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Graffiti sul Colosseo, bagni nelle fontane e banchetti sui monumenti, ecco la nuova frontiera del turismo vandalico

Non si ferma il vandalismo sul nostro patrimonio culturale italiano, ma individuare i responsabili è sempre più difficile

Francesca Mulasdi Francesca Mulas   
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L'ultimo sfregio al Colosseo è di poche settimane fa: una turista svizzera di 17 anni ha inciso sulla pietra la lettera “N”. Il giorno prima un suo coetaneo brasiliano aveva lasciato un'altra iniziale, “G”. Il 30 giugno un inglese di 27 anni, Ivan Dimitrov, è stato fermato dopo aver graffiato sulla pietra il suo nome e quello della fidanzata. “Non conoscevo la storia e l'età del Colosseo”, si è giustificato Dimitrov in una lettera al sindaco di Roma.

Sono solo gli ultimi atti di un brutto fenomeno di turismo vandalico che pare non si riesca a fermare: l'elenco dei danni sul nostro patrimonio culturale è tristemente lunghissimo con Roma e Firenze mete predilette; i responsabili, a leggere le cronache recenti, sono soprattutto turisti molto giovani in arrivo dai paesi europei. Non solo graffittari: tra i vandali troviamo quelli che si tuffano nelle fontane romane, che banchettano nelle scalinate storiche, che si arrampicano sulle sculture o danneggiano con vernici, cacciaviti o martelli statue e monumenti. C'è anche chi si è divertito a percorrere la scala di Trinità di Monti in auto causando danni ai gradini in marmo per 50 mila euro. 

Sanzioni, risarcimento e carcere, le pene per i vandali dell'arte

Eppure le norme che puniscono il danneggiamento esistono e sono anche piuttosto severe: il nostro codice penale all'articolo 635 prevede il carcere da sei mesi a tre anni per "chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di un culto"; la reclusione è aumentata fino a cinque anni se il reato avviene durante manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico.

L'ex ministro alla Cultura Dario Franceschini aveva poi voluto introdurre i reati contro i Beni culturali nel Codice penale promuovendo nuove sanzioni pecuniarie fino a 15 mila euro con il nuovo articolo 518 – duodecies, con la sospensione condizionale della pena subordinata al ripristino dello stato dei luoghi o all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato. Ad aprile scorso il Governo Meloni ha poi presentato un disegno di legge contro quelli che la stampa ha ribattezzato "attivisti del clima" o "ecoattivisti", manifestanti che imbrattano (sempre in maniera reversibile) il patrimonio artistico e i monumenti per attirare l'attenzione sui temi dell'inquinamento e del riscaldamento globale: per chi "deturpa, imbratta o destina i beni culturali a un uso pregiudizievole o incompatibile con il loro carattere storico o artistico", oltre alla detenzione è prevista una sanzione tra 10.000 e 40.000 euro da destinare al Ministero della cultura per pulire e ripristinare le opere; vengono poi aggiunti anche teche e custodie di opere tra gli oggetti della tutela. Il documento non è ancora legge, ma per tanti è stato bollato come propaganda: che senso ha una nuova legge su un reato già punito?

Pene severe ma poche condanne 

L'ultima sentenza per il reato di danneggiamento di beni culturali è la condanna di due attivisti di Ultima generazione che nel giugno di un anno fa si "incollarono" al gruppo scultoreo del Laocoonte: reclusione con pena sospesa per nove mesi, 1500 euro di ammenda a testa e 28 mila euro per risarcire i danni al Vaticano. Ancora in corso, invece, le indagini sui tre turisti che hanno inciso il loro nome sulle pareti del Colosseo, mentre si svolgerà nel gennaio 2025 il processo contro l'ingegnere saudita che danneggiò la scalinata di Trinità dei Monti passandoci sopra con l'auto.  Ma di fronte a un fenomeno diffusissimo le condanne sono pochissime: perché non riusciamo a fermare i vandali?

“La legge è molto chiara, e prevede pene severe per chi danneggia o imbratta i monumenti – commenta Giulia Andreozzi, avvocata cagliaritana. - Eppure identificare i responsabili è difficilissimo, servirebbe un sistema di controlli e videocamere molto più ampio che permetta di osservare in tempo reale eventuali danni e fermare subito i vandali. Aggiungiamo che molti sono turisti stranieri che lasciano il suolo italiano dopo pochi giorni. Inasprire le pene, introdurre nuovi reati, annunciare l'ennesima stretta sui colpevoli minacciando pene esemplari non serve a nulla se non a fare propaganda: basterebbe applicare le norme che già esistono”.

 

 

 

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