Vala, la pianista romana che canta per superare le barriere

Claudia Sarritzu intervista Valentina Ciaffaglione che con la sua voce dalle mille sfumature può adattarsi a molti generi, contesti e stati d’animo, dal rock al blues.

Vala, la pianista romana che canta per superare le barriere

"Mi piace pensare che la mia passione per la musica sia nata insieme a me, ma in realtà tutto è nato grazie alla mia famiglia”

Vala è amica di una mia amica, la prima volta che la contatto al telefono mi accorgo di una cosa: ha la voce timida, ma solare. Sì, anche una voce può essere solare.

Valentina Ciaffaglione è una cantante, una musicista e compositrice romana. Ha sempre considerato la musica come uno strumento per superare ogni barriera e per comunicare oltre l’incomunicabile. Mi è piaciuto moltissimo questo concetto: l'arte come ponte, la comunicazione come arma di pace, come strumento per arrivare a tutti. Coinvolgere e non discriminare. Con la sua voce dalle mille sfumature ed estremamente versatile, può adattarsi a molti generi, contesti e stati d’animo, ma la sua vera vocazione sono da sempre il rock e il blues.

Vala è figlia d'arte. Il nonno era un clarinettista e un sassofonista, faceva parte della banda della finanza ed era anche un ottimo pianista. “I miei ricordi più antichi mi portano indietro a quando avevo 5 anni, in braccio a nonno che mi insegnava a suonare Tanti auguri a te al pianoforte. Nella mia famiglia ogni occasione era buona per fare festa e suonare insieme, mio zio suonava la fisarmonica e mia madre, che ha fatto tutta la vita l’attrice, iniziò la sua carriera come cantante e aveva una voce bellissima. Posso dire con certezza che quelle della mia infanzia sono state le jam session più belle di sempre!”

A 8 anni comunica ufficialmente ai suoi genitori di voler fare la cantante. “A Natale trovai sotto l’albero il celeberrimo “Cantatù” di Fiorello, che ho letteralmente consumato. Due anni dopo iniziai a studiare pianoforte e poco dopo canto. Ho avuto la grande fortuna di essere circondata da persone che credevano nella mia passione e mi hanno aiutata a coltivarla”.

Vala ha 35 anni, come me. Anche io ricevetti per Natale un microfono, ma è evidente che il mio sogno non era cantare ma fare la giornalista. Alla fine abbiamo fatto quello che da piccole immaginavamo. E devo dire che per due nate negli anni '80 non era scontato.

Le chiedo come è essere un'artista in Italia ed esserlo durante una pandemia.

Cerco di non pensarci troppo e di essere ottimista, ma non è facile. Questione economica a parte, che comunque non è cosa di poco conto, quello che mi manca davvero è stare sul palco e poter suonare e cantare per delle persone. Il pubblico è la mia fonte di energia e il palco la mia casa, oltre che la mia valvola di sfogo. Per me la musica è veramente un bene primario, come in generale l’arte, la forma espressiva più incredibile degli esseri umani dalla notte dei tempi. Per fortuna da settembre ho potuto riprendere le lezioni in presenza con i miei allievi di canto e da alcuni anni insegno musica alla scuola primaria e secondaria. Insegno in 12 classi e i miei alunni sono i miei più grandi fan, anche lì ho il mio nome d’arte, per loro sono Prof Ciaffa! Finita tutta questa storia mi sono ripromessa di portare avanti tantissimi progetti e di suonare tutte le sere, a costo di arrivare con le occhiaie ai piedi la mattina a scuola.

E invece essere una musicista donna?

Questo è un argomento scottante e sempre molto attuale. Proprio qualche giorno fa parlavo con una mia studentessa di terza media che vuole portare all’esame una tesina su Mozart e le ho consigliato di cercare informazioni su quella che è famosa per essere stata la sorella di Mozart, tale Nannerl, una musicista eccezionale che però ha dovuto abbandonare la carriera artistica per dedicarsi ai suoi ‘doveri’ di donna. Come Nannerl ce ne sono state tante, certo alla fine del Settecento era piuttosto consueto, le fanciulle suonavano, ma ben altre erano considerate le priorità. Al giorno d’oggi le cose sono cambiate e sono stati fatti moltissimi passi in avanti, ma il pregiudizio e le discriminazioni esistono ancora. Mi sono sentita dire spesso frasi del tipo “togli le mani dal mixer, sei una donna che ne vuoi sapere?” e più di una volta ho faticato a far accettare che ci capisco di musica almeno quanto un uomo. Alcuni fidanzati del mio passato non approvavano il fatto che per lavoro andassi in giro a cantare in mezzo a chissà quante persone per poi tornare in piena notte truccata e vestita a festa. La mia personale arma contro il pregiudizio e contro le discriminazioni è sempre stata l’ironia, raramente mi offendo, molto spesso mi ci faccio una risata, a Roma si dice “m’arimbarza”, nel senso che non me ne frega niente del pensiero degli ottusi, sono loro che sono rimasti indietro mica io.

La nostra amica Claudia Aru la settimana scorsa quando le ho chiesto progetti per il futuro (leggi l'intervista) mi ha risposto con una frase bellissima. Ha detto: “Sento che sarà un'estate bellissima”. Raccontaci i tuoi.

Tantissimi! Prima di tutto ho intenzione di pubblicare il mio primo disco, che sarà parte della mia tesi di laurea. Mi laureo il prossimo anno in Letteratura, Musica e Spettacolo all’Università La Sapienza con una tesi sulla canzone romanesca e per l’occasione pubblicherò un disco in cui saranno presenti brani romaneschi reinterpretati in chiave più attuale e alcuni di mia scrittura. Ho sempre amato la musica popolare e credo che sia un patrimonio da preservare, come anche il dialetto. Oltre a questo, che è il progetto per me al momento più importante, ho moltissime altre idee. Visto però che sono sempre stata quella delle ‘opere incompiute’, voglio dedicarmi a un singolo progetto, fosse la volta buona che porto qualcosa a termine! Per quanto riguarda l’estate il desiderio più grande è poter riprendere a fare concerti dal vivo, incrocio le dita e spero.

Cosa sogna chi ha già realizzato il sogno di trasformare una passione in lavoro?

Ogni tanto mi chiedo cosa voglio fare da grande e sogno a occhi aperti, poi mi sveglio e ricordo di avere 35 anni e di essere già grande. Veramente non so come sia potuto accadere, Bob Dylan dice “Time is a jet plane, it moves too fast” ed è proprio così. Sogno tantissime cose, le più belle sono quelle apparentemente irrealizzabili e non le racconto a nessuno, innanzitutto per non sembrare una squilibrata e poi perché penso che siano un po’ come i desideri che si esprimono quando vedi una stella cadente: se li dici non si avvereranno mai. Ho sognato di cantare con i Pink Floyd, questo posso svelarlo anche perché i Pink Floyd non esistono più e quindi è praticamente impossibile che ciò avvenga, ma ogni tanto immagino di salire sul palco e cantare “The Great gig in the sky” con David Gilmour che mi guarda con aria soddisfatta. Sogno anche cose più pragmatiche, per esempio un giorno vorrei aprire una scuola di musica tutta mia e non escludo che questo possa accadere nei prossimi anni.

Non resisto, ho bisogno di chiudere questa chiacchierata con una domanda ironica: direttrice o direttore?

Ride poi mi risponde: “A mio parere il punto fondamentale è utilizzare il termine che il diretto interessato, o la diretta interessata, preferisce. Nell’accademia di musica dove insegno canto mi chiamano Maestro e a me va bene, d’altra parte non mi sentirei offesa se l’appellativo fosse Maestra. A volte credo che ci si incastri su polemiche poco utili, questo è il mio pensiero ovviamente. Ad esempio trovo triste l’accanimento verso il passato privo di contestualizzazione storica, conoscere la storia è il punto focale per poter comprendere appieno le trasformazioni del nostro mondo. L’istruzione non è più un ascensore sociale come lo è stato in passato, ma certamente è la chiave per saper discernere in modo critico tutte le questioni che la vita ci pone. Ho un collega universitario che si chiama Caterina sui documenti, ma in realtà è Andrea. Per lui è importante che lo si chiami Andrea e tutti lo chiamiamo Andrea. Sono solo parole, sono solo nomi, quello a cui dobbiamo prestare attenzione sono le persone”.

Sorrido. La penso in modo diverso sull'uso del linguaggio di genere, ma ognuna ha il diritto di pensarla come preferisce.