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Silvia Camporesi: «Noi fotografi e la bellezza dolorosa del lockdown». La mostra sull'Italia di oggi

A Palazzo Barberini a Roma una mostra di 12 autori sull’Italia in chiusura totale per la pandemia. Ne parla la fotografa forlivese

Stefano Milianidi Stefano Miliani   

Piazza Garibaldi a Lugo con la giostra ferma nel momento in cui l’ha fotografata Silvia Camporesi appare spoglia e desolante. Il milanese Piccolo Teatro Grassi inquadrato da Allegra Martin è silenzioso, primo com’è spettatori, attori e tecnici. Mario Cresci con un gioco ottico percettibile a un secondo sguardo ritrae un uomo con mascherina su una panchina.  Sono frammenti di “Italia in-attesa. 12 racconti fotografici”, una mostra sull’Italia nel primo lockdown per la  pandemia allestita alle Gallerie nazionali di arte antica Barberini – Corsini nella sede di Palazzo Barberini a Roma che raccoglie reportage commissionati appunto a dodici autori di rango cui si aggiungono, oltre ai tre citati, Olivo Barbieri, Antonio Biasiucci, Paola De Pietri, Ilaria Ferretti, Guido Guidi, Andrea Jemolo, Francesco Jodice, Martin, Walter Niedermayr e George Tatge

Camporesi: La spiaggia di Cervia come un deserto

Negli scatti si percepisce l’assenza. Che effetto fa inquadrare gli effetti della pandemia sul vivere civile? «Ho fotografato l’esterno dopo essere stata tanti mesi all’interno. Guardando le foto ho avvertito un senso di angoscia che ho liberato quando sono uscita all’aperto», risponde Silvia Camporesi, forlivese del 1973. «Vengo da un progetto sui luoghi abbandonati d’Italia che per natura sono vuoti e ho ritrovato quella sensazione di essere quasi padrona dello spazio e del paesaggio che in quel momento non è di nessuno». L’immagine che le resta più impressa? «È la spiaggia con le dune a Cervia: normalmente nei giorni di sole è strapiena. Il vento aveva sagomato le dune come fosse stato nel deserto, senza impronta umana. Mi ha colpito e al tempo stesso mi sono sentita fortunata nel trovare quella bellezza che ho sempre cercato».

Silvia Camporesi, Spiaggia libera, Cesenatico, 2020. A “Italia in-attesa”, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

La giostra impacchettata a Lugo

Nei suoi scatti figura anche una Venezia irrealmente priva di folla: «Qui ho provato un sentimento ambivalente, di una bellezza dolorosa di fronte a cosa stiamo vivendo», confessa la fotografa. «Anche la giostra impacchettata che ho fotografato a Lugo, in provincia di Ravenna, è un topos visivo forte: la piazza è sempre affollata, non deserta come qui. In questo progetto ho ripercorso i luoghi della mia infanzia in Romagna – racconta ancora Silvia Camporesi - In montagna, alla Campigna verso la Toscana, un chiosco di panini ha alle spalle una foresta primaria intatta ed è famoso perché sempre strapieno: invece era chiuso con le sedie piegate. Ho girato durante il lockdown tra fine aprile e inizio maggio dell’anno scorso e ho percorso chilometri e chilometri della riviera romagnola senza incontrare nessuno, la gente non usciva». Fin qui sui suoi scatti.  Vedere le foto dei colleghi che impressione le fa? «Molto Interessante perché ognuno ha applicato la propria cifra al tema. Si passa dagli alberi tagliati di Biasucci alle sperimentazioni di Mario Cresci alla forma di paesaggio di Paola De Petri fino alla “post fotografia” di Francesco Jodice».

Un centinaio di scatti

La mostra comprende un centinaio di scatti, è in calendario fino al 13 giugno, riapre appena i musei possono riaprire i battenti e fa parte di un progetto del Ministero della cultura per creare un archivio visivo sull’Italia durante l’emergenza sanitaria presso l’Iccd – Istituto centrale per il catalogo e la documentazione. I curatori sono Margherita Guccione, a capo del comitato scientifico dell’iniziativa e direttore del museo Maxxi sezione architettura, il direttore dell’Iccd Carlo Birrozzi, Flaminia Gennari Santori che dirige le Gallerie nazionali di arte antica di Roma. Il catalogo è pubblicato da Danilo Montanari Editore.

Stefano Milianidi Stefano Miliani   
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