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Povere e sfavorite creature! Il tocco di Lanthimos

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Povere e sfavorite creature!  Il tocco di Lanthimos

«Il cinema è il “come”, non il “cosa”», diceva Alfred Hitchcock.

Sta alla bravura di un regista saper regalare allo spettatore quell’esperienza immersiva che non termina con i titoli di coda e ti lascia in balìa di domande alle quali senti il dovere di trovare una risposta. Yorgos Lanthimos, regista greco che ho scoperto con Povere creature!, il film che gli è valso ben quattro premi Oscar, due Golden Globe e vari altri premi, questa bravura ha dimostrato di possederla.

Il suo primo lungometraggio, O kalyteros mou filos, risale al 2001, ma il successo internazionale arriva nel 2009, con Dogtooth, candidato come miglior film straniero agli Oscar 2011. Segue The Lobster, il suo primo film in lingua inglese, che vince il Premio della giuria al Festival di Cannes 2015, oltre a una seconda candidatura per la miglior sceneggiatura ai premi Oscar 2017. Le maggiori soddisfazioni arrivano però con La favorita, Gran premio della giuria alla Mostra di Venezia 2018 e dieci nomination agli Oscar 2019. E poi con Povere creature!, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore scozzese Alasdair Gray.

La Favorita

La Favorita è un film con pochi ma espliciti riferimenti storici: ci troviamo agli inizi del 1700, alla corte della Regina Anna di Gran Bretagna (Olivia Colman), nel mezzo di una guerra contro la Francia. La regina si mostra subito inadatta e incapace di governare, a causa di una serie di difficoltà fisiche e, soprattutto, psicologiche. A tenere le redini del governo è Sarah Churchill (Rachel Weisz), duchessa di Marlborough: una donna carismatica e decisa, con spiccate doti politiche e amministrative. Sarà lei, per un lungo periodo di tempo, “la favorita” della regina, responsabile delle finanze della casa reale, nonché fidata consigliera e sua amante.

Un giorno arriva a palazzo Abigail Hill (Emma Stone), cugina di Sarah, donna altrettanto carismatica, con una spiccata capacità di manipolazione e uno spirito alquanto ambizioso. Caduta in disgrazia a causa del padre che l’ha utilizzata per ripagare i suoi debiti di gioco, Abigail è determinata a riconquistare l’alto rango sociale al quale sente di appartenere e mira a diventare la nuova favorita della regina. Per riuscirci è pronta a utilizzare qualsiasi mezzo.

Si scatena quindi una forte rivalità tra le due donne per contendersi il cuore e il letto della regina. Abigail sposerà un barone con il solo scopo di riacquisire il titolo di nobile e arriverà addirittura ad avvelenare Sarah per scalzarla dal suo ruolo e prendere il suo posto.

Abigail però, a differenza di Sarah, si dà a una vita lussuriosa senza occuparsi del regno, cosa che, come vedremo nella bellissima scena finale, non sfuggirà all’astutissima e folle regina.

Povere creature!

Con Povere creature! ci troviamo nella Londra vittoriana. Il film inizia con la morte di una giovane donna incinta che si uccide buttandosi nel Tamigi. L’incipit fa subito pensare a un dramma, in realtà la pellicola può inserirsi nel genere di commedia drammatica grottesca, in pieno stile Lanthimos. È evidente la spiccata capacità del regista di mettere in scena momenti tanto tragici da diventare comici.

Dopo il suicidio della donna, il corpo viene recuperato dall’eccentrico chirurgo Godwin Baxter (Willem Dafoe), una specie di Frankenstein che decide di fare un esperimento: dare vita a una “nuova” ragazza impiantando il cervello del feto sopravvissuto, nel corpo della giovane suicida. È così che nasce Bella Baxter (Emma Stone).

Bella, pur essendo adulta, ha degli atteggiamenti bizzarri e infantili, ma progredisce molto rapidamente. Dimostra anche una spiccata libido che la porta a uno sfrenato autoerotismo e alla ricerca di un partner. Il dottor Baxter, che Bella considera suo padre, decide così di darla in sposa a Max McCandles (Ramy Youssef), lo studente di medicina che lo aveva affiancato nell’esperimento di Bella: il classico bravo ragazzo. Quando però il dottore invita l’avvocato Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo) per redigere il contratto di matrimonio, Bella fugge con lui, spinta da un’irrefrenabile voglia di conoscere il mondo.

Bella parte per l’Europa

Inizia così il viaggio con Duncan, un donnaiolo senza scrupoli con un ego smisurato che ha come unico obiettivo quello di sedurre Bella. Peccato che alla fine sarà lui, nel corso del viaggio che porterà i due in giro per l’Europa, a rimanere soggiogato dal comportamento della giovane che si farà sempre più ribelle e anticonvenzionale. Tutta la pellicola ruota intorno al processo di crescita ed emancipazione di Bella che, durante il viaggio con Duncan, conoscerà il mondo nelle sue molteplici sfaccettature. Lavorerà persino in un bordello di Parigi, scelta che manderà su tutte le furie Duncan ormai molto provato dall’eccentricità e dalla sete di libertà dell’amante, della quale alla fine si ritrova innamorato suo malgrado.

Bella prostituta

Lavorando come prostituta – la prostituzione è per lei una forma di potere ed emancipazione, pieno controllo e possesso del proprio corpo – Bella scopre sempre di più il mondo e le persone.

Inoltre l’amica e collega Toinette (Suzy Bemba), con la quale ha anche un rapporto sessuale, la introduce al socialismo.

Al culmine della sua crescita personale, Bella decide di tornare a Londra per iniziare la carriera di medico come suo “padre” e di sposare Max. Le nozze, però, vengono interrotte a sorpresa da Alfie Blessington (Christopher Abbott). Si scopre che questi nella vita precedente di Bella, era stato suo marito; perciò l’uomo reclama la moglie e la porta a casa con sé. Ma Bella, una volta resasi conto del suo carattere tirannico e autoritario, si ribella e grazie all’aiuto di Max, Alfie viene neutralizzato e diventa oggetto di un esperimento di Bella che decide di scambiare il suo cervello con quello di una capra.

Alla fine, dopo la morte di Godwin Baxter, Bella si stabilisce nella sua tenuta insieme a Max e Toinette, continuando lo studio della medicina chirurgica e dell’anatomia.

Il tocco di Lanthimos

A leggere le trame sembra che i due film non abbiano niente in comune; eppure in entrambi Lanthimos porta avanti dei leitmotive fortemente rappresentativi del suo stile e del suo modo di fare cinema.

 

Sia in La favorita che in Povere creature! abbiamo personaggi femminili al centro di intrighi e avventure, donne raccontate in modo inconsueto. Considerata la classica caratterizzazione che le vede quasi sempre ruotare intorno al potere ma mai in posizioni apicali, spesso all’ombra di uomini potenti, nel recinto sociale imposto dal loro genere, i personaggi di Anna, Sarah, Abigail e Bella sono una vera e propria rivoluzione. Lanthimos decide di sfidare delle radicate convenzioni sociali, restituendo dignità a una rappresentazione del femminile che è sempre stata utilizzata a uso e consumo di personaggi maschili.

Uomini di contorno

In entrambe le pellicole vengono rappresentate delle donne con contraddizioni che le rendono vulnerabili ma allo stesso tempo forti e coraggiose. Caratteristiche che, al contrario, il regista decide di non concedere agli uomini che ricoprono sempre ruoli marginali e sono rappresentati in maniera caricaturale, quasi grottesca, a partire dagli abiti che indossano. Vengono messi in scena gli istinti che li rendono deboli, tanto da venir soggiogati da donne forti che si prendono gioco di loro e li trattano come meri oggetti per raggiungere i loro scopi. L’interazione di Abigail con l’altro sesso è un suo dominio totale che sovrasta il desiderio dell’uomo.

Anche in Povere creature! la messa in scena del maschile è brutale. In generale gli uomini sono raccontati come animali ebbri di una frenesia, di un’onnipotenza divina, in balìa di una pulsione di potere, possesso e controllo che non fa altro che renderli ridicoli e squilibrati. L’emblema di questa caratterizzazione è senz’altro Duncan, un uomo fiero di sé che pensa di poter possedere Bella quando poi, quasi inconsapevolmente, sarà lei, semplicemente con il suo atteggiamento, a tenerlo sotto scacco.

Lo stereotipo di Maria e Maddalena

Geniale, a mio avviso, è poi l’accostamento dei due personaggi di Duncan e Max: sono nient’altro che la rappresentazione maschile dello stereotipo di Maria e Maddalena. Abituati a vedere gli uomini che, stando sempre al centro dell’azione, si arrogano il diritto di definire le donne in base ai ruoli di santa o di peccatrice, questo rovesciamento voluto da Lanthimos risulta quasi spiazzante. Stavolta, al centro dell’avventura, c’è Bella: sarà in base a lei che si definiranno i ruoli di Duncan e Max come santi o peccatori.

Della complessità della natura umana

La favorita è un film corposo, intenso, che tocca sentimenti viscerali come solo Lanthimos sa fare, in un gioco di potere tutto al femminile che diventa a tratti pericoloso, fino a condurre le protagoniste a un momento in cui realizzano il vuoto dell’esistenza in cui si trovano. Un gioco che è replicato diversamente in Povere creature!. Bella, nel suo percorso di rinascita, diventerà una donna forte e sicura di sé, ma in questo suo percorso di iniziazione ed emancipazione il prezzo da pagare sarà quello di conoscere e affrontare le brutture del mondo.

L’attrice Rachel Weisz, raccontando un dietro le quinte, rivela:

“Durante le prove abbiamo fatto dei giochi come quelli dei bambini, per imparare i nomi degli altri, le battute, abituarci a essere ridicoli di fronte agli altri, una sorta di improvvisazione comica. Alla fine delle tre settimane di prova non c’era nulla in grado di metterci in imbarazzo tra di noi, eravamo a nostro agio con l’essere sciocchi o assurdi o ridicoli. Le persone sono ridicole!”.

E sempre a proposito di tale complessità e del mettere in scena personaggi credibili e imprevedibili, il regista afferma, parlando delle donne in La favorita:

“Ci siamo sempre sforzati di ottenere dei personaggi giusti, e ho sempre cercato di evitare che le persone si identificassero facilmente con loro in qualsiasi momento. […] Volevo che loro si sentissero reali, complesse e complicate. Volevo che piacessero a tutti e che tutti le odiassero in momenti diversi; per capirle, giudicarle o non essere in grado di giudicarle. Fondamentalmente ciò che accade nella vita reale e con le persone reali. Questo è sempre stato l’obiettivo: volevamo creare personaggi che sentivi che non potevi davvero riconoscere a prima vista”.

Anche se in ritardo, sono felice di aver scoperto questo regista che si classifica a pieno titolo tra i grandi autori contemporanei per le tematiche, il tocco personale e certe scelte azzardate. Forse ad Hollywood non sarà il migliore, ma di sicuro, uno dei miei “favoriti”.

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