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“Fargo 5” sbaraglia “True Detective: Night Country”

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“Fargo 5” sbaraglia “True Detective: Night Country”

True Detective: Night Country, lo dico subito, non mi è piaciuto per niente. Se il pilota qualche buona sensazione me l’aveva pure data, a partire dal secondo episodio la serie è sprofondata in una mancanza di originalità davvero preoccupante, considerando anche i valori produttivi in campo.

Creata da Issa López, la serie può contare su un’ambientazione ad effetto per quanto già vista – l’Alaska durante il periodo di buio – ma è scritta con i piedi e girata peggio. L’uso della CGI (computer grafica) nella scena del suicidio delle renne, è imbarazzante. L’unico, eroico baluardo al disastro più completo è Jodie Foster che, pur interpretando un personaggio molto visto e poco interessante, è grandiosa.

Per uno che, come me, che non ha amato nemmeno la prima stagione: bella, ma non così indimenticabile, la scelta su che cosa recensire oggi, è diventata obbligata già a partire dal secondo episodio. Tanto più che, contrariamente a True Detective: Night Country che tenta di parlare dell’oggi, senza riuscirci, Fargo 5 è una serie attualissima e incazzata, proprio come piace a me.

Fargo 5

1996. Joel ed Ethan Coen non sono già più due fratelli che fanno film divertenti, come Arizona Junior. Nel 1991 hanno vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes con Barton Fink e sono entrati nel gotha del cinema d’autore. Poi c’è stato il mezzo passo falso di Mister Hula Hoop, quindi sarebbe importantissimo che l’opera che si apprestano a girare sia all’altezza di quella fama che, al momento, appare un po’ appannata.

Sarà così: Fargo è, a tutt’oggi, il loro film più famoso insieme a Non è un pese per vecchi. Ha vinto ben due premi Oscar – migliore attrice (Frances McDormand) e miglior sceneggiatura originale (Joel ed Ethan Coen).A fronte di un budget di 7 milioni di dollari, gli incassi al botteghino hanno superato, in tutto il mondo e solo alla prima uscita, i 60 milioni.

Questa è una storia vera…

Due parole sulla cosa che, per molto tempo, ha fatto più dibattere i critici: il ‘cartello’ che appare all’inizio del film e che recita:

“Questa è una storia vera. Gli eventi rappresentati in questo film hanno avuto luogo in Minnesota nel 1987. Su richiesta dei sopravvissuti, i nomi sono stati cambiati. Per rispetto ai morti, il resto è stato raccontato esattamente come si è verificato”.

In un primo momento sia la stampa che il pubblico hanno accettato questa dichiarazione.I critici cinematografici del Washington Post, del National Review, del New Yorker e del New York Times, tra gli altri, hanno creduto al fatto che il film fosse veramente basato su eventi reali. Joel e Ethan Coen hanno incoraggiato pubblicamente questa convinzione, dichiarando, in varie interviste, che i crimini che loro hanno portato sullo schermo sono effettivamente avvenuti.

Incredibile a dirsi: nessuno ha controllato.Nessuno tranne un giornalista del New York Post. È stato lui ad accorgersi che nei titoli di coda del film è apparsa la solita scritta che assicura agli spettatori che i personaggi e gli eventi del film non hanno alcuna somiglianza con persone o eventi reali.Ohibò ha pensato. Che strano.

Ha indagato sul presunto crimine del Minnesota che avrebbe fatto da base per il film. Non ha trovato niente di simile negli ultimi trent’anni e, men che meno, nel 1987, come dichiarato dai Coen.A questo punto i due fratelli non hanno avuto difficoltà ad ammettere che gli eventi che hanno raccontato erano totalmente inventati e hanno spiegato la scelta di far passare una storia creata da loro per reale. La loro teoria è che se agli spettatori viene detto che una storia è vera, “danno all’autore il permesso di fare cose che non potrebbe fare in un thriller fittizio”. E dato che loro quelle cose volevano farle…

La frase è rimasta anche nella serie televisiva e appare all’inizio di ogni episodio, anche in questa quinta stagione.

Cinque stagioni tutte ottime

Le quattro che l’hanno preceduta sono tutte ottime, Noah Hawley (ideatore, scrittore principale e produttore) è bravissimo. Ma è nella quinta che raggiunge il risultato migliore agganciando, come dicevo, la sua serie all’attualità.

Parte tutto dal suo desiderio di “fare la cosa più contemporanea possibile senza entrare nel Covid”.

“L’idea alla base di questa quinta stagione” spiega Hawley “è di mostrare che cosa succede in una società quando il patto sociale che stringiamo per poter vivere insieme inizia a rompersi”.

La misoginia, la mascolinità tossica, il dominio della religione, la libertà di parola e le teorie cospirazioniste dell’estrema destra, sono temi chiave di tutta la stagione. Si inizia con una cartolina di Natale da inviare ad amici e parenti in cui la famiglia Lyon posa nel salotto di casa, pesantemente armata e si prosegue con gli sproloqui del fondamentalista cristiano Roy Tillman sul fatto che le mogli debbano obbedire ai loro mariti se vogliono evitare di essere picchiate.

Da lì in poi è tutto un susseguirsi di momenti agghiaccianti che raccontano, come in un’istantanea contorta, il paese profondo, quello che ha condotto Trump alla Casa Bianca e che si appresta a portarcelo di nuovo, meglio di America brucia ancora di Ben Fountain.

L’America fondamentalista incontra quella capitalista

Fargo 5 inizia con una rivolta che scoppia durante una riunione del consiglio scolastico in una placida cittadina del Minnesota. Nella rissa è coinvolta Dot Lyon (Juno Temple, deliziosa), una casalinga solo apparentemente perfetta che nasconde, nel suo passato, un segreto decisamente pesante che ha a che fare con Roy Tillman (un Jon Hamm fuori scala, ingrassato e spaventoso), predicatore e sceriffo che brandisce la Bibbia e la pistola con una uguale mancanza di scrupoli.

A questi due indimenticabili personaggi se ne aggiunge un terzo, interpretato da Jennifer Jason Leigh. Si tratta di Lorrain Lyon, la suocera di Dot, una milionaria che ha fatto i soldi grazie al recupero crediti e all’indebitamento dei suoi connazionali.L’America fondamentalista e quella capitalista schierate l’una contro l’altra. Non male davvero.

Questa quinta stagione torna alle origini, rivisitando gli elementi essenziali del film e rielaborandoli in un contesto sociopolitico più cupo e arrabbiato: il Midwest del 2019.Hawley calibra questi momenti di oscurità con un umorismo nero che accentua, anziché scaricare, la tensione.La resa dei conti di metà stagione a casa Lyon è ricca di trappole esplosive in stile Mamma ho perso l’aereo e di riferimenti a The Nightmare Before Christmas.

Due parole su un altro personaggio importantissimo

Si chiama Ole Much (Sam Spruell) ed è, allo stesso tempo, un killer spietato e un demone antichissimo, arrivato in America nel XVI secolo, proveniente dal nord Europa, catapultato nella serie da non si sa bene dove.

È una componente essenziale del dramma in atto e Hawley lo usa come un agente del caos. Un caos che, però, ha una propria etica, perché ci sono cose che vanno comunque fatte.

Sarà lui a fornire nell’ultima, bellissima scena, inutile nell’economia del racconto, un senso a tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento, addentando semplicemente un biscotto, in un uno dei momenti televisivamente più efficaci (ed emozionanti) di tutto il 2023.

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