Maurizio Cattelan si impicca nel bagno a Milano: la fine dell'artista che riesce ancora a turbare con l’ovvietà

Arte macabra o oscena provocazione? Vestito di tutto punto, piedi nudi e mazzo di fiori in mano. Ecco la fine dell’artista che stavolta ha impiccato un manichino col suo volto

di Camilla Soru

Salopette, maglioncini, jeans e piedini nudi impolverati. Occhi sbarrati. Una mattina, il 5 maggio del 2004, Milano si sveglia con tre bambini che dall’alto di una quercia di piazza XXIV maggio osservano il mondo adulto giudicandolo. Penzolano impiccati ad un ramo del grande albero.

Il traffico rallenta, lo sdegno sale insieme alle code. L’eco macabro e sconvolgente riverbera per le strade, sui giornali, nel paese intero si parla di lui: Maurizio Cattelan. E’ arte o oscena provocazione? Un cittadino milanese, eroe di se stesso per un momento, si arrampica sull’albero per tirare giù l’opera. Finirà prima a terra rovinosamente e in ospedale poi. Cattelan commenterà laconico “dispiace che un’opera contro la violenza finisca così, attaccata con violenza”.

Certo, vent’anni fa eravamo diversi, il nostro sistema di comunicare era diverso ed eravamo tutti vergini osservatori, ancora poco abituati, ancora poco mainstream. L’arte provocatoria fino al limite esisteva, ovvio, ma per chi decideva di fruirla. Andava cercata, ricercata. Non eravamo su Facebook, internet andava ancora lentissimo. Cattelan quella volta, chiamato dalla fondazione Trussardi, fa qualcosa di sconvolgente: va oltre la provocazione da salotto. La sua arte la sbatte in faccia improvvisamente a tutta Milano, a tutti gli assonnati milanesi che sono in macchina per andare in ufficio come ogni mattina. Oggi sarebbe trend topic del momento ma in quel mondo, ancora così romanticamente analogico, fu un concentrato di sgomento.

Al punto che in pochi ricordano quale fosse il vero senso dell'opera, "con i suoi riferimenti alle battaglie napoleoniche e agli eventi delle guerre mondiali” si legge nel sito della Fondazione Trussardi, “la scultura Untitled è formata da tre manichini in dimensioni reali appesi all’albero più antico di Milano. L’opera mette in scena una nuova allucinazione collettiva, che cattura e allo stesso tempo allontana le tensioni e gli orrori del nostro presente: come in una gogna medievale tre bambini finiscono appesi a un albero e osservano la verità a occhi spalancati. Untitled guarda all’infanzia come a un territorio di fantasia e libertà ma anche come un luogo di violenza e di terrore. Immersione nella realtà più cruda, il lavoro di Maurizio Cattelan è sempre uno specchio delle tensioni e delle isterie del mondo contemporaneo”

Oggi il mondo però è davvero altro, per toccare e sconvolgere forse serve un altro registro. O forse no? E così Maurizio Cattelan torna a Milano,  più precisamente nei bagni della sede milanese di Casa Corbellini - Wassermann. Un altro manichino impiccato, questa volta l’esatta rappresentazione di sé. Eccolo lì, l’artista, appeso col cappio al collo che penzola vestito elegantemente, a piedi nudi come i suoi bambini ormai diventati adulti, e con un mazzo di fiori in mano.

Ma in questo mondo di oggi, con i suoi nuovi ritmi e impermeabile quasi tutto, è davvero provocazione? O forse solo un ottimo sfondo per le prossime foto instagram delle wannabe influencer milanesi?