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Il pittore cieco che ha scelto di essere felice: dipingere con l’anima spalmando i colori con le mani

Andrea Ferrero ha perso la vista a causa di una malattia. Poteva rivelarsi un colpo mortale ma lui ha scelto di vivere l’esistenza appieno e dipingere è divenuto per lui essenziale. Ma cosa prova un giovane che all’improvviso perde la possibilità di guardare il mondo? E come fa a dipingere senza vedere? La sua appassionante storia in questa video intervista

Ignazio Dessi'di Ignazio Dessi'   
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I suoi quadri colpiscono subito. Per i colori prima di tutto. Suscitano forti emozioni. Forse perché Andrea Ferrero li dipinge con l’anima. E’ questo infatti il motore che muove le sue mani che scorrono sulla tela e lasciano sprazzi di sentimento, lanciano urla di dolore o potenti esclamazioni di gioia. I suoi quadri non sono quadri normali. Andrea non può vedere con gli occhi perché una decina di anni fa è diventato cieco a causa di una malattia. Un brutto colpo, come lui racconta in questa intervista, e com’è facile intuire. Un colpo di quelli che possono stroncare un’esistenza. Oppure fornire nuove opportunità.

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(Video di Edoardo Matacena)

Andrea ha scelto la seconda strada, ha reagito, ha deciso di correre ancora di più, di riempire la sua vita di contenuti. Di colori. Alla faccia del destino. A dispetto delle situazioni. In definitiva ha deciso di “essere felice”, come ama dire e come conferma in questa bella chiacchierata. Così la pittura è divenuta una ragione di vita, non l’unica certo, ma importantissima. Cosa singolare per un cieco. “E’ strano che uno come me – afferma l’artista mentre volge un elegante complimento alla moglie che lo accompagna – usi un’arte visiva per esprimersi. Eppure è così, ed è divenuta per il sottoscritto una esigenza indispensabile”.

Ed allora quella domanda diventa inevitabile: come può esprimersi con la pittura un non vedente? Come fa tecnicamente? Nulla è impossibile quando ci sono volontà e passione. Andrea spiega nell'intervista che i colori hanno un’anima, emanano odori e fanno un certo rumore quando le dita li trasferiscono sulla tela. Fa comprendere che si può vedere anche senza l’uso degli occhi. Inoltre lui un tempo vedeva, e i colori li ha nella memoria. “Scene e situazioni sono ancora vive nella mia mente. Anche se spesso ho paura che non corrispondano alla realtà”, afferma divertito. In ogni caso “io amo sentire la materia colorata tra le dita”, dichiara con enfasi. In questo modo nascono i suoi quadri dedicati al mare, ai paesaggi, ai sentimenti e alla vita.

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Un modo per superare ogni limitazione imposta dall’oscurità. Per assaporare appieno l’esistenza. Per coglierne ogni possibilità ch’essa offre. Anche perché “a volte siamo felici e non lo sappiamo”. E, in effetti, lui è un esempio vivente di forza d'animo, energia e voglia di vivere. Certo – dice Andrea – non è semplice, confesso che anche a me piacerebbe vedere. Ma dato che non posso farci nulla cerco di prendere il meglio che la vita mi consente”. Un’affermazione mica da poco, a pensarci bene.

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La storia di Andrea, pittore non vedente, dottore in economia e commercio, marito premuroso e dipendente di un centro ricerche, è bella e istruttiva. Le sue parole colpiscono profondamente. Come un pugno in pancia o, meglio, al cuore. A volte commuovono, ispirano tenerezza, attirano simpatia. Vale la pena di seguire la sua intervista, le sue parole e la sua storia. Potremmo riceverne una lezione importante.

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