I Rossellini, ritratto di famiglia all'ombra del mito

I Rossellini, ritratto di famiglia all'ombra del mito
di Ansa

(ANSA) - ROMA, 01 GEN - Il privato di una famiglia allargata, speciale e che ha fatto la storia del cinema in un ritratto imperdibile e imprevedibile che dopo il successo alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia 2020 e aver vinto il Nastro d'Argento come miglior documentario sul cinema, arriva in prima visione tv il 2 gennaio su Rai3 in seconda serata. E' THE ROSSELLINIS, il film documentario di Alessandro Rossellini prodotto da B&B Film, coprodotto da VFS Films con Rai Cinema in associazione con Istituto Luce Cinecittà. L'autore è il 'mezzosangue' di famiglia come egli stesso si definisce: figlio del secondogenito Renzo Rossellini (la mamma è Marcella de Marchis, la prima moglie del regista Roberto Rossellini) e dell'afroamericana Katharine Brown. Per raccontare questa famiglia speciale con capostipite il nonno Roberto, il regista di Roma città aperta e della rinascita del cinema italiano del dopoguerra, ha intervistato tutti gli zii e parenti in giro per il mondo. "Dalla rossellinite non guarisci", forse per questo l'opera è, più che un documentario, pieno di immagini d'epoca (con Ingrid Bergman o Anna Magnani diventata con gli anni 'amica di famiglia' e mai più persa di vista, anzi accudita nel periodo della malattia per la quale morì), filmini rari, interviste recentissime, di fatto "è una gigantesca seduta psicanalitica durante la quale ho cercato di curare quella sindrome speciale - prosegue il regista, 58 anni - che anche se non lo ammettono, ci ha contagiati tutti. Significa crescere all'ombra di quello che è un mito del cinema ma che in famiglia non era facile affatto. Se hai quel cognome, e vale per me ma è valso per mio padre, per le mie zie Ingridina e Isabella, per mio zio Robin - così chiamano Robertino, il figlio di Ingrid e Roberto - difficile eguagliare un genio simile, potrai fare il regista quanto vuoi, ma non sarai capace di fare un capolavoro come Roma città aperta, così come Isabella, meravigliosa quanto vuoi, non ha mai raggiunto la bellezza della madre". Il film "è stato il pretesto per dirci delle verità che non c'eravamo mai detti, con sincerità, con amore che oggi sentiamo di provare tra tutti", dice il regista. (ANSA).