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Boeri contro l'architettura ostile: ma il web lo invita a prendersi "i barboni a casa sua"

L'architetto del Bosco Verticale torna a parlare della sua panchina presentata al Fuori Salone di Milano, un progetto di accoglienza e inclusione

Camilla Sorudi Camilla Soru   

Vi sarà capitato di notare nelle vostre città panchine dalle forme bizzarre o con i braccioli inseriti a intervalli regolari. Vi sarete chiesti quale strana scelta di design ci sia dietro alle punte metalliche che coprono i davanzali delle vetrine del centro o perché spesso gli angoli dei palazzi siano limitati da installazioni di metallo. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un vezzo stilistico in realtà ha un nome ben preciso: architettura ostile.

Il fine principale sarebbe quello di dissuadere le persone ad occupare un determinato spazio fisico per troppo tempo, in realtà si tratta di un disegno specifico che ha come scopo allontanare i poveri dai centri delle città. Emarginare invece che includere, allontanando definitivamente il problema semplicemente levandocelo da sotto gli occhi.

Il percorso che le nostre città stanno facendo è sempre più allarmante, gli spazi comuni dedicati alla socialità non esistono più al di fuori della dimensione economica. Puoi bere qualcosa, mangiare qualcosa o semplicemente accomodarti solo se sei disposto a pagare. Le piazze sono a servizio dei tavolini, le ordinanze che puntano alla conservazione di un presunto “decoro urbano” si moltiplicano.

Video

Stefano Boeri fa vedere l'utilizzo della sua panchina

Su questo tema interviene nuovamente Stefano Boeri l’architetto del Bosco Verticale: "Spero che qualcuno darà seguito, anche in Italia, all'idea di una panchina che accolga tutti, anche chi non ha un tetto sotto cui dormire, invece che respingerli": tornando così sulla panchina per i senza fissa dimora da lui presentata durante l'ultimo Fuori Salone a Milano. Lunga due metri, la "Panchina per chi ha una casa e per chi non ce l’ha” fa sedere le persone di giorno ma si trasforma in uno spazio per il riposo di notte, grazie ad una seduta molto ampia, sponde laterali che diventano poggia-testa e un pannello posteriore allo schienale che - ruotando - diventa un piccolo tetto per ripararsi dalla pioggia o dal sole. Ma già dalla sua presentazione questa creazione aveva diviso i social, tra chi era a favore e chi contro l’idea.

"C'è chi ha apprezzato l'idea di una panchina per tutti, chi (non pochi..) mi ha sfidato a mettermela sotto casa "così te li prendi tu i barboni" e chi mi ha accusato - scriveva a giugno Boeri - di proporre una panchina "radical chic" invece che una casa - a chi non ce l'ha".

Ora il presidente di Triennale Milano posta il link a un giornale online canadese, dove si vedono delle panchine che si aprono offrendo riparo un po' come la sua, a dimostrazione del fatto che esistono nel mondo esempi virtuosi di inclusione e che una direzione diversa si può - e si deve - prendere.

Ritorniamo alle città con le fontane per tutti, i bagni per tutti, gli spazi per tutti. Una città che accoglie prima le persone più fragili e poi si occupa di imbellettarsi per i turisti.

Camilla Sorudi Camilla Soru   
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