Marco Delogu: "Io, Gorbaciov e la zingara. Quando la foto ti scava l'anima"

Videointervista al grande maestro di fotografia: "Il fallimento è dietro l’angolo. Mi è successo con la Merkel, ad esempio, che mi ha detto di scattarle tutte le foto che volevo e io non sono riuscito a tirarne fuori nemmeno una. Mentre Gorbaciov dopo lo scatto mi ha scritto una dedica indimenticabile". Eccola,

di Cinzia Marongiu

Si fa presto a fare clic. Clic e ancora clic. Viviamo sommersi da immagini, fruitori e creatori allo stesso tempo con quella propaggine della mano che è diventato lo smartphone, incapaci oramai di guardare senza scattare, di immergerci in un luogo senza volerlo immediatamente catturare, di assaporare una sensazione senza farci abbindolare dall’idea di poterla cristallizzare in un clic, finendo col fallire due volte, perché, oltre a mancare l’appuntamento con la memoria, spesso buchiamo anche quello col presente. Ecco, parlare con Marco Delogu, sardo di origini, romano di nascita, londinese di adozione, grande maestro di fotografia, i cui ritratti sono esposti in prestigiosi musei come la National Portrait Gallery a Londra e l’Ircam Georges Pompidou a Parigi, serve a tornare con i “clic” per terra. Perché non c’è dubbio che la fotografia sia ben altro. Un’arte vera, anche se come fa notare con una punta di stizza lui in questa videointervista concessa a Tiscali.it, “non viene colpevolmente inserita tra le sei arti della Biennale di Venezia. Schiacciata nell’equivoco che sia un’arte di servizio di altre arti, visto che si crede che esista la fotografia di cinema, quella di teatro, quella di architettura, quella di danza. Si tratta di definizioni che a me fanno venire il mal di pancia. E poi viviamo in un paradosso nel quale c’è un fortissimo interesse per la fotografia, ma solo per quella di qualità scadente”.

 

 

Così può essere utile se non indispensabile riallineare percorsi e visioni e ideare un progetto dove sia possibile mettere a fuoco cosa c’è dietro un’immagine, quale pensiero, oltre alla tecnica, debba accompagnare quel benedetto clic. Ecco così che tre anni fa è nato “The Photo Solstice”, una quattro giorni dedicata alla fotografia, tra seminari, dibattiti, mostre e lavori sul campo. “Quest’anno però c’è un deciso cambio di passo, oltre che di location e di periodo. Dall’Asinara in Sardegna ci spostiamo in Barbagia, tra Gavoi, Orani e Nuoro e anziché celebrare il solstizio d’estate, cogliamo la luce dell’equinozio d’autunno”, racconta Marco Delogu che inaugurerà “The Photo Solstice” il 17 settembre a Gavoi con una mostra come “Commissione Sardegna” che in sé racchiude una selezione dei lavori degli anni precedenti, “oltre ai miei, quelli di fotografi come Guy Tillim, Pino Musi e Paolo Ventura ma anche di chi ha partecipato ai precedenti seminari. Si tratta di persone che selezioniamo in base alla motivazione profonda che li spinge a confrontarsi con la fotografia. La tecnica è piuttosto semplice da imparare e da sola, ovviamente, non basta”.

Il tentativo, tra gli altri, è quello di “mettere a fuoco un’immagine meno stereotipata e finta della Sardegna, schiacciata tra finte foto-cartolina e un folclore ormai ridotto a cliché”.

Gorbaciov: "Hai tagliato il mio viso a metà: il potente da una parte e il dolore dall'altra"

Anche perché, come lo stesso Delogu confessa nell’intervista, fotografare, anche per chi come lui ha mestiere, tecnica e talento, è sempre un rischio, suscettibile di mille variabili. "E il fallimento è dietro l’angolo. Mi è successo con la Merkel, ad esempio, che mi ha detto di scattarle tutte le foto che volevo e io non sono riuscito a tirarne fuori nemmeno una. Mentre con Gorbaciov, che per quelli della mia generazione ha davvero rappresentato un ideale, avevo a disposizione soltanto un minuto. Prendere o lasciare, mentre ero giustamente circondato dagli addetti alla sicurezza in una stanzetta strettissima. L’ho fatto sedere e ho scattato. Ed è venuta fuori un’immagine inedita del suo viso, che lo stesso Gorbaciov ha commentato così in una dedica che mi ha mandato: “In questa foto il mio viso sembra diviso in due: per metà c’è l’uomo potente, nell’altra metà l’uomo piegato dal dolore della perdita della sua amata moglie”. Ma sono tanti gli incontri e gli aneddoti che Delogu racconta compreso quello con la zingara che allatta il suo bimbo e che, lungi dal permettere a chi guarda un giudizio o un pregiudizio, ti punta gli occhi addosso come un fucile. “Quella è un’immagine di cui vado molto orgoglioso. Mi piace perché ha tante chiavi di lettura e altrettanti livelli. E dire che l’ho scattata avendo a disposizione un secondo mentre lei chiudeva la porta del camper”. Facile e impossibile come un clic.