Stefano Boeri: "Il mio appello alla Sardegna per cancellare la ferita di La Maddalena"

La città del futuro, il vivere sostenibile, il rilancio dei borghi e l'accessibilità a tutti del Bosco Verticale: intervista all'architetto e urbanista che sarà a Orani per rilanciare il progetto di Nivola. E che sottolinea: "L'ex arsenale de La Maddalena non può restare abbandonato"

di Cinzia Marongiu

“Uno dei grandi errori che ho fatto nella mia vita è quello di essermi fatto coinvolgere nella ristrutturazione dell’ex arsenale de La Maddalena e di non aver avuto la forza di uscirne in tempo. Di quel progetto, bloccato non per colpe nostre, che tra l’altro non siamo mai stati pagati, sento ancora la responsabilità per non essere riuscito fino in fondo a far sì che potesse ripartire”. Le parole dell’architetto Stefano Boeri assumono un tono accorato mentre rispolvera un’antica ferita nel suo formidabile carnet di opere pubbliche . “Io sto facendo di tutto. È un progetto straordinario che nasce dal lavoro di decine e decine di operai, di capi cantiere, di artigiani, ma anche dalla voglia della popolazione locale. Un progetto che potrebbe dare alla Gallura e al Nord Sardegna un porto e un bacino marittimo che non esiste in tutto il bacino del Mediterraneo. Potrebbe dare ricchezza. Ne ho parlato anche di recente con il presidente Solinas: se mi sente, ne approfitto per dire che ho molta fiducia nelle sue capacità e nei suoi poteri. Perché oggi lui ha in mano le risorse economiche e gli strumenti per far ripartire quel pezzo di territorio. Quella è un’infrastruttura sociale formidabile. Io sono qui, sono spesso in Sardegna, terra alla quale sono legatissimo. Così come sono legato a quell’arcipelago e a quella infrastruttura totalmente abbandonata da 12 anni che è una ferita davvero profonda”.

Milanese, classe 1956, Boeri oltre a essere architetto e urbanista di fama mondiale, chiamato in ogni angolo del globo a produrre visioni urbane e architetture, è anche uno straordinario aggregatore di energie e professionalità che studiano le implicazioni geopolitiche e ambientali dei fenomeni urbani. Suo il famoso Bosco Verticale di Milano, primo prototipo di edificio residenziale rivestito da oltre 700 alberi e 20.000 piante: un modello di forestazione urbana che concepisce la vegetazione come elemento essenziale dell’architettura e che lui sta esportando con successo in tante altre parti del mondo, riuscendo a realizzare una sfida che sulla carta sembrava impossibile. Quella cioè di sposare la sostenibilità ambientale con l’efficienza economica in modo da realizzare un modello abitativo all’avanguardia non soltanto per i più abbienti ma anche replicabile nei quartieri popolari e nelle periferie urbane. “Ai primi di settembre a Eindhoven, in Olanda, inaugureremo un Bosco Verticale in Social Houding: significa che i costi di costruzione sono talmente bassi che saranno affittati ai più giovani. Si tratta di monolocali di 50 metri quadri, a mio parere molto belli, che saranno affittati a diverse decine di giovani, ricercatori, professionisti che vivono in quel territorio. Nel frattempo in Cina abbiamo battezzato altri due Boschi Verticali di edilizia popolare. Ecco questo per me è un grande messaggio perché abbiamo lavorato tanto per dimostrare che questa tipologia abitativa è accessibile a tutti. Siamo convinti che rappresenti il futuro. Ovvero che il futuro delle città sia quello di costruire in altezza, di costruire edifici accessibili a tutti ma che abbiano alcune qualità imprescindibili: il verde, l’energia rinnovabile, il legno come materiale di costruzione. Sono molto orgoglioso di questo progetto di Eindhoven perché potrebbe diventare un modello importante per tante altre situazioni urbane. Certo, il Bosco Verticale di Milano, essendo un prototipo, si è dovuto caricare sulle spalle il costo di tanti studi, ricerca, lavoro. E poi è diventato una specie di icona. Anzi, direi un manifesto politico”.

A Orani per ripensare il progetto della Pergola Urbana di Nivola

Tra le tante attività di Stefano Boeri c’è anche quella di presidente della Fondazione Triennale di Milano ed è proprio in questa veste che il 30 luglio prenderà parte alla tre giorni di Orani, il paese del nuorese che ha dato i natali a Costantino Nivola e che il 29 luglio battezzerà “ArtiJanus/ArtiJanas- I Tesori Viventi”. “L’idea dell’artigiano come “tesoro vivente” è un’idea molto nobile perché trasmette bene la ricchezza diffusa che caratterizza il territorio italiano, un territorio dove ancora per fortuna sopravvivono dei nuclei di un sapere artigianale che rischiamo di perdere e che invece va valorizzato e protetto. Questo “tesoro” che non è immobile né valutabile su basi meramente economiche, ma è preziosissimo, lega la traiettoria di vita di tante persone: è il vero capitale umano e sociale di questo Paese. Non a caso la Sardegna è uno dei luoghi dove c’è più densità di questo patrimonio artigianale e Orani è uno dei luoghi dove l'artigianato si è meglio manifestato in tante forme e modi. Ma non si tratta di un’operazione nostalgica. Non vogliamo soltanto recuperare delle tradizioni. Si tratta di rigenerarle e di metterle in connessione con i linguaggi e le domande della contemporaneità. Non nascondo, ad esempio, che la mia presenza a Orani si sposi con l’idea di ripensare al progetto della Pergola Urbana di Nivola, perché quel progetto, che era già straordinario, oggi merita di essere attualizzato e ripensato, sempre però coinvolgendo la sapienza e il lavoro artigianale locale”.

Rivalutiamo i piccoli borghi 

In questa lunga videointervista concessa a Tiscali.it, Stefano Boeri ha cercato anche di immaginare come possa evolvere il concetto di città del futuro, un concetto messo in crisi dalla pandemia che ha dato una decisiva spallata all’idea del vivere contemporaneo in centri sovraffollati e che invece ha “rimesso in gioco” i piccoli borghi che vengono da decenni di spopolamento e di “invecchiamento” demografico. Ma sono tanti altri i temi affrontati: dal ruolo delle sopritendenze e della burocrazia nelle lungaggini che spesso ostacolano la realizzazione di grandi e piccole opere, al dissesto idrogeologico dell’Italia.

Mancini e Draghi, la formula di una leadership di cui abbiamo bisogno

Boeri ha anche commentato la vittoria dell’Italia agli Europei: “A vincere è stata questa formidabile capacità di mettere insieme delle individualità. Noi siamo un popolo profondamente individualista ma quando riusciamo a coordinarci si realizzano miracoli. E anche la leadership di Mancini negli Azzurri devo dire che è in sintonia con quella nazionale di Draghi: si tratta di persone che spesso restano un passo indietro ma che hanno una straordinaria capacità di selezionare le persone migliori e di coordinarle. Sanno metterle in condizione di dare il massimo, motivandole, dando loro responsabilità, dando visibilità al loro lavoro. Proprio quello che anch’io cerco di fare con la mia squadra. In effetti sono poco più di un caporedattore. Ma sono proprio questi gruppi relativi, nella politica come nello sport o nell’architettura che possono fare la differenza. Mancini in coda alla macelleria di Jesi corrisponde a Draghi con la moglie in fila per il vaccino. È questa, oggi più che mai la leadership di cui abbiamo bisogno”. Infine, l’archistar si è anche lasciato andare a un ricordo personale e intimo svelandoci come e perché ha deciso di diventare architetto, nonostante la madre facesse proprio questo lavoro, l’unico che lui aveva pensato di scartare.