Tra piazze e “sognatori” le mostre della “Fotografia europea” sono una festa popolare

Reggio Emilia pullula di rassegne in palazzi, chiostri e strade. Il direttore Walter Guadagnini: “Tra i nuovi talenti italiani c’è più tecnica, forse meno fiammate” 

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Copyright Joan Fontcuberta: in mostra a Reggio Emilia a Fotografia europea 2021

La bocca spalancata e minacciosa di un coccodrillo a distanza ravvicinata viene per fortuna inquadrata in un museo e non mentre sta per divorare il fotografo, Joan Fontcuberta; un'inquadratura di tanti punti luce tra i capelli di una ragazza instilla gioia e desiderio di luce; due ragazze di origine africana su una costa di scogli lasciano intuire storie difficili. Queste descrizioni-lampo riguardano solo alcune delle centinaia di scatti che, dal 21 maggio al 4 luglio, popolano ogni angolo di Reggio Emilia in una autentica ubriacatura di immagini.

Dopo l’infausto 2020 la città recupera la manifestazione “Fotografia europea 2021” e pullula di iniziative ufficiali e collaterali che rendono palazzi, chiostri e strade teatro di una festa molto frequentata dai cittadini e da chi ama la fotografia e magari cerca anche autori nuovi talenti e formule creative tutt’altro che scontate.  “Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!” è il titolo scelto dal direttore e storico della fotografia Walter Guadagnini per la sedicesima edizione disseminata tra 23 mostre di cui sette in piazze e strade della città e con oltre 50 artisti: l’inaugurazione inizia venerdì 21 maggio alle 11.30 nei Chiostri di San Pietro e prosegue fino a domenica 23 (clicca qui per il sito del festival con tutte le info).  

 

Reggio Emilia, la grande festa della fotografia europea

 

I visionari dello scatto

Il tema dei “sognatori” rimanda direttamente alla mostra “True Fictions. Fotografia visionaria dagli anni '70 ad oggi” a Palazzo Magnani sempre a cura del vulcanico Guadagnini e prorogata al 4 luglio a causa delle chiusure per covid (clicca qui per il sito con le info). La rassegna si focalizza sulla cosiddetta “staged photography”, l’immagine costruita con autentiche e fantasiosissime messinscene dove possiamo incontrare volpi rosse affollare una sala da tè (sono le oniriche situazioni create da Sandy Skoglund) oppure autrici e autori quali Cindy Sherman, David Lachapelle, Joan Fontcuberta, Eileen Cowin e numerosi altri. “Sono opere straordinariamente affascinanti, inquietanti e divertenti, che parlano di noi fingendo di parlare d’altro”, osserva il critico. 

Guadagnini: le immagini in piazza rafforzano la partecipazione popolare

Per la prima volta il festival “occupa” (in senso buono) spazi pubblici, sette aree della città, con progetti fotografici di autori quali Antonie d’Agata e Alex Majoli dell’Agenzia Magnum, di Jeff Mermelstein, Soahm Gupta, Marco di Noia e altri. La foto d’autore nel luogo pubblico agisce come la pubblicità? “Non necessariamente”, risponde il direttore del festival. E si propone come azione civile dove il rapporto con i cittadini cambia? “Sostanzialmente sì. Nella situazione di oggi, con il Covid, siamo diventai specialisti del far di necessità virtù. Considerato che nei luoghi chiusi ci sono più difficoltà abbiamo deciso di uscire anche all’aperto. Ciò non vuol dire mettere semplicemente pannelli con foto, vuol dire inventarsi situazioni diverse. È anche un modo per rafforzare l’identità del festival Fotografia europea: una delle sue caratteristiche è sempre stata la partecipazione popolare. Anche con il circuito off”.

Il critico: “I giovani autori italiani? Più tecnica, forse meno fiammate”

Tra le tante mostre collaterali il Comune di Reggio Emilia organizza per l’ottava volta la rassegna con premio sulla “Giovane fotografia italiana” (clicca qui per il sito con le info). “Affrontano temi come l’ecologia, le diverse culture, la fotografia italiana da questo punto di vista è come quella di tutto il mondo – commenta Guadagnini - In buona sostanza sono i pregi e i difetti della globalizzazione: i temi sono comuni. Tendenzialmente le giovani generazioni italiane tendono ad affrontarli con un linguaggio formalmente più equilibrato rispetto ad altri, da noi l’espressionismo non ha mai preso piede”. La qualità? “Il livello medio è più alto rispetto a trent’anni fa – rileva il critico che non è collegato al progetto del Comune – È più facile oggi vedere buoni lavori di giovani artisti perché c’è una maggior coscienza, esistono più scuole. Prima erano più delle fiammate, anche se le fiammate sono quello che fa succedere le cose. Forse oggi è più complicato vedere cosa succede e quanto dureranno ma lo capiremo”.