Come c'è finito il Partenone a Londra? Storia del più grande furto d'arte mai compiuto

Storia di un nobile scozzese che riuscì a smontare l'acropoli per portarla fino a Londra

Come c'è finito il Partenone a Londra? Storia del più grande furto d'arte mai compiuto
di Camilla Soru

Vi siete mai chiesti come siano finiti al British Museum di Londra i reperti provenienti dall’Acropoli di Atene? Com’è possibile che quasi la metà del fregio del Partenone, il più famoso reperto della Grecia antica, capolavoro dell’architettura classica e considerato la più grande opera culturale al mondo, non sia nella sua naturale casa, sulla sommità di quella rocca che domina la capitale greca?

Chiunque abbia visitato Londra almeno una volta nella vita avrà fatto tappa nel museo principale della città - se non lo avete fatto molto male -  e tra lo stupore e la sopraffazione dalla bellezza avrà sicuramente sentito in un angolo del cuore un piccolo strappo dovuto al disagio di vedere quelle opere così lontane, così decontestualizzate da sembrare trafugate.

Ma dunque, come ci sono arrivate a Londra?

Il conte di Elgin

Thomas Bruce, VII conte di Elgin, era un diplomatico britannico proveniente da una famiglia della nobiltà scozzese. Divenuto ambasciatore britannico presso il sultano di Costantinopoli usò la sua posizione per intraprendere un viaggio in Grecia con l’intenzione di impedire alla Francia di “monopolizzare il mercato dell’arte” prendendo lui stesso opere da portare in Inghilterra. Ovviamente anche la Francia aveva il suo “Elgin” sul territorio ma Thomas Bruce ebbe la meglio e riuscì a farsi firmare dal Sultano in persona un documento, oggi ampiamente messo in discussione, che lo autorizzasse ad asportare “qualsiasi scultura o iscrizione, purché lo facesse senza metter a rischio la rocca". Così ebbe inizio lo smontaggio di moltissime parti architettoniche, solo la furia degli abitanti di Atene impedì il completo smantellamento dell’Eretteo che era previsto venisse rimontato in Inghilterra.

E oggi?

Oggi sebbene il 40% degli inglesi si dichiari favorevole alla restituzione dei marmi alla Grecia, contro appena il 15% di contrari, e nonostante l’UNESCO esprima costantemente il suo sostegno alla causa per il rientro in patria, il British Museum continua a fare muro e rifiutarsi di mettere in discussione la legittimità della loro proprietà. Se anche il conte di Elgin trafugò le opere senza un vero consenso ormai il reato è prescritto, del resto sono passati più di 200 anni. Inoltre, sostiene sempre il British Museum, questo sarebbe un precedente scomodissimo che aprirebbe le porte a pretese di restituzione in tutto il mondo. Qualcuno, si dice, sarebbe anche favorevole se la Grecia, invece di rivolere i marmi per esporli al museo dell’Acropoli, prendesse la decisione di rimetterli al loro posto originale.

L’Italia

E’ notizia di questi giorni che il frammento del fregio del Partenone custodito a Palermo presso il museo regionale Antonino Salinas, il “Reperto Fagan”, prenderà il volo per ritrovare collocazione nella sua città natale: Atene.

“Il frammento appartiene a una figura panneggiata del fregio orientale del Partenone che decorava per circa 160 metri l'esterno della cella e rappresentava i partecipanti alla processione delle Panatenee, dedicata ad Atena Parthenos: un corteo di cavalieri seguiti da anziani, musici e portatori di offerte che convergono sul lato orientale dove è rappresentata l'offerta del peplo alla dea alla presenza di un'assemblea di divinità, tra cui Artemide appunto cui apparterrebbe proprio il frammento del piede.”

La Sicilia dunque generosamente riaccende i riflettori sulla questione che infiamma il dibattito in corso ormai dagli anni 80Con grande spirito comunitario restituisce il reperto così che ritrovi posto nella sua giusta casa perché, come dice Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni Culturali, questa restituzione “va nella direzione della costruzione di un'Europa della Cultura che affonda le proprie radici nella nostra storia e nella nostra identità: quell'Europa dei popoli che ci vede profondamente uniti alla Grecia