"L'annullamento del diritto di aborto negli Stati Uniti? Vi spiego perché è possibile"

Cos'è la Corte Suprema? Perché il diritto di aborto negli Usa è in percolo? Che tipo di federalismo è quello americano? Come funziona il sistema giudiziario? A queste domande risponde il libro “Diritto costituzionale degli Stati Uniti d’America": intervista all'autore Marco Betzu

Professor Marco Betzu

Non si può comprendere appieno il senso profondo della Costituzione americana se non se ne indagano le radici storiche. Le radici della Costituzione americana affondano nelle idee e sommovimenti che portarono alla rivoluzione americana e alla Dichiarazione di Indipendenza. A differenza della rivoluzione francese, segnata dalla necessità di una frattura con l’antico regime, la rivoluzione americana costituì la riaffermazione dell’antico patrimonio costituzionale della madre patria, contro un potere sovrano che quei principî mostrava di aver tradito. L’occasione prossima fu rappresentata dall’approvazione da parte del Parlamento britannico di una serie di misure con le quali la madre patria mirava a scaricare sui coloni i problemi finanziari derivanti dalla presenza delle sue truppe nel Nordamerica.

Che cosa è la Corte Suprema? Perché il diritto di aborto negli Stati Uniti è in pericolo? Che tipo di federalismo è quello americano? Come funziona il loro sistema giudiziario? Queste e tante altre risposte potete trovarle nel “Diritto costituzionale degli Stati Uniti d’America" pubblicato da Giappichelli e scritto dai professori Carla Bassu, Marco Betzu, Francesco Clementi, Giovanni Coinu. 

Oggi intervistiamo uno degli autori, Marco Betzu*, Professore associato di Diritto costituzionale presso il Dipartimento di
Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Cagliari, dove insegna Diritto costituzionale comparato.

Questo libro nasce a fini dittatici, ma perché oggi sarebbe utile lo leggessero anche tutti gli altri?
Sì, il libro nasce a fini didattici per gli studenti universitari, non solo di giurisprudenza, ma, in realtà, lo scopo del libro è più ampio: fornire a chiunque sia interessato un quadro d’insieme dell’ordinamento costituzionale degli Stati Uniti d’America, che rappresenta un vero e proprio modello. Il più grande lascito dei Padri costituenti americani fu infatti la prima Costituzione moderna della storia, prodotta in forma scritta da un potere costituente esercitato mediante un’assemblea rappresentativa dell’intero popolo americano. Un archetipo, insomma, che abbiamo voluto illustrare con un linguaggio accessibile anche ai “non addetti ai lavori”, perché non si possono comprendere appieno le lotte per le libertà e l’idea stessa di costituzionalismo come dottrina che pone limiti al potere se non si tiene in considerazione l’esperienza americana.

Il cinema forse ha dato la percezione che l'America sia un Paese "moderno". Eppure la sua Costituzione e il funzionamento dello Stato non sembrano confermare questa idea collettiva di modernità. Andrebbe riformata?
Non sono d’accordo. Credo anzi che la Costituzione americana sia un esempio tuttora insuperato di modernità, un “capolavoro di ingegneria costituzionale”, come è stato detto da altri. I Framers americani furono in grado di costruire un raffinato sistema di pesi e contrappesi, in modo da impedire che l’ambizione dei detentori del potere potesse degenerare in abuso. Si capisce molto bene questa idea se ricordiamo le parole di uno di essi, James Madison: “Se gli uomini fossero angeli, nessun governo sarebbe necessario. Se gli angeli governassero gli uomini, nessun controllo – esterno o interno – sul governo sarebbe necessario. Nel prefigurare un governo di uomini nei confronti di altri uomini, questa è la difficoltà
più grande: prima bisogna permettere al governo di controllare i governati, poi obbligare il governo a controllare se
stesso”. L’ambizione come antidoto all’ambizione: ecco la chiave di volta del sistema americano, che ha permesso alla democrazia di prosperare senza le degenerazioni e i leaderismi che hanno afflitto il continente europeo.
Probabilmente la dimostrazione più forte di questa modernità è data dall’impressionante stabilità della Costituzione: dopo il Bill of Rights del 1791 la Costituzione americana è stata emendata solo
altre diciassette volte, l’ultima nel 1992. Per fare un paragone, la Costituzione italiana, dal 1948 a oggi, è stata sottoposta a ben diciannove revisioni.
Ciò non vuol dire che non sia migliorabile. Ad esempio, agli occhi di un osservatore italiano il sistema di elezione del Presidente degli Stati Uniti potrebbe apparire farraginoso, e inutile il sistema dei c.d. grandi elettori: ma si tratta di una peculiarità che discende dal federalismo americano e dalla natura degli stessi Stati Uniti come unione tra Stati.

Come ci spiega (se si può tecnicamente) il motivo per cui è ammissibile la pena di morte e non l'aborto?
La pena di morte è una delle grandi contraddizioni che permeano la società americana: ammessa in alcuni Stati, vietata in altri. L’aspetto per me più significativo è che la disposizione costituzionale che fonda la legittimità della pena di morte, il V Emendamento approvato nel 1791, è costruito in negativo perché vieta la pena capitale se non a seguito di un processo permeato da idonee garanzie.
E’ senza dubbio, ai nostri occhi, un odioso relitto storico, che trova però ancora oggi un vasto consenso e rappresenta un tema altamente conflittuale.
Vale lo stesso per un diritto fondamentale come l’aborto: riconosciuto dalla Corte Suprema nella famosa decisione Roe v. Wade del 1973, continua ad essere avversato dai conservatori più radicali, così come dai movimenti pro life, ma è difeso – giustamente dico io – dai progressisti.


Cosa sta accadendo dentro la Corte Suprema? Può spiegarci con parole semplici perché si vuole rovesciare la sentenza Roe vs. Wade?
La composizione della Corte Suprema è profondamente cambiata durante la Presidenza Trump. La Corte si compone di nove giudici, nominati a vita dal Presidente con l’advice and consent del Senato: si succedono i Presidenti, ma la Corte Suprema muta molto più lentamente. Trump ha avuto però la possibilità di nominare tre nuovi giudici, tra i quali alcuni dichiaratamente contrari al precedente di Roe v. Wade. Alla prima occasione utile i cinque giudici più conservatori, sulla base di un’interpretazione della Costituzione fondata sulla tradizione, stanno cercando di superare Roe, attribuendo agli Stati la scelta se garantire o meno il diritto all’aborto, disconoscendone la rilevanza costituzionale. Se avessero successo le conseguenze sarebbero estremamente gravi, perché si arriverebbe rapidamente a una situazione profondamente disomogenea tra Stati governati dai democratici e Stati governati dai repubblicani: una disuguaglianza inaccettabile nell’esercizio di un diritto fondamentale, con pesanti effetti per gli strati della popolazione economicamente svantaggiati.

Gli Stati Uniti appaiono un Paese confessionale, dove è sicuramente concepita la libertà religiosa ma quasi non contemplata la possibilità di essere atei. Lo vediamo anche dai giuramenti sui
testi sacri durante i processi. Ai non addetti ai lavori questo aspetto sembra lontano dalla nostra idea europea di laicità, non trova?
Non è così. Ben prima che da noi, la laicità si è concretamente affermata negli Stati Uniti, anche per mano della giurisprudenza della Corte Suprema, che più volte ha ribadito come il riconoscimento della libertà religiosa è da intendersi come una netta separazione tra lo Stato e qualsiasi religione organizzata. La Corte ha ad esempio dichiarato l’incostituzionalità di pratiche quali la recita della preghiera nelle scuole pubbliche, la benedizione degli studenti durante la consegna dei diplomi o la lettura della Bibbia. Ciò non toglie che la società americana, ancora una volta, sia ampiamente
frammentata sul terreno religioso e che in alcuni Stati continui a sentirsi il retaggio dei Padri pellegrini che, in fuga dalle persecuzioni di cui erano vittime in Europa, fondarono in America le prime comunità. Ma se si guarda alla Costituzione americana il principio di laicità è un muro alto e insuperabile.

Armi a chiunque ne voglia possedere e cultura della Guerra. Quanto la Costituzione americana influenza queste due tematiche?
Il diritto di possedere armi è un altro retaggio storico, che proviene da un’epoca nella quale “siccome alla sicurezza di uno Stato libero è necessaria una milizia ben organizzata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere infranto”, come recita il II Emendamento. Ma è una disposizione del 1791 che oggi suona certamente anacronistica, avendo esaurito le sue finalità. Quanto alla guerra, non dobbiamo dimenticare che si tratta di un potere condiviso tra il Presidente e il Congresso: la Costituzione concede al Congresso il potere di dichiarare guerra e affida al Presidente quello di dirigere l’esercito. Ciò assicura un ampio dibattito su ogni campagna militare e consente un penetrante controllo da parte dell’opinione pubblica. Basti pensare alle proteste nei campus universitari durante la guerra in Vietnam e alla nascita dei movimenti pacifisti. Tutto ciò è possibile perché gli Stati Uniti sono una democrazia matura e gli atti di disobbedienza, come addirittura quello di bruciare la bandiera, sono protetti dalla Costituzione.

 

*Marco Betzu è membro del Collegio dei docenti del Dottorato di ricerca in Scienze giuridiche dell’Università di Cagliari, nonché componente del Comitato scientifico del Master in Governance multilivello. Per la sua attività scientifica è risultato vincitore del premio per il IV Concorso nazionale della rivista Quaderni costituzionali, sul tema “L’impatto della scienza e della tecnica sul diritto e sui diritti”.
È autore delle monografie “Regolare Internet. Le libertà di informazione e di comunicazione nell’era digitale”, 2012, e “Stati e istituzioni economiche sovranazionali”, 2018, entrambe con l’editore Giappichelli, nonché di numerosi altri saggi pubblicati presso prestigiosi editori nazionali e internazionali.