Alessandro Piperno: "non amo gli intellettuali che pontificano, lo fanno sempre male e in modo narcisista"

La nostra opinione su temi di cui non abbiamo competenza non ha nessun interesse pubblico, sarebbe meglio ci occupassimo delle nostre cose

Alessandro Piperno: 'non amo gli intellettuali che pontificano, lo fanno sempre male e in modo narcisista'
di Ansa

E' una cosa molto positiva per Alessandro Piperno, che oggi gli intellettuali non abbiano una voce vera, autorevole. Lo scrittore Premio Strega 2012 non "ama gli intellettuali, i vati che pontificano sulle cose che non riguardano il loro ambito. Tendenzialmente, quando accade, lo fanno sempre male, a sproposito, in modo vanesio, narcisista. Basta pensare alle cose dette sul Covid" dice all'ANSA Piperno che ha disegnato il palinsesto di "Domenica con" del 28 novembre.

"Credo che per uno scrittore sarebbe meglio occuparsi delle sue cose. Se mi chiedesse un parere sul Covid non saprei cosa dirle se non le cose di buon senso, che mi sono vaccinato, che farò la terza dose. Non credo che abbia nessun interesse pubblico. Non ho nessun rimpianto nei confronti di epoche in cui gli intellettuali avevano un peso specifico maggiore di quanto ne abbiamo noi oggi" spiega lo scrittore.

Nella sua "Domenica con" che si augura essere stata divertente, abbiamo visto una delle puntate più celebri di Match fatta da Alberto Arbasino che metteva l'un contro l'altro armati Moravia e Sanguineti. "Trovo che quella formula fosse molto divertente, un bel pezzo di televisione, ma non provo nessuna nostalgia per quel mondo" spiega. Nel percorso che ha disegnato, in cui autobiografia e divertimento si mescolano, ci sono un po' tutti i suoi temi, le sue suggestioni. E la puntata non poteva che aprirsi con Marcel Proust e il documentario del 1966 di Attilio Bertolucci 'Alla ricerca di Marcel Proust'. "Proust è il protagonista ufficiale ma quello che mi interessa di più è il protagonista ufficioso: Attilio Bertolucci il poeta, nonché il padre del cineasta Bernardo. Per Proust aveva un'autentica ossessione. Il documentario breve, ma bellissimo ha delle autentiche chicche come le interviste a Paul Morand e a Celeste Alabaret, la domestica che seguiva Marcel, morta qualche anno dopo" racconta lo scrittore e francesista, grande fan e lettore di Proust.

Ma come mai leggere la Recherche di Proust sembra ancora oggi un'impresa impossibile? "Non ho questa idea che la lettura ci salvi e ci santifichi. Non c'è nessuna nobiltà nel leggere, c'è solo piacere se uno lo prova. Nel caso di Proust credo sia un po' un luogo comune. Faccio corsi su Proust all'Università da molti anni. E' evidente che le prime quaranta pagine sono un po' ostiche, ci introduce in questo mondo fatto di dormiveglia e tutto è molto inafferrabile, opaco, lo stile sembra vagamente oracolare. Ci sono delle difficoltà di approccio, ma nel momento in cui ti sei completamente abbandonato a quella che Proust chiamava la canzone dello stile, nel momento in cui sei dentro a quell'intreccio non ne esci più".

Dalla Roma ebraica alla Parigi del Nocevento alla Ville Lumiere 2020, Piperno ci porta nei luoghi della sua vita. "Il cosiddetto mito di Parigi è un po' nel mio dna di studioso. In Francia la letteratura ha un posto centrale nella coscienza delle persone. Certo l'ingerenza degli intellettuali nella vita pubblica in Francia è ancora più forte, hanno inventato loro il termine intellettuale. Però altre cose sono molto belle, a Parigi non c'è isolato che non abbia una grane libreria indipendente". Piperno saluta positivamente il legame più forte e strutturato tra Italia e Francia per contribuire a costruire un'Europa più solida a cui aspira il Trattato del Quirinale. "Il fatto che due tra i paesi più importati in Europa per potere economico, charme culturale e istituzionale si siano messi insieme mi pare una cosa bella da cui può scaturire qualcosa. Sia Macron che Draghi sono figure moderate, laiche. E' tutto molto più bello rispetto al populismo di qualche anno fa" dice Piperno. Nel viaggio nella Roma ebraica da cui lo scrittore proviene viene proposto un documentario sulla cucina ebraico-romanesca. "C'è una strana interazione tra Roma e gli ebrei per cui ho la sensazione che i veri depositari della romanità siano proprio gli ebrei. Il carciofo alla giudia è un piatto della tradizione romanesca, non giudaico romanesca, e allo stesso tempo il vecchio ebreo di Piazza Giudia è la quintessenza del romano". Ci sono anche il mondo mitico del varietà e della commedia all'italiana, Studio Uno, Mina, Corrado, Monica Vitti, Aldo Fabrizi. "E' una cosa strana perchè è come se, io che sono nato nel '72, avessi assimilato tutta la tradizione della televisione quando era mitica". E poi c'è l'arte (inizialmente il mio corso di studi all'Università è stato storico-artistico) e Federico Zeri per il quale ha sempre avuto un debole: "era il critico d'arte che riconosce e valuta, non che ragiona sui massimi sistemi. E' quello che faccio io quando valuto un testo. Lo ho visto in tv che ero molto giovane, lo trovavo irresistibilmente simpatico, un po' pazzo, caustico" dice Piperno che dopo il successo del suo ultimo romanzo 'Di chi è la colpa' (Mondadori), alla prima ristampa, ha già in mente altri due libri che "in qualche modo andranno a formare con questo una specie di itinerario, una trilogia". "Ho il secondo in testa, il terzo è più vago. Sono tre età della vita di un personaggio che più o meno assomiglia a quello di 'Di chi è la colpa'. Quello che li terrà insieme sarà soprattutto la voce, una prima persona meditabonda che ragiona sulle pieghe delle cose" racconta. (fonte Ansa)