Claudia Aru, la voce sarda in giro per il mondo che neppure la pandemia è riuscita a fermare

Claudia Sarritzu intervista la cantante Claudia Aru: un anno di pandemia tra Africa e Sardegna. Uno sguardo al futuro e tanta voglia di tornare ad abbracciare i suoi allievi

Claudia Aru, la voce sarda in giro per il mondo che neppure la pandemia è riuscita a fermare
Claudia Aru

"La prima volta che sono stata pagata per cantare, cioè quel momento in cui è diventato un lavoro, era l'8 marzo del 1999 a Barumini, era la festa della donna".

Tutti conoscono il nome di Claudia Aru. In Sardegna credo che siano davvero pochissimi coloro che non hanno assistito almeno una volta a un suo concerto o che non si siano imbattuti in un suo video, in un suo post sui social. Insomma che non siano stati travolti dalla sua energia. Da quelle corde vocali che ti rimettono in piedi anche dopo la giornata più faticosa.

Il mio però è uno sguardo privilegiato. E' una mia amica, conosco la Claudia pubblica e quella privata. Potrei dirvi che la sua immensa forza scatturisce da una fragilità consapevole. Una sensibilità gentile. Una tenerezza tipica di noi donne sarde. Poche smancerie, ma molta passione nelle cose che facciamo.

Ci ha fatti incontrare un mio ex fidanzato, lei era una delle sue più care amiche. Anzi no, ci penso meglio, ci ha fatte incontrare il lavoro di entrambe, e se mi concentro ancora ricordo esattamente che era un 8 marzo a Bugerru. Una data ricorrente. E due luoghi simbolici: Barumini, la nostra reggia preistorica. Bugerru, la nostra forza, la dignità del lavoro che vuole liberarsi della schiavitù.

Coordinavo un dibattito con donne sarde di valore. Lei era una di queste.

Mi raccontò anni fa che iniziò a cantare per disperazione: tutti i lavori legati alla sua laurea al Dams erano andati in malora. "Avevo circa 27 anni, mi buttai nel sogno visto che la realtà era fatta di precariato e instabilità, con la musica mi accorsi che andò subito bene: fu la mia strada".

Approfittiamo della zona bianca (unica parentesi tutta sarda di semi libertà), ci prendiamo un bicchiere di vino. Le chiedo come è stato sentirsi dire dai virologi che il canto aumenta il contagio. Claudia in questi anni si è laureata in musica Jazz al conservatorio di Cagliari e insegna canto moderno nelle scuole civiche.

"Non bello di certo. Immersa nella precarietà, senza concerti, che comunque rappresentano il 60% dei miei guadagni e con mille precauzioni. Ho potuto riprendere in presenza solo a settembre tra plexiglass, visiere, disinfettanti e distanze. Certamente è stato difficile, il contatto umano è fondamentale per poter entrare veramente in contatto con gli allievi ma ho comunque cercato di colmare le difficoltà in mille modi, coi bambini, per esempio, abbiamo sostituito l'abbraccio con il '5 col piede', sembra sciocco, ma è servito".

In questi 12 mesi c'è stata anche la sua esperienza in Africa. Le chiedo se è cambiata la sua “voce”.

Sorride: "No, non la voce, ma la vita, quella sì. Sento ancora gli effetti di quell'esperienza forti e chiari nel mio agire. Sono stati tra i mesi più importanti della mia vita ed è stato come vivere un corso intensivo di vari argomenti: Africanità, colonialismo, migrazioni, rifugiati, temperature impossibili ( ho vissuto i 51°), condizioni metereologiche estreme, ma soprattutto, umanità. Tanta umanità".

Claudia Aru in Africa

A un certo punto mi ricordo una nostra chiacchierata avuta proprio in quelle settimane mentre era bloccata in Niger. Le chiedo: il diaframma ti ha salvato la vita, vero?

"Insegnare a respirare col diaframma era uno dei miei compiti per il supporto ai rifugiati salvati dalla Libia e portati nei campi di raccolta in Niger e l'obiettivo principale non era tanto il canto quanto gestire l'emotività. Una corretta respirazione diaframmatica aiuta tantissimo anche in situazioni difficili come gli attacchi di panico. Il diaframma è un muscolo davvero prezioso, abbassa la respirazione aumenta il tempo dell'inspirazione e combatte il primo sintomo dell'agitazione che è proprio il "respiro corto" . Anche nelle culture antiche si conosceva il potere del controllo di questo muscolo e anche la cultura sarda lo dimostra, tanto è vero che in sardo campidanese è chiamato: "bucca e' s'anima", è parte integrante delle mie lezioni di canto e posso affermare che questi anni ho visto miglioramenti davvero tangibili nei miei allievi".

Ma guardiamo oltre, il presente e il futuro, le difficoltà per chi vive di cultura. Mi viene spontaneo chiederle come sta vivendo queste restrizioni:

"Da quando si è riaperto, da metà luglio scorso all'ultima settimana di ottobre, quando hanno richiuso, ho lavorato senza sosta in giro per l'isola, abbiamo vissuto un briciolo di normalità prima di ricadere nell'incubo. Da allora è tutto fermo, inutile dire che il mio sogno sia riprendere a lavorare appena sarà possibile, a occhio immagino non sarà prima della bella stagione e quindi all'aperto. Per la mia categoria sono stati mesi atroci, avere i titoli per insegnare mi ha permesso di mantenere il mio lavoro come insegnante e più di una volta ho realizzato quanto sia stato importante costruirmi anche un piano B.

Avevo uno spettacolo nuovo di teatro musica per l'inverno 2020/2021 che ho scritto interamente in Africa chiamato "Tutti siamo stati Africani almeno una volta nella vita", ovviamente è stato sospeso, spero di riprenderlo l'autunno prossimo in un contesto di nuova 'normalità'. Per l'estate ho diverse novità, una su tutte lo spettacolo "Sardigna caput mundi" in cui farò fare un viaggio con la fantasia attraverso suoni e suggestioni, che, partendo dalla Sardegna, toccano quasi tutti i continenti, sto pensando di associare anche uno show cooking con degli chef amici, lo scopo è unire anche la cucina ( un'altra mia grande passione), il senso del gusto e tendere una mano a un'altra categoria che ha sofferto tantissimo in questi mesi: i ristoratori. Speriamo davvero di poterlo fare, ci tengo tanto. Ci sono anche degli appuntamenti più vicini che ho tanto a cuore. A inizio aprile trasmetterò un concerto in streaming molto speciale, Qualche settimana fa ho ricevuto una chiamata dalla Presidente del circolo sardo di Vercelli che mi chiedeva un concerto, ho pensato che sarebbe stato più bello 'portare a casa' anche solo in video i tanti sardi che non sono potuti tornare, per questo ho scelto un'area archeologica che facesse da palcoscenico e sono stata affiancata a professionisti importanti del settore audio/video e di comunicazione. Trasmetteremo dall'area archeologica di Villanovaforru, presso il nuraghe Genna Maria , racconterò il territorio, le sue peculiarità e mostreremo la sua bellezza. Spero tanto che sia solo il primo di una lunga serie".

Infine le domando cosa sogna Claudia Aru, oggi che un bel po' di sogni li ha già realizzati? Mi guarda fa una pausa, ci pensa, poi è nuovamente un fiume in piena.

"Sono stati mesi davvero difficili, mi sento dentro una totale 'rivoluzione', ma come sappiamo, ogni rivoluzione implica rinunce e cambiamenti, a volte drastici ed estremamente dolorosi, infatti ho rimesso tutto sul piatto e sto ricucendo i pezzi della mia vita, sono stata messa a dura prova da tanti eventi che mi hanno segnato profondamente ma ho una certezza: sarà un'estate bellissima, voglio crederci. Sogno di recuperare il mio equilibrio che al momento è fuori fuoco ma ci sto lavorando moltissimo, mi piacerebbe tornare alla vita "normale" per viverla con ancora più passione e determinazione, da questo periodo ho imparato tanto, non vedo l'ora di metterlo in pratica, non voglio perdere neanche un minuto. E poi voglio riprendere ad abbracciare le persone, mi manca tanto".