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La malnata, al suo passaggio le donne facevano il segno della croce: il romanzo più discusso della stagione

Nel mondo della Malnata si gareggiava a farsi graffiare dai gatti e il dolore si leccava via insieme al sangue

cronache letterarie   
La malnata, al suo passaggio le donne facevano il segno della croce: il romanzo più discusso della...

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Al suo passaggio per la strada le donne digrignavano un “diocenescampi” e si facevano un frenetico segno della croce; gli uomini invece sputavano a terra. Allora lei rideva forte e tirava fuori la lingua.

Siamo a Monza nel 1936, Quattordicesimo Anno dell’era fascista e la vita scorre serena, nell’ordine formale e rassicurante di regole di convivenza rigidamente consolidate. Le diverse classi sociali vivono vite parallele, fingendo di ignorarsi a vicenda e ritrovandosi in piazza per i raduni obbligati o in chiesa per le feste comandate. Sullo sfondo il fiume Lambro e le sue rive fangose dove sguazzano i monelli, la Fontana delle rane e i due piccoli mondi nella stessa cittadina, differenti per reddito e censo degli abitanti.

La voce narrante

La protagonista, Francesca Strada, è la voce narrante. Diligente e tranquilla, è la docile figlia dodicenne di una cosiddetta buona famiglia, di recente decaduta e pertanto ancor più abbarbicata alle ritualità borghesi dell’apparire. I genitori sono alla ricerca spasmodica e spregiudicata di buone conoscenze che favoriscano le attività commerciali del padre e le ossessive ambizioni della madre. Un’artista delusa dalla vita di provincia, nonostante l’offerta iniziale di uno status che il marito non è riuscito, però, a garantirle nel tempo.

Maddalena, che ha solo un anno più di Francesca, è un personaggio ruvido e vulnerabile. È la “sovversiva”, la porta disgrazia, la Malnata, come la chiamano dispregiativamente in paese. La sua famiglia è umile e sfortunata, il padre additato ed emarginato perché simpatizzante comunista.

Le due bambine fanno amicizia a dispetto della volontà dei genitori di Francesca che entra, così, a far parte di un gruppetto eterogeneo di ragazzini capeggiato proprio dalla Malnata. Lei li guida con sfrontatezza e coraggio in avventure spericolate e goliardiche, ma anche particolarmente crude, introducendo l’amica in un mondo nuovo che la incuriosisce e l’attrae.

Nel mondo della Malnata si gareggiava a farsi graffiare dai gatti e il dolore si leccava via insieme al sangue. Era un mondo in cui non si poteva giocare a far finta di essere qualcosa che non eri e si parlava coi maschi guardandoli negli occhi. Lo osservavo ferma sull’orlo, il suo mondo, pronta a scivolarci dentro. E non vedevo l’ora di cadere.

Maddalena e Francesca sono due personaggi agli antipodi ma inscindibili e antichi, che si attraggono. Sono due facce di una sola medaglia.

Un atto violento

Un cadavere. La quotidianità in provincia durante il regime. Un flashback lungo quanto il libro.  Né può dirsi altro della trama per non sottrarre al lettore il piacere di questo “viaggio”.

La potenza e il pericolo della parola

Le afasie delle donne e dei socialmente deboli.La scoperta della libertà attraverso il superamento dei propri limiti e la fuga dai luoghi comuni.Il machismo arrogante e diffuso a confronto con la forza della compassione e della mitezza gentile di alcune figure maschili.La difficoltà per la donna di crescere e imparare ad abitare il proprio corpo in un mondo sessista. La vergogna appresa dei corpi.Le paure che aleggiano durante l’infanzia. La presa di coscienza che le cose veramente spaventose sono coperte da una bella maschera e che dunque non è facile tenerle lontane.

La Malnata

La Malnata è il caso letterario di un esordio eccezionale, fortunato e singolare. E’ stato pubblicato in contemporanea in numerosi paesi europei e tradotto in 32 lingue. Dal libro quasi certamente sarà tratta una serie tv. La storia nasce e si sviluppa sapendo sfruttare una buona idea. Molto in linea con il format della Scuola Holden, La Malnata risulta un ottimo prodotto narrativo.

La scrittura, diretta e priva di fronzoli, esprime la padronanza di chi racconta lasciando parlare i propri personaggi. Il ritmo è armonioso tranne qualche sbavatura. La lettura è gradevole.

La Malnata è un romanzo di formazione, ma anche un acquerello della società monzese del Ventennio. Narra le difficoltà di crescere nella labirintica oppressione della vita di provincia e ripropone il modello, già collaudato in letteratura, dell’amica geniale che apre spiragli di libertà e dà risposte al desiderio di ribellione dell’adolescente in un mondo pieno di regole che appaiono inviolabili.Nell’atmosfera edulcorata e classista della piccolissima borghesia monzese degli anni Trenta, nasce una speciale amicizia adolescenziale che aiuterà la protagonista nella difficile crescita in quel mondo maschilista e sessista. Un’amicizia che sembra generosa e indissolubile ma che, nei fatti, risulterà scompensata a vantaggio dell’amica socialmente più forte.

Parlami d’amore Mariù

Come colonna sonora, durante la lettura, lasciatevi accompagnare da una canzone d’epoca. Magari dalla melodia struggente e sincopata e dalla voce sensuale di Tino Rossi. Immaginate che vi raggiunga, un po’ roca e sfocata, trasmessa in diffusione circolare dall’EIAR, attraverso la radio: quella d’epoca ereditata dai nonni, che troneggiava tossendo nei salotti, adagiata su pizzi e merletti. Intanto accontentiamoci di YouTube…

L’autriceBeatrice Salvioni

Scrittrice fertile, fantasiosa, inarrestabile. A quindici anni legge e scrive storie di vampiri enucleando i suoi primi mostri. Seguono due romanzi per adulti e uno per ragazzi. A 28 anni esordisce con il racconto ambientato in un medioevo visionario Il volo notturno delle lingue mozzate che si aggiudica il “Premio Calvino Oltre il velo del reale”.

Far sentire la voce delle donne è la sua prima ossessione di scrittrice. Un tema che ripropone ne La Malnata. La voce delle donne è stata colpita da una epidemia. Le loro lingue mozzate vengono finalmente liberate da due fanciulle e si innalzano in volo.

La scrittura per Beatrice Salvioni è un processo. Un viaggio catartico che nasce da una urgenza. L’autrice, cresciuta a Monza, esprime in questo romanzo anche ciò che lei è stata e ha sperimentato nell’adolescenza, trasponendo il racconto in un’epoca in cui è più agevole rappresentare il senso di impotenza della donna e del socialmente debole di fronte all’oppressione.La Salvioni sa usare efficacemente anche il linguaggio cinematografico zoomando spesso nelle case, nelle famiglie e su alcuni personaggi minori, disegnando incantevoli e plastici camei.

Tout court… Beatrice Salvioni con La Malnata può definirsi, a pieno titolo, la Elena Ferrante della Brianza.

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