Simona Pittau come una Cenerentola moderna: da un piccolo paese della Sardegna all'orchestra sinfonica di Vienna

A cinque anni ha imparato a leggere e a scrivere studiando il pentagramma. A sedici si è diplomata al conservatorio di Cagliari e da tre anni vive in Austria.

Simona Pittau come una Cenerentola moderna: da un piccolo paese della Sardegna all'orchestra sinfonica di Vienna
La flautista Simona Pittau.

"La mia passione per la musica è arrivata prestissimo. A quattro anni e mezzo. Ricordo fossi gelosa di mio fratello più grande che prevedeva lezioni presso la banda Stanislao Silesu del mio paese, Samassi, in Sardegna. Puntai i piedi finché anche io potessi prendere lezioni. Ho imparato a leggere e a scrivere con lo studio del pentagramma."

Simona Pittau, occhi profondi come ogni sarda che si rispetti e sorriso grande come chiunque faccia nella vita quello che ha sempre desiderato, è una ragazza di 35 anni, figlia di agricoltori e insegnanti. “Con la mia famiglia abbiamo una fattoria didattica dove insegnamo ai bambini, e anche ai grandi, la vita di campagna”.

Ha iniziato a suonare nella banda del suo paese, pluripremiata e molto nota nel mondo bandistico. Un ambiente ricco di stimoli, lei poco più che bambina e gran parte dei componenti diplomati al conservatorio o studenti degli ultimi anni. 

“I miei genitori diventarono soci e quindi in casa mia facevamo pranzi e cene con giovani di tutto il mondo”.

La sua prima performance musicale fu a sei anni. Durante uno dei pranzi che si svolgevano a casa sua, suonò in duetto accompagnata dal mitico Roger Bono (tubista americano di fama mondiale ospite della Banda per una masterclass per ottoni). Si è diplomata al conservatorio di Cagliari giovanissima, a 16 anni. Ha studiato ingegneria biomedica fino a quando si è trasferita in Olanda per iscriversi a un conservatorio internazionale. “Ho suonato per tre anni con l’orchestra giovanile di Claudio Abbado, la Gustav Mahler Jugend Orchester, con la quale ho girato l’Europa esibendomi nelle sale più importanti”.

Simona vive a Vienna da tre anni dove è membro dell’orchestra Sinfonica di Vienna “Wiener Symphoniker” in cui ricopre il ruolo di flautista e ottavino solista e insegno all’Università dell’arte di Vienna MUK “Musik und Kunst”.

Mi accorgo subito che intervistarla è un piacere. Soprattutto quando mi racconta di lei bambina molto piccola e con le idee già così chiare: “Mi affascinavano tanti strumenti, ma quando la domenica mattina su Raitre trasmettevano i concerti sinfonici, il suono del flauto e del l'ottavino mi colpivano nel profondo così tanto che decisi di intraprenderne lo studio. Nella mia famiglia tutti sono amanti della musica, del ballo e del disegno, ma nessuno prima di me aveva approfondito queste passioni al punto da farne lavoro e motivo di vita”.

Si può vivere di musica in Italia o è più facile ricevere attenzioni all'estero?

In Italia si può vivere di musica solo ad altissimi livelli e le opportunità sono sempre più limitate e incerte. All’estero invece c'è più attenzione al mondo dell’arte e al benessere degli artisti, in Austria dove attualmente vivo, il musicista è una celebrità specialmente i musicisti classici.

Essere donna è mai stato discriminatorio nel tuo campo?

Essere donna è essere vittima del patriarcato, sempre! Quindi sì, la discriminazione è una costante della vita quotidiana di ogni donna, in forme più o meno palesi. Ma a livello lavorativo non credo mi sia capitato di aver subito discriminazione per il fatto di essere donna, o per lo meno forse non me ne sono mai resa conto. Ciò che osservo è che sicuramente posizioni di grande rilievo anche all’interno dell’orchestra, vengono assegnate con più facilità e in maniera più “normale” a uomini piuttosto che a noi donne.

La pandemia ha bloccato il tuo lavoro?

La pandemia ha quasi completamente paralizzato il mio lavoro. I teatri sono ancora chiusi e i concerti per il momento sono ancora tutti online, senza pubblico. Ovviamente non c’è solo questo, ma ci sono anche tante cose positive. Il mondo della musica classica, il mio per ora, si è dovuto adattare ai tempi moderni, lo sento più in sintonia con le esigenze dell'attualità. Abbiamo imparato cose nuove, sopratutto nel rapporto con la tecnologia, e inoltre tutto questo tempo di sospensione è stato anche riflessivo e creativo. Ovviamente mi auguro che si possa uscire quanto prima da questa situazione di emergenza pandemica, ma mi auguro ancora più ardentemente che il mondo non torni come prima, ma che vada avanti in direzione di miglioramento.

Progetti per il futuro?

Non ho pensato tanto al futuro in questo ultimo anno. Ho cercato di vivere molto più proiettata nel presente, e con stupore ho visto quanta creatività ne scaturisce: mi sono iscritta di nuovo all’Università in Filosofia alla Sapienza di Roma, ho iniziato a studiare jazz e improvvisazione, e ho alcune idee che mi piacerebbe realizzare ma per ora non le ho ancora elaborate.

Qui sotto per ascoltarla.