di futuro".

Bianca ha una percezione del mondo piuttosto alterata, per lei i valori positivi - l’amore, l’amicizia, la sua stessa bellezza, la ricchezza - finiscono per essere svuotati. Cosa ci dice di lei questo rovesciamento?
"Il rovesciamento è l’emblema del personaggio di Bianca. Questo perché, dopo la disgrazia, lei perde la possibilità di vivere nella società e di apprezzarne il buono. Diventa egoriferita, non ha ambizioni, non ha dimensione politica, aspirazioni sociali. Vede soltanto il suo buio interiore, filtra la realtà attraverso un’assurda maglia di ossessioni".

Bianca non ha dimensione politica, è vero, però questo romanzo restituisce un punto di vista molto netto sul materialismo, sul valore delle merci, sugli oggetti e sui rifiuti, dai quali la protagonista è ossessionata in maniera patologica.
"Gli oggetti sono lo sfondo di tutta la narrazione, sono onnipresenti e compaiono fin dal titolo: Il valore affettivo determina proprio quel tipo di sentimento che noi dedichiamo agli oggetti, e indica la completa anaffettività di Bianca, che si nega l’amore per le persone per dedicarlo completamente alle cose.
Questa se vogliamo è una critica al materialismo, perché tutti siamo vittime di un certo attaccamento, tutti proviamo soddisfazione nel possesso. Ma non c'è un giudizio esplicito. La forza di Bianca è che lei non aggiunge nulla, non fa ironia, non fa critica. L’ironia nasce dal suo modo distaccato e ingenuo di osservare al microscopio quel che succede".

Altro tema portante è la famiglia. Nelle note di ringraziamento dici che per scrivere di una famiglia spezzata, hai avuto alle spalle una famiglia solida, piena di affetto.
"Ho una prospettiva totalizzante sulla famiglia, è quello da cui tutto parte e in cui tutto finisce. La mia famiglia è una famiglia come tante, non esente da vicende drammatiche, anzi. Ma al contrario di quella di Bianca ha avuto la forza di rinascere facendo affidamento su chi è rimasto. Credo che la famiglia abbia in sé tutte le risorse per poter far fronte ai traumi, per poter in qualche modo ripartire. Ma ho raccontato una storia in cui questa possibilità è quasi negata".

La malattia: Bianca è affetta da endometriosi, un male di cui sino a poco tempo fa si parlava pochissimo, spesso ancora taciuto. Questo libro in qualche modo restituisce voce a chi non ne ha.
"La malattia è un tema forte e presente. Torniamo alla Bianca anaffettiva: non avendo più una dimensione psicologica lei filtra il dolore attraverso il male fisico. Ho pensato all’endometriosi - purtroppo in questo caso sì, per una questione autobiografica - perché è vero: è una malattia di cui si sa pochissimo, di cui le donne non vogliono parlare visto che riguarda la sfera più intima, quella ginecologica. Ed è dolorosissima. Bianca convive con questo dolore, che è un dolore dell’anima che lei poi trasfigura sul corpo. Una donna bellissima, un corpo perfetto, ma debilitato da questo dolore".

Non è il solo personaggio che affronta la malattia.
"C’è la malattia di Liliana, quella di Rodolfo. Ho rappresentato la malattia come qualcosa che corrompe, che va a corrodere quella felicità che dovrebbe essere un diritto di tutte le persone. È la metafora più dura di questa storia, rappresenta l’ostacolo più grande verso la felicità perché corrode la possibilità di essere completamente felici".

C’è spazio per il futuro in questa storia, per la speranza?
"Secondo me sì, il valore della speranza resiste anche se Bianca non lo ammette. È la determinazione nel tentativo di realizzare il suo piano. Questo ci fa capire che non è rassegnata di fronte alla vita. È una forma di non rassegnazione che non è del tutto sana, ma che lascia aperta una possibilità di redenzione".