Nada: "la mia vita tormentata e la svolta imprevedibile degli ultimi anni"

Intervista alla più multiforme tra le artiste italiane: cantante, autrice, attrice, scrittrice. Le mille anime di una donna che ha avuto tante madri. E non ne ha dimenticato neppure una

Nada spalanca gli occhi, che sono grandissimi, e quasi si commuove attraversando le sale affrescate da Paolo Veronese. Dice: guarda, viviamo in un Paese incredibile, bello da matti. Guardiamo. Siamo a Maser, in una delle più sontuose Ville del Palladio. Fuori brilla con tutti i toni del verde la campagna del trevigiano, quieta e altera. Poco distante Asolo, un gioiello, che ospita il Festival del Viaggiatore. Quest'anno la viaggiatrice, l'avventuriera, la nomade è lei: Nada, la bambina che non voleva cantare. Lei con i suoi capelli lunghi, le sue risate forti, tutte le parole del mondo nel cuore, la musica in testa, un sigaro in mano e una voce perfetta Ora è a Bath, nell'Inghilterra Sud Occidentale, negli studi della Real World, la "casa" di Peter Gabriel. Sta scrivendo, componendo, suonando con John Parish, un mago delle produzioni, l'artista che ha dato forza anche alle inquietudini di P.J. Harvey. Un amico, oramai, per Nada.
Ma come l'hai conosciuto Parish?
Ho rimediato il numero grazie a Cesare Basile e gli ho mandato i file dei brani. Ci credi? Mi vergognavo come una ladra, erano tracce così grezze, le avevo registrate nella mia casa in Maremma. E invece pochi giorni dopo mi arriva una mail. Era lui, così contento. Mi ha detto: mi piacciono le musiche strane, facciamo. Così è nato nel 2004 "Tutto l'amore che mi manca". Poi è arrivato il resto.E ora siamo qui, di nuovo. 

Quel disco contiene una storia incredibile. C'è Senza un perché scoperta dodici anni dopo da Paolo Sorrentino che la usa per la serie tv The Young Pope. E d'improvviso ti ritrovi daccapo in testa alle classifiche.
Io l'ho sempre amato quel pezzo, ma i discografici dicevano che non funzionava, non era un singolo efficace. Passa un sacco di tempo, un tempo infinito. Poi un giorno mi chiama proprio Sorrentino. Mi spiega che lo vorrebbe usare per uno sceneggiato televisivo con Jude Law, Diane Keaton e Silvio Orlando. Sento i nomi e quasi mi sembra una presa in giro. Neanche mi spiega come, in che modo. L'ho scoperto solo vedendolo: è la scena in cui il primo ministro della Groenlandia regala la canzone al Papa, Pio XIII. Mi sono affidata a lui. Ed era nelle mie corde: l'ha scelta per un'intuizione folle, imprevedibile, divertente.

Ma forse la vita è così: cadenzata da colpi di genio incompresi e restituzioni improvvise. E a te capitato mille volte. Dici che fai musica storta e invece è così dritta che arriva al cuore. Nel tempo sei diventata attrice, scrittrice, ma fondamentalmente resti Nada. Con tutta la tua irrequietezza.
Sì, è vero. Se non avessi questi tumulti interiori forse mi sarei già fermata. Ma per me esprimermi è come respirare, vivere. Me ne sono andata da Roma in cerca di pace. Ho scelto la Maremma, lo sguardo lungo, a perdita d'occhio, i gatti, la vita semplice. Il mondo da dove arrivo, insomma. Io sono nato a Gabbro, un paesetto in provincia di Livorno, e dopo questo giro infinito ritorno nella campagna che amava mio padre, mi riprendo le cose fondamentali, elementari: i gesti, la gente, gli animali, la terra. Però insieme ho questa necessità di sperimentare, provare, guardare gli altri, sentire battiti nuovi. Parlo di passato e di radici, che sono importanti, ma io guardo avanti e sono sempre in quello che faccio.

Dicevi di Gabbro, il tuo paese. Quello dove con tanta sapienza e sensibilità Coastanza Quatriglio ha ambientato "La bambina che non voleva cantare", un film tv che in Rai ha avuto un successo forse superiore alle aspettative.
Costanza ha avuto sensibilità e delicatezza nel raccontare la mia storia. Avevo 13 anni, una bambina. Mi hanno strappata dai miei giochi, ho dovuto dire addio alla mia infanzia, così di colpo, e solo perché la discografia italiana decise che avrei potuto cantare. Avevano ragione. Ma mi è costato. Mi piaceva il mio paese, la vita che faceva mio padre, ascoltare gli uccellini, scrivere le mie poesie: era il mio mondo. Quando sono tornata nessuno mi riconosceva più, ero un'estranea, pensavano me la tirassi. C'ho sofferto tanto. Non avevo più un'amica, le signore che mi avevano cresciuta in assenza di mia madre mi guardavano con sospetto. Non ero più Nada Malanima, ma quella della tv, probabilmente ho deluso molti. Ma attorno a me accadeva di tutto e io non riuscivo a controllare questo altro mondo, così grande, totalizzante e impetuoso. Così ho scritto. Ho scritto Il mio cuore umano. E qualcuno in paese lo ha letto, d'improvviso mi hanno rivisto, hanno rivisto la Nada vera, autentica. Mi hanno riaccolto, prima con diffidenza, poi con il trasporto sobrio che è nostro. Il tempo aiuta: le ferite non se ne vanno, ma si rimarginano. La vita va vissuta, anche per chi non vive più. E’ complicato ma è proprio nei momenti complicati che diamo il meglio. Non a caso il mio ultimo disco, sempre con John Parish, si intitola: E' un momento difficile, tesoro... Guarda tu che combinazioni. 

A proposito di combinazioni. E' un rapporto matrilineare  quello che hai con queste donne. Come un ombelico che non si recide
Mi hanno cresciuta quando mia mamma stava male. Sono state le mie madri. Certi rapporti non si interrompono, anzi acquisiscono valore col trascorrere degli anni. Ho ritrovato le case, le culle, le mani, gli occhi, gli odori. Ho fatto pace con un'infanzia interrotta. Con le ambizioni di mia madre che mi voleva donna di successo, con il mio io confuso di ragazzina, con le mille parole che mi dicevano, i contratti, i palchi.

Ma è vero che in sanscrito Nada vuol dire suono?
Parrebbe di sì. Il che sarebbe un altro colpo di scena nella mia vita. Da Nada che è "nulla, niente", a Nada con il destino segnato. Mamma mi disse che fu una zingara a dirle che era incinta di una bambina e che aveva un nome già scritto.

E ora sei pacificata?

Boh, ma insomma no. Più no. C'è tanto da fare, da dire, da sapere. E da capire. Io se non ti dispiace ora mi allontanerei un momento.