Una grande tela in restauro al Getty è attribuita ad Artemisia Gentileschi: rappresenta due personaggi mitici

Il quadro che raffigura Ercole con la regina Onfale di Lidia si aggiunge così a un'altra tela della pittrice italiana di età barocca, la cosiddetta 'Maddalena Sursock', anch'essa 'ferita' nell'esplosione e che è già stata restaurata in Italia.

TiscaliNews

 

Gravemente danneggiata dall'esplosione del porto di Beirut nel 2020, una grande tela in restauro al Getty è adesso attribuita ad Artemisia Gentileschi. Il quadro che raffigura Ercole con la regina Onfale di Lidia si aggiunge così a un'altra tela della pittrice italiana di età barocca, la cosiddetta Maddalena Sursock, anch'essa 'ferita' nell'esplosione e che è già stata restaurata in Italia. "E' certamente un dipinto di Artemisia", ha detto il curatore del Getty Davide Gasparotto che ha portato il quadro al museo per il restauro e per una mostra: "In termini di dimensioni e di complessità nella composizione delle figure è uno dei più ambiziosi della sua intera opera". Il 4 agosto 2020 l'esplosione al porto di Beirut provocò oltre 200 morti e 7.500 feriti.

Artemisia Gentileschi: Ercole con la regina Onfale di Lidia (Ansa)

L'attribuzione 

Tra gli edifici gravemente danneggiati c'è stato anche il Palazzo Sursock, una villa di metà Ottocento in cui influenze architettoniche veneziane si mischiano con quelle ottomane. L'attribuzione del quadro ad Artemisia si basa, come per la 'Maddalena', sulla tesi di dottorato alla Sorbona dello storico dell'arte libanese Gregory Buchakjian. Con l'aggiunta di "Ercole e Onfale", il numero di dipinti di Artemisia conosciuti sale a 61, ha detto Sheila Barker, una specialista della pittrice e la fondatrice del Jane Fortune Research Program on Women Artists al Medici Archive Project. Come la 'Maddalena', anche "Ercole e Onfale" era appeso come opera di anonimo del Seicento a Palazzo Sursock. Buchakjian aveva proposto l'attribuzione in un articolo sulla rivista "Apollo" poco dopo l'esplosione, ma solo ora la sua ipotesi ha raccolto il consenso unanime degli esperti. Secondo Gasparotto il quadro sarebbe stato dipinto intorno al 1635, durante un soggiorno napoletano dell'artista, "che è sempre stato una sorta di buco nero nella carriera di Artemisia, considerato meno importante e interessante", sulla base di somiglianze con altri quadri indicati da Buchakjian come "Bathsheba al bagno" e "Lot e le sue figlie".

Come sarebbe arrivato a Beirut 

Sarebbe arrivato a Beirut negli anni Venti dopo il matrimonio di Alfred Sursock con Maria Teresa Serra di Cassano, una esponente di una vecchia famiglia napoletana. Il quadro è adesso in terribili condizioni, con un taglio di mezzo metro, all'altezza del ginocchio di Ercole, buchi, strappi e schegge di vetro conficcate nella tela come conseguenza dell'esplosione. In base all'accordo con il proprietario Roderick Sursock Cochrane, una volta restaurato potrè restare al Getty fino a quando il restauro del Palazzo Sursock non sarà completato nell'arco dei prossimi quattro o cinque anni. Gasparotto spera di poterlo esporre al pubblico nel 2024 accanto alla "Lucrezia" della stessa Artemisia che l'anno scorso è entrata nelle collezioni del museo.