Barbara Jatta: “Così dirigo i Musei Vaticani, una casa aperta come chiede Papa Francesco”

Parla la direttrice delle collezioni della Santa Sede: “Donna o uomo, alla direzione la differenza la fa la persona, non il genere. All'Etnologico raccogliamo le anime del mondo: dopo l'Oceania apriremo le sezioni su Africa, Americhe e Asia”. E sulle eventuali richieste di restituzioni di opere? “Per ora no”

Papa Francesco in più occasioni ci ha chiesto di essere una casa aperta per tutti coloro che la vogliono visitare e trovare. Quindi ai Musei Vaticani facciamo questo: accogliamo tutti quelli che desiderano venire e soprattutto con lo spirito in cui ognuno deve trovare le sue radici”. Barbara Jatta dirige una delle raccolte d’arte più strepitose al mondo e con quelle parole enuclea con chiarezza lo spirito del suo incarico in sintonia con un pontefice capace di aperture e riflessioni tali da renderlo un riferimento morale per milioni di persone anche al di là della fede cristiana.

Non è stato un caso infatti se il Papa venuto dall’Argentina nel 2017 abbia nominato alla guida delle collezioni della Santa Sede la storica dell’arte del 1962, romana di nascita: l’ha nominata per le sue capacità, progetti e curriculum, sia inteso, e tuttavia fu un atto di forte rilevanza globale veder nominare per la prima volta nella storia una donna alla guida delle collezioni della Chiesa cattolica. Raccolte con luoghi incomparabili come la Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, le Stanze Vaticane da Raffaello, un palinsesto ricchissimo di arte dall’antichità alla modernità, e proprio la rilevanza delle raccolte, insieme a un successo crescente tra i visitatori che solo la pandemia aveva rallentato, pone interrogativi tra i tanti che vanno oltre il perimetro artistico. Di seguito dunque l’esito di una conversazione di Barbara Jatta con Tiscali Cultura.

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Direttrice, considerato anche l’alto afflusso di visitatori a suo parere chi viene ai Musei Vaticani percepisce la dimensione sacra delle opere d’arte? In fondo quello era il primo scopo per cui sono state create.  

È chiaro che questa è la nostra missione ed è chiaro che la si percepisce. Questo è un museo di arte, di storia, è soprattutto un museo universale della fede e l’essenza della nostra missione è l’attività di evangelizzazione che noi pensiamo di fare attraverso questo patrimonio meraviglioso. Sono sicura che ognuno dei nostri visitatori trova uno spazio dedicato alla sua spiritualità e al suo rapporto con il sacro.

Con Papa Bergoglio abbiamo un pontefice estremamente aperto e attento al mondo: la sua guida come influisce nella gestione delle raccolte della Santa Sede?

Il Papa in più occasioni ci ha chiesto di essere una casa aperta per tutti coloro che la vogliono visitare e trovare. Quindi facciamo questo: accogliamo possibilmente tutti quelli che desiderano venire e soprattutto con lo spirito in cui ognuno deve trovare le sue radici. Anche questo ci chiede il Papa. Infatti stiamo lavorando tanto non solo sulle radici strettamente cristiane ma anche sull’Etnologico Vaticano, un museo particolarmente caro a Papa Francesco che abbiamo rinominato “Anima Mundi” perché raccoglie veramente le anime di tutto il mondo. È la sezione con 100mila pezzi dai quattro continenti al di fuori dell’Europa, quindi con culture, oggetti e tradizioni anche molto diverse dalla nostra, non necessariamente cristiana, e ci fa piacere condividerle. I visitatori trovano veramente le loro radici.

Proprio perché Papa Bergoglio fa del dialogo con le altre religioni uno dei cardini del suo pontificato, quali iniziative avete in ponte?

All’Etnologico abbiamo già aperto l’Oceania, a settembre con grande probabilità apriremo le sezioni sull’Africa e sulle Americhe, dal Canada alla Terra del fuoco, in futuro apriremo l’Asia.

Da più parti nel mondo, e anche in alcune chiese italiane, si richiede la restituzione di opere d’arte ai luoghi di origine. Secondo lei è possibile? C’è il rischio di svuotare i musei?

Sulle chiese d’origine occorre un discorso anche di tutela. Noi abbiamo qui tante opere che si sono salvate e altrove non si sarebbero preservate. Permettiamo a tanti di goderne. Sono casi che vanno valutati con le dovute attenzioni. Sulle restituzioni, nella parte dell’Etnologico stiamo restituendo soltanto dei resti umani, per esempio delle tsantas, che sono teste rimpicciolite, al Perù. Nei nostri musei abbiamo tutte le competenze per tutelare bene queste opere, quindi è una scelta politica. Attualmente non stiamo percorrendo la via delle restituzioni se non nei casi che citavo.

Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani. Foto © Governatorato SCV – Direzione dei Musei

Quale differenza fa, se una differenza esiste, che a guidare le collezioni del Vaticano sia una donna oppure un uomo?

Secondo me non dipende dal genere ma dalla persona. Ognuno è prima di tutto il suo carattere, il suo punto di vista, quello che si porta dietro come formazione culturale e come educazione ricevuta. Avviene in qualunque campo e a prescindere dal genere, credo.

A Roma c’è la piaga dei bagarini che girano intorno al Colosseo e ai Vaticani offrendo ai turisti in coda biglietti a costi molto più alti per saltare le code. Li chiamano i biglietti “saltafila”. Sul vostro sito annunciate chiaramente che per venire ai Vaticani ci si prenota, ma come arginare questo fenomeno?

Purtroppo noi siamo un’enclave dentro l’Italia, dentro Roma. Quindi se i bagarini operano in territorio italiano non abbiamo competenza: sensibilizziamo l’ispettorato italiano che opera per il Vaticano, collaboriamo con loro perché questo fenomeno non avvenga però siamo un altro Stato, non possiamo operare sul territorio italiano. È chiaro che purtroppo per noi non è possibile influire in maniera diretta ma solo indiretta. 

A suo gusto personale quale opera o opere dei Vaticani le sono più care?

Tanti me lo chiedono e non posso rispondere. Sono talmente curiosa che mi piace tutto. Soprattutto più che altro degli spazi. Forse il luogo che mi piace di più di questo museo è la Terrazza di Belvedere con il Nicchione della Pigna di Pirro Ligorio (spazio monumentale del 1562, ndr).